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Missionarie di Maria
SAVERIANE

La via semplice


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gv 14,15-21

Riflessione biblica

La liturgia di questa domenica ci propone la continuazione del discorso di Gesù nell’ultima cena che abbiamo letto la scorsa domenica, dal Vangelo di Giovanni. Si tratta di testi così pieni di luce che se ne resta a volte abbagliati e incapaci di scendere più in profondità.

Il testo di oggi si apre e si chiude con una dichiarazione di Gesù che lega il nostro amore per lui alla «custodia» dei suoi comandamenti, che ha già spiegato essere «un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Gv 13,34).

Comandamento e amore sembrano cose inconciliabili: a noi sembra che chi ama è portato dal suo slancio e non ha bisogno di legge, chi adempie a degli ordini semplicemente obbedisce. Invece Gesù ci offre questa via semplice, facile, concreta per esprimergli l’amore: consegnarsi vitalmente alla sua Parola, lasciarsene modellare, guidare, orientare.

L’amore biblico è fattivo, non una questione di sentimenti: i sentimenti sono fluttuanti, ci possono lasciare a piedi… è il famoso «sentire» che a volte ci fa credere alle stelle e altre ci fa sperimentare un totale deserto. Non è quello che conta, dice Gesù: tu, conségnati alla mia Parola, che è quella del Padre, e noi ci sentiremo a casa da te.

Al cuore del testo si parla di due presenze. La prima (vv. 16-17) è quella dello Spirito. Gesù lo chiederà al Padre per noi ed egli ce lo darà, uno Spirito che, chiamato, interviene, come ad-vocato, come aveva fatto Gesù. A più riprese, nel suo discorso finale, Gesù parla dello Spirito. Qui lo descrive come un dono del Padre, uno Spirito che penetra le profondità di Dio e che quindi è verità. Uno Spirito che i discepoli hanno già ricevuto e conosciuto: infatti abita presso di loro ed è in loro e al contempo un dono sempre nuovo che Gesù chiede al Padre perché sia sempre «con loro».

Non solo, ma Gesù stesso verrà verso i discepoli (vv. 18-20). Gesù evoca un tempo di separazione («non vi lascerò orfani»), cui farà seguito un ritrovarsi per vivere della stessa vita: «io vivo e voi vivrete». Il mondo non sa vedere né lo Spirito né Gesù, ma i discepoli vedranno il Signore. Per loro, questo significherà una conoscenza di lui più profonda: sapranno che il Figlio è nel Padre e che essi sono in lui e lui in loro. È una vita eterna che comincia per i discepoli con la risurrezione di Gesù e il dono dello Spirito a Pentecoste, e che troverà la sua pienezza nella vita definitiva presso il Padre.

Da queste vette, come considerare il nostro quotidiano? Che luce ne riceve? Che orientamento? Gesù non promette questa accoglienza nella comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo a coloro che avranno capito questo mistero, né a coloro che arderanno d’amore per lui, ma a coloro che umilmente, giorno dopo giorno, cammineranno con nel cuore e nella vita la sua Parola.

A noi un po’ sperduti tra queste vette, viene consegnato questo bandolo della matassa, questo filo di Arianna: vivere giorno dopo giorno un cammino di amore sempre più vero verso il prossimo. Comprenderemo e vivremo allora cose altrimenti inaccessibili. E sperimenteremo che tra cielo e terra la distanza sbiadisce.

Noi, coi piedi per terra, vorremmo altre garanzie: guarigioni, successi, vittorie, soluzioni di problemi… La nostra riuscita vera, dice Gesù, è nella incrollabile decisione d’amare. Che non dipende che da noi. Che, se apre la porta del nostro essere allo Spirito e al Figlio e al Padre con lui, è al contempo frutto della loro presenza in noi. 

Allora, come dice l’antico profeta Aggeo, «Coraggio, popolo tutto del paese, e al lavoro, perché io sono con voi: il mio spirito sarà con voi, non temete!» (cfr. Aggeo 2,4-5).

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche