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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Per un bicchiere d'acqua


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Mt 10, 37-42

Riflessione biblica

Nel Vangelo di questa domenica troviamo l'ultima parte del discorso missionario di Gesù.

I Vangeli delle domeniche precedenti ci presentano un Gesù circondato dai suoi dodici Apostoli che lui stesso ha chiamato per inviarli ad annunciare il Regno, dando loro gli stessi suoi poteri: guarire ogni sorta di infermità e scacciare i demoni.

Con loro altri numerosi discepoli lo seguono perché affascinati dalla sua persona e dalla sua Parola. Gesù è un Rabbi diverso, mai nessuno ha parlato come lui. Propone una <dottrina nuova> Mc 1,27. Apre i suoi discorsi con <in verità in verità io vi dico> Gv 1,51 per assicurare che la sua parola è sicura, è certa. Pretende di essere decisivo per la salvezza <chi non è con me è contro di me ... Mt 12,30 < chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10, 32-33)

Esige di essere amato più dei genitori e dei figli e chiede che si lasci tutto per seguirlo. Autorità e pretese indubbiamente inaudite. In Gesù autorità e servizio, misericordia e austerità si fondano in un modo del tutto singolare.

Sorgente di questa singolarità è l'esperienza di Dio come "Abbà". "tutto mi è stato dato dal Padre mio". Mt 11,27. Gesù è una cosa sola con il Padre. Nel servizio e nel dono di sé, non meno che nell'autorità, lo rivela, lo glorifica: "Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi". Gv 15, 9.

Il Padre è il primo ad amare, a donarsi, anzi è l'amore stesso. Ecco perché Gesù ha interpretato la sua missione come servizio fino alla morte. Anche il tema che oggi Gesù affronta in questo brano di Vangelo è duro, è forte, è esigente.

Gesù delinea con chiarezza la figura del discepolo dal quale chiede una sequela incondizionata, libera, assoluta.

chi ama il padre e la madre - più di me -  non è degno di me - chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me ...

Stupisce il modo determinato con il quale Gesù chiede che la relazione con lui sia vissuta al di sopra dell'affetto -philia- verso i familiari, Gesù parla di un amore più alto nei suoi confronti: l’agape, che è l’amore riflesso del Padre.  Gesù non chiede di amare di meno i propri familiari ma che l'amore per lui superi ogni amore umano. L'amore che lui ci dona è lo stesso amore del Padre; <come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi.>

Fare esperienza di discepolato significa allora fare esperienza del suo amore che ci rende liberi e degni di lui. prendere la propria croce.  

Cosa si intende "prendere la propria croce" per essere degni di lui? Abbracciare la croce non significa abbracciare il dolore, la sofferenza. Gesù non ci chiede di soffrire per essere degni di lui. La croce non è segno di dolore ma dell'amore supremo con cui Dio ci ha amato fino al dono totale di sé. Prendere la croce allora significa assumere la logica dell'amore-dono che, di conseguenza, ci porta a offrire la vita perché:

Chi avrà tenuto per sé la propria vita la perderà: La vita è un dono ricevuto gratuitamente e gratuitamente va donato.  "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" Mt 10,8. Tenere per sé la propria vita, chiudersi nel proprio egoismo, pensare solo ai propri interessi è contro la logica dell'amore, significa perderla. Il cristiano, per essere degno del suo Maestro, deve vivere in un atteggiamento di disponibilità a donare la propria vita, mettendola al servizio dei fratelli. Ed è sempre la logica della croce che Gesù stesso vive fino al tutto di sé.

Concludendo il suo discorso, Gesù usa termini consolanti. Cambia tono: parla di accoglienza e di ricompensa: Chi accoglie voi, accoglie me e Colui che mi ha mandato

Gesù, identificandosi con i suoi discepoli, a coloro che accolgono anche uno dei suoi più piccoli. Promette una ricompensa, quale? Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Accoglienza richiede di uscire da noi stessi per aprirci all'altro, non importa se sia profeta o un piccolo o povero. Accogliere senza paura di perdere. Accogliere significa ricevere l'altro che è DONO.

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Dall'esigenza di amore incondizionato, dall'abbracciare la croce, dall'impegno di dare la vita, Gesù ci stupisce con una semplicissima richiesta: Un bicchiere di acqua fresca dato anche a uno dei più piccoli ...

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 Ci chiediamo: allora qual'è il senso di questo Vangelo? Nell'esigenza di sequela proposta da Cristo - dare tutta la vita o dare un bicchiere d'acqua sono due estremi che, se fatti con la stessa intensità di amore ci avvicinano all'assoluto di Dio.

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Signore, la tua Parola ci interpella profondamente. Ci hai chiamati per mezzo del Battesimo ad essere tuoi discepoli e a testimoniare al mondo il tuo amore. Perdona se tante volte rallentiamo il passo. L'attaccamento agli affetti, la paura della croce, il vivere la vita per se stessi, ci disorientano e ci allontanano da te che sei la nostra Guida e Maestro. Ma senza di te non posiamo fare nulla, neanche a offrire un bicchiere d'acqua fresca.  Ti chiediamo pertanto di sostenerci e guidarci con la luce e la forza del tuo Spirito nel cammino della nostra vita affinché alla fine possiamo ricevere TE che sei la ricompensa promessa.

Lampada ai miei passi

Armida Ardemagni

Sono Maria Armida Ardemagni - di Lodi

Sono Missionaria di Maria-saveriana e felice della mia vocazione missionaria.

Ho fatto una bella esperienza missionaria in Brasile per 13 anni dove ho svolto diverse attività apostoliche: nella direzione della nostra Opera sociale (scuola materna) e promozione della donna e come Segretaria del Vescovo di Apucarana e contemporaneamente sono stata suora -parroco- in una parrocchia e sue succursali.

Dopo questa bellissima e ricca esperienza ora mi trovo in Italia a Parma - Casa Madre:  sono addetta alla trascrizione di conferenze e meditazioni di Padre Giacomo Spagnolo, nostro Fondatore - e attività pastorali in parrocchia.

Riflessioni Bibliche