
Guadagnare il fratello, la sorella
Ascolta la Parola
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;
Riflessione biblica
La Parola di Dio è una novità che sorprende tutti. La sua logica spiazza la logica umana. Per comprenderla, l’invito è ad abbracciarla, perché con la mente e la ragione puramente umane non riusciremo a capirla, comprenderla e accoglierla pienamente.
Il brano di oggi si inserisce nel capitolo 18 di Matteo, dedicato alla vita della comunità: Gesù parla dei piccoli, della pecora smarrita, della correzione fraterna, della preghiera insieme e del perdono.
La prova di questa logica ce la presentano in modo particolare nei versetti 15-17: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo… prendi ancora con te… dillo alla comunità… sia per te come il pagano e il pubblicano».
Secondo la logica umana, è chi ha torto che deve cercare di fare il primo passo usando tutti i mezzi che potrebbero aiutarlo ad avvicinarsi al fratello o alla sorella per chiedere e ottenere il perdono. Invece, chi ha ricevuto il torto, sapendosi nella ragione, si aspetta che sia l’altro o l’altra a venire verso di lui o verso di lei per riconoscere la propria colpevolezza e implorare il perdono. Umanamente, giudichiamo giusto questo modo di fare.
Ma Gesù rovescia la procedura
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’…»
Gesù chiede proprio a colui o a colei che ha ricevuto il torto di fare il primo passo. Perché? Perché, davanti al torto ricevuto, c’è qualcosa che vale ancora di più: la fratellanza. Con questo invito ad andare verso il fratello o la sorella che ci ha fatto un torto, Gesù pone la fratellanza al di sopra anche del torto ricevuto. La fratellanza è la perla da salvaguardare. Per salvaguardarla, il dialogo fraterno diventa un imperativo. Con questo, Gesù non giustifica chi ha causato il torto e non si schiera dalla sua parte. Mostra piuttosto che la fratellanza non ha prezzo. È un tesoro per il quale vale la pena investire sé stessi utilizzando tutti i mezzi possibili per ristabilire la relazione fraterna.
Gesù usa il linguaggio commerciale: «guadagnare», per parlare della restaurazione della relazione, meglio ancora, del riavere il fratello, la sorella. È questo che conta davvero: potersi guardare ancora negli occhi, potersi riabbracciare di nuovo. Il guadagno non arriva senza investimento.
Con questo Vangelo Gesù non mi chiede di investire per guadagnare cose materiali, ma per guadagnare il fratello, la sorella cui mi sono allontanato/a, con cui forse non ci rivolgiamo più la parola da anni. Questo investimento chiede il coraggio di superarsi, di fare il primo passo; chiede il mio sforzo di dialogare con lui, con lei, anche attraverso la mediazione di altre persone. Chiede di investire nel dialogo e nella riconciliazione per arrivare di nuovo all’unità.
Questa scelta diventa possibile quando si riconosce il valore della fratellanza. Quando riconosco che il fratello vale più del torto che mi ha fatto, il mio cuore può aprirsi al perdono e alla possibilità di ricominciare il cammino insieme.
L’aggettivo possessivo che Gesù usa, «tuo», mostra che quel fratello, quella sorella fa parte di me, della mia vita, della mia storia. È qualcuno che mi appartiene, di cui non posso fare a meno e senza il quale sono incompleto/a.
… Gesù, presente in mezzo a noi
«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Gesù è presente là dove i suoi discepoli cercano l’unità e non si arrendono davanti alla divisione. È il Nome di Gesù che unisce e rende salde le relazioni tra fratelli e sorelle. Lui ha pregato il Padre perché i suoi discepoli di allora, di oggi e di domani, siano uniti: «Perché siano una sola cosa, come noi… perché tutti siano una sola cosa, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). Gesù non nega i conflitti tra i fratelli, ma ci mette in guardia dal chiudere la porta al fratello, alla sorella a causa di essi. L’unità è un grande canale di benedizioni ed è sorgente di felicità. Una comunità divisa, una famiglia divisa, una società divisa, una Chiesa divisa, un’umanità divisa non potranno mai resistere alle «tempeste» della vita. La preghiera è più forte ed è gradita a Dio quando viene innalzata da una comunità unita, da una famiglia unita, da un gruppo unito, da una società unita, da un’umanità unita. «L’unione fa la forza», dicono.
Missionario/a tra i propri fratelli, le proprie sorelle
Considerare il fratello o la sorella che si rifiuta di ascoltare e di aprire il cuore a una nuova partenza come «il pagano e il pubblicano» rimanda alla missione stessa di Gesù, che dice: «Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori». Per una sola pecora che si è smarrita, il pastore ha lasciato le novantanove per andare in cerca di quella smarrita, finché l’ha trovata.
Possiamo dire che, con queste parole, Gesù ci affida il compito e la missione di annunciare, anzi, di testimoniare a questo fratello, a questa sorella, l’amore misericordioso di Dio. Il tesoro della comunità, della famiglia, della Chiesa, dell’umanità è il fratello, è la sorella. Per lui, per lei vale la pena investire tutti i mezzi possibili per guadagnarlo/a e mantenerlo/la nella comunità, nella famiglia, nel gruppo. Le relazioni fraterne sono le custodi dell’unità, il pegno della presenza di Gesù in mezzo alla comunità, alla famiglia, al gruppo, al mondo.
«Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite il cuore».
Chiediamo la grazia di Dio perché questo Vangelo diventi vita in noi
Signore, insegnami l’arte del vivere insieme.
Insegnami a dialogare in modo fraterno con chi mi ha fatto un torto.
Donami il coraggio di fare il primo passo nella ricerca dell’unità, nel dialogo e nella riconciliazione.
Quando mi viene la tentazione di chiudere la mia porta a chi mi ha ferito, ricordami che quel mio fratello, quella mia sorella è parte di me, della mia vita; senza di lui, senza di lei, sono incompleto/a.
Ricordami che vale la pena investire tutto/a me stesso/a per guadagnare mio fratello, mia sorella. Amen.






