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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Il fuoco e il sussurro


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Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: "Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai".

Mt 16, 21-27

Riflessione biblica

C’è uno scontro di prospettive e di attese… e noi non smetteremo mai di imparare.

Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nella mie ossa: mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger 20,9)

La cosiddetta “confessione” di Geremia, che troviamo nella prima lettura, ci prepara alla risposta impulsiva di Pietro nel vangelo. Geremia, come tanti profeti, come Pietro e come ogni discepolo, mostra la lotta con se stesso, tra l’esperienza bruciante di Dio nell’intimo e la realtà che sembra contraddire la stessa promessa di alleanza. E’ lo scontro tra quel “fuoco” che arde nelle ossa che non si può trattenere, che si vorrebbe annunciare con la stessa forza con cui brucia, e il “sussurro” del passaggio di Dio nella quotidianità controversa, dove c’è rifiuto e non accoglienza… fragilità che ci confonde. La sensazione è allora quella di aver puntato tutta la vita sul “cavallo sbagliato”, di essere dei perdenti, perché la realtà umana che ci circonda e di cui siamo fatti sembra gridarci che quel Volto alleato non ci può aiutare. Il cuore deluso non sa percepire il suo sussurro: “Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”.

Non si avverte di stare sulla via giusta, e si desidera solo fuggire, o rinnegare la sua e nostra debolezza. Il profeta Elia ha sempre cercato e voluto vedere Dio nella potenza del vento, del terremoto, del fuoco, fino a sentirsi solo, frustrato e perseguitato, ma Lui gli si fa vicino nell’umile sussurro di una brezza leggera. Così Giovanni Battista non riconosce il Messia nell’azione mite e misericordiosa, perché non rispecchia l’idea di giustizia divina contro il male e i malvagi, che si aspettavano i profeti, Pietro, i discepoli, e chissà quanti di noi, mentre ci chiediamo: “Dov’è Dio in tanta sofferenza, perché non abbatte gli oppressori e i potenti della terra?”.

Gesu’, che vorrebbe che quel fuoco d’amore incendiasse la terra, conosce e riconosce quel sussurro, quella via mite del Padre che solo Lui può rivelarci, e che passa inevitabilmente attraverso la sofferenza di un corpo umano, vulnerabile, a partire dal Suo… e sembra più preoccupato non dello scandalo della sua croce, ma dalla reazione che i suoi discepoli vivranno davanti alla croce nella propria vita, se non verrà riconosciuta quella voce sottile: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. La sfida più grande per loro, per ognuno di noi, sarà di riuscire a custodire quel fuoco appassionato, pur non riconoscendo la sua presenza silenziosa nel mistero di sofferenza e del male nella storia, dentro e attorno a noi. A quel punto potremmo smarrirci come Pietro che pretende di correggere il Maestro, pensando che l’amore sia solo qualcosa di benevolo e tenero in questo mondo: "Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Invece ha la forma del Figlio su quella croce, che tiene insieme l’impossibile: terra e cielo, uomo e Dio.

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Non smetteremo mai di imparare da Lui e, provando a camminargli dietro, anche noi riusciremo a sussurrare quella via “umanamente sovversiva”, a comunicarla con la nostra vita persa e le nostre cicatrici nella carne. San Paolo ce lo ricorda che annunciamo con il nostro “corpo”, consegnato e condiviso nella fragilità ai nostri fratelli e sorelle, e non posto in un riparo sicuro che ci mantenga a distanza dai drammi umani: “Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare” (Rm 12,1-2). Non è l’elogio alla morte o al dolore, ma alla vita, che non si salva trattenendola, ma offrendola per non rinnegare l’amore.

Lampada ai miei passi

Antonella Del Grosso

Missionaria Saveriana, ha svolto parte della sua missione in Tailandia, dal 2005 per quindici anni. È stata Delegata in Tailandia per 6 anni. Ha condotto il suo apostolato nella pastorale sociale delle baraccopoli nella periferia di Bangkok, e ha accompagnato piccoli gruppi di cristiani della regione montuosa del nord. Si è dedicata anche alla decorazione di alcune cappelle del nord, cercando di annunciare la sua Parola attraverso l'arte e l'immagine. Ha conseguito il diploma di Istituto d'Arte e Accademia di Belle Arti di Foggia, in decorazione pittorica. Ha frequentato poi diversi corsi di scienze religiose a Parma e alcuni di teologia spirituale al Teresianum. Ora svolge la missione delegata generale delle nostre comunità d' Italia.

Riflessioni Bibliche