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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Turbamento e pace


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Gv 14,1-12

Riflessione biblica

L’esortazione iniziale ai discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore” centra anche la nostra situazione odierna: sì, siamo turbati. Se siamo tornati in folla ai luoghi di turismo, se già pregustiamo le vacanze, se ci lasciamo distrarre dai talk show, è in fondo per anestetizzare l’inquietudine profonda che ci abita. La situazione mondiale incerta, con una guerra vicina che sembra senza fine e fa temere il rischio atomico. Le nostre inquietudini personali: di salute, di relazioni, di lavoro, di economia. Come non essere turbati?

Il turbamento è un sentimento così umano, che anche Gesù l’ha vissuto, e profondamente, come Giovanni testimonia: di fronte al lutto della famiglia di Lazzaro (11,33), di fronte alla passione imminente (12,27) e al tradimento di uno dei suoi (13,21). Anche i discepoli sono turbati. Non solo per la passione del Maestro che sentono prossima, ma anche per il fallimento percepito della sua missione: l’assottigliarsi delle folle, il crescere degli oppositori, la loro potenza di morte. 

Nel passo di oggi, Gesù li invita a non lasciarsi dominare dal turbamento. Non li assicura che tutto andrà bene: non dà alcuna garanzia di successo alla sua opera né a quella dei discepoli. O meglio, sì: la garanzia della meta finale. Lui sta andando e preparerà per loro un posto per poi venire a prenderli, così che siano dove egli è. Ed egli è nel Padre. Lì il riposo, lì la fonte da cui siamo venuti, la roccia che ci compagina, il porto del nostro vagare.

Ma della tappa intermedia, dall’oggi a quel giorno, nessuna garanzia se non la presenza di Gesù e quella del Padre: se lui stesso, Gesù, è il cammino, se è la verità e la vita, vuol dire che è con noi, fa strada con noi, è il soffio vitale del nostro esistere, la luce cui aneliamo come sentinelle nella notte, e insieme il compagno di strada, la guida verso una meta in cui ritrovare con lui il Padre.

Per chi crede, questo basta, malgrado gli alti e i bassi della vita, che come le burrasche sconvolgono la superficie ma non le acque profonde. Questa è infatti la sfida: credere. Il verbo torna cinque volte nel passo di oggi. Credere a Gesù è credere al Padre, di cui egli è l’immagine piena. È entrare nel mistero di quelle parole così note e così inafferrabili: «Io sono la via, la verità e la vita». 

Mentre i giorni pasquali procedono rapidamente verso il loro compimento a Pentecoste, il Vangelo di oggi torna su questo aspetto fondamentale e pone a ciascuno la domanda: credi tu in Gesù? Se credi che sia la via, perché ti ostini a percorrere le tue vie e quelle che ti indica il mondo? Se credi che è la verità, perché diserti tanto le sue parole, per tuffarti in mille altre? Se credi che è la vita, perché ti abbeveri a ogni pozzanghera? Fratello, sorella, è tempo che facciamo il punto, che riprendiamo in mano la nostra vita, perché divenga davvero vita. Che il Suo invito pieno di bellezza ci trovi disposti.

«Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!» sono le notissime parole di Santa Teresa d’Avila. 

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche