
Quello che hai preparato, di chi sarà?
Ascolta la Parola
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Riflessione biblica
Sappiamo per esperienza che di fronte a un’eredità la fraternità rischia di lacerarsi. L’uomo che si rivolge a Gesù nel Vangelo chiede solo ciò che gli spetta, ma Gesù gli risponde in modo abbastanza brusco. Quell’uomo si è rivolto a lui come si fa con un rabbino esperto nelle loro dispute. Gesù ne approfitta per rivolgere a tutti un insegnamento che va oltre: “Attenzione! Guardatevi da ogni avidità; anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede.”
Di primo acchito potremmo non sentirci interpellati da queste parole di Gesù. Siamo esenti da tasse o ne dobbiamo pagare poche, non nascondiamo conti in nessun paradiso fiscale. Allo sportello della banca, il nostro nome forse è appena conosciuto. Ma a me sembra che il discorso di Gesù possa riguardare tutte le ricchezze che rincorriamo: la reputazione, il sapere, i privilegi di un ambiente, le leve del potere, tutto ciò che affascina, rassicura e inganna.
Con la parabola Gesù allude a un uomo già ricco che, vedendo maturare un raccolto eccezionale, si immagina ancora più ricco. Si tratta di una benedizione, è la promessa più volte affermata “… il mio popolo sarà saziato dei miei beni, oracolo del Signore (Ger 31,14)”. Ma quest’uomo come vive tale benedizione? Perché l'adempimento della promessa rischia di diventare un giudizio contro di Lui?
Nel suo monologo, l’uomo dimentica totalmente ciò che è evidente in una società agricola tradizionale, cioè che l'abbondanza del raccolto dipende poco dall'uomo, dipende di più da quel Dio che fa cadere la pioggia e fa splendere il sole sui campi dei buoni e dei cattivi (cf. Mt 5,45b).
L'uomo ricco si esprime in termini come "io, io, mio". Non si presenta come malvagio o cattivo, ma come egoista, avido, riferendo tutto a sé, non avendo altro orizzonte che sé stesso, considerandosi l'alfa e l'omega della propria esistenza: farà festa, mangerà e berrà, come il padre di un'altra parabola, ma a differenza di quel padre lui sarà solo.
Anche la donna che ritrova la moneta perduta se ne rallegra con le sue vicine (Lc 15,8-10). Il personaggio della parabola di oggi invece, con l'aumento della sua ricchezza, si ritrova ancora più isolato. Che paradosso!
Gesù che rifiuta di intervenire come divisore di patrimonio, conclude: «Quello che hai preparato, di chi sarà? (v. 20), dei ladri e dei tarli... (cf. Lc 12,33).
Il Vangelo di Gesù non fa l'apologia della miseria, ma invita a una conversione che chiama «arricchirsi davanti a Dio»; un atteggiamento nuovo in cui la figura del prossimo è centrale. Non si tratta di spargere qualche elemosina qua e là, ma di fare festa per celebrare la fedeltà di Dio, invitando alla gioia il prossimo.
Ogni esistenza è provvisoria, la vita è nella condivisione e nell'incontro. Solo ciò che è condiviso è veramente vivo. La vita è il breve periodo di tempo che abbiamo per decidere la nostra eternità, e per amare.






