
Pasqua: speranzare
Ascolta la Parola
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Riflessione biblica
La Buona Notizia delle comunità lucane, come delle comunità dei discepoli e delle discepole amate ci parlano che quando ancora é buio le donne piene d’amore e cariche di domande, vanno al sepolcro e la narrazione conclude con il ritorno a casa. Nel cuore della narrazione un credere, non credere.
Andare al sepolcro … Ritornare a casa … Credere ... Non credere ... Annunciare … Sono i verbi, le azioni che creano in me il ritmo, la musica, la danza che quest’anno contemplano il mistero della Croce-Resurrezione.
E la musica fa risuonare in me questa memoria: “Crediamo che passiamo dalla morte alla vita perché amiamo”, musica che è affermazione della comunità dei discepoli e delle discepole amate (1Gv 3,14). Gesù è passato dalla morte alla vita perché ha amato e ha dato la vita per noi: è il Risorto.
La fede nella resurrezione di Gesù è il fondamento storico-escatologico del nostro credere. Egli è il Maestro e Signore, la Verità e la Vita perché è risorto dopo essere stato crocifisso. Credere nella sua resurrezione, credere nella nostra resurrezione, è la ragione ultima, la certezza della nostra speranza, la garanzia delle nostre lotte, la risposta finale alla menzogna, all’ingiustizia e alla morte.
Il credere cristiano e, specificamente, il credere nella resurrezione di Cristo è credere che “i cieli nuovi e la terra nuova” sono la casa comune, l’umanità ricreati. L’impegno per la vita dei cristiani/e, testimonia la resurrezione, la Pasqua. Il Risorto, ancora con le piaghe aperte, ma glorioso, affida ai suoi discepoli e discepole la missione: “Voi sarete miei testimoni” (Lc 24,44-49). Testimoni delle mie lotte sulla terra, testimoni della mia morte in croce, della mia resurrezione. Nelle notti della vita e della storia, tocca a ognuno di noi, cristiani e cristiane vivere la missione diaconale della vigilia pasquale: proclamare la vittoria di Gesù sul peccato, sulla schiavitù, sulla violenza, sulla esclusione, sulla discriminazione, sulla guerra, infine sulla morte.
Cantare nella notte pasquale Alleluia è cantare la parola che sintetizza con maggior dinamicità, maggior dialettica, maggior speranza la fede cristiana, la missione della Chiesa di Gesù: Alleluia, Pasqua!
I rivoluzionari/e credettero con forza nella vita, nel futuro della storia. I rivoluzionari/e cristiani/e credono nella resurrezione di Cristo, nella propria resurrezione che è la pienezza del Popolo di Dio. Credono nella dinamica oscura della fede, nella certezza esigente del verbo speranzare. La fede pasquale è la sintesi personale e comunitaria, storica e transtorica della massima dialettica vita-morte.
Il Dio crocifisso, è con il Risorto, l’intuizione più radicale della nostra fede. Ci parla della fragilità umana assunta da Dio. Ci parla della pace come unico cammino contro altri sentieri costruiti sul rancore, l’odio, la discriminazione, l’egoismo, il preconcetto, la violenza, la guerra o leggi implacabili. Ci parla d’amore come la maggiore trasgressione in un mondo che etichetta le persone come indegne di essere amate. Ci parla del dolore di Dio che non è distante, indifferente alla creazione uscita dal suo cuore. Un Dio così prossimo al punto di svuotarsi in noi, per noi, con noi. Ci parla delle viscere di misericordia di Colui che si commuove davanti alla sofferenza umana. Ci parla d'impegno, di alleanza incorruttibile, di rischio, radicalità, gratuità, amore. Con voce forte ci annuncia che la croce, la morte non sono l’ultima parola,
“Le donne impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: Perché cercate fra i morti colui che vive? Non è qui è risorto.”
Come le donne teniamo il volto chinato per terra. La paura, l’insicurezza, il lungo tempo della pandemia forzano il nostro sguardo per terra: non vediamo! Come Maria di Magdala abbiamo gli occhi pieni di lacrime per le molte perdite: non riconosciamo!
Ascoltiamo con le donne l’invito ad alzare lo sguardo, per vedere nei molti gesti di solidarietà, accoglienza, perdono, superamento: Colui che è vivo sta in mezzo a noi, con noi. Con Maria di Magdala asciughiamo le lacrime. Con il Discepolo Amato riconosciamo i segni presenti nella testimonianza dei discepoli e discepole di oggi la presenza del Risorto.
Alleluia, è Risorto, è Pasqua, è tempo di essere testimoni della vittoria della VITA sulla morte: SPERANZARE!






