
In mezzo a loro: Pace
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La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Riflessione biblica
Il nostro compagno Tommaso conduce la nostra riflessione in questa seconda domenica di Pasqua. Lo sento molto vicino, mi guida nel penetrare il mistero del Crocifisso-Risorto, nel sperare la Pace.
“Come cantare la pace in tempo di guerra!” Invocazione che riecheggia il lamento del salmista (Sl 137,4) e che probabilmente evocava nei cuori dei discepoli chiusi in casa. Invocazione che sale dai nostri cuori in questi tempi di guerra, della guerra dichiarata in Ucraina, delle guerre sotto silenzio.
Domanda che ci è riproposta con tutta la sua drammaticità: come celebrare la vittoria della vita sulla morte quando i cristiani, l’umanità combatte uno contro l’altro, come Caino e Abele? Dicendo ‘cristiani’ non penso solo ai soldati (vittime loro stessi), ma ai capi delle superpotenze, ai rappresentanti di Stati, guidati dalla logica delle armi.
Tommaso, con coraggio esce dalla sala che dava ‘sicurezza’ e, percorre le vie di Gerusalemme, dove forse riecheggiava la frase del sommo sacerdote: “è conveniente che muoia un solo uomo per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!” (Gv 11,50). Con lui riflettiamo camminando per le strade della nostra storia: le scelte fatte per queste guerre, hanno tutte una giustificazione insana. Nell’orizzonte della guerra tutto é assurdo, si pensa al male minore, ma come identificarlo? Sul piatto della bilancia si contrappongono valori etici e morali: libertà, giustizia, autodeterminazione, democrazia, con valori che consideriamo “naturali”: vita, sicurezza, benessere ... Ma questa contrapposizione coinvolge perdite, sia in un senso come nell’altro. Viviamo un corto circuito. Alcune ambiguità sono da attribuire ad aspetti sociali e culturali, ma sul piano etico possiamo attribuirle a scelte e azioni di inimicizia, di potere, di...
Osservando, riflettendo, che pensieri albergavano il cuore de Tommaso? E il cammino lo riporta a casa: Gesù è stato qui, ci ha dato la sua pace. Quale Gesù? Quale pace? Si chiedeva Tommaso e, con lui ce lo chiediamo anche noi. E, il Risorto venne di nuovo ... Tommaso tocca i segni della mia passione, i segni del mio amore.
Celebrare la Pasqua è alterità radicale, molto diverso dello “status quo” nel quale siamo intrappolati e che è denominato “ordine mondiale”. Il Risorto è la novità di vita di Dio: novità re-creatrice.
La resurrezione di Gesù non è l’atto secondo di una passione subita dall’azione di chi l’ha inflitta. La resurrezione sboccia dall’Amore che non ha permesso di essere annullato dalle falsificazioni della vita e dai sistemi di potere esistenti. È Amore capace di vedere oltre, accettando il rischio della morte. Lo scandalo della Croce è accettazione di soffrire il male piuttosto che fare il male. Il soffrire senza accettare il male, senza condiscendere alla sua logica, propone il totalmente nuovo: dare la vita, dare la propria vita.
Tommaso mettendo il dito, toccando, intuisce che tradurre in politica “dare la vita” non è semplice, esige la scelta di non percorrere cammini antichi, ma la determinazione di ripensare cammini antichi e nuovi; osare ripensare radicalmente la centralità della persona, della qualità di vita attraverso processi di liberazione da tutte le forme di violenza, della trasformazione strutturale di relazioni di pace permanente. Pace non intesa come assenza di guerra, ma come ricerca della vita in pienezza di ogni persona. Pace che promuove il ben-viver della Madre terra e dell’Umanità. Pace che esige cooperazione permanente, accoglimento della diversità dai colore dei continenti, e intravvede la diversità come fonte di festa, di vita.
Tommaso e noi con lui, contemplando il Crocifisso-Risorto comprendiamo che fino a quando le armi, gli eserciti, saranno il nostro cammino saremo sempre promotori di violenza, di esecuzioni capitali, di genocidio, di ecocidio e morte.
Con Tommaso, camminiamo per le strade, ritorniamo a casa e celebriamo la Pasqua come impegno che esige rischio, che chiede di entrare nella logica totalmente alternativa a quella che alimenta la sofferenza e schiaccia sulla dignità delle persone. In questo senso l’alterità, l’amorosità del Risorto ancora non fanno parte dell’orizzonte cristiano che da secoli convive con la guerra, le persecuzioni, la sottomissione dei popoli e delle coscienze, nell’illusione di poterlo celebrare nei profumi e nubi di incenso, mentre l’umanità perisce.
Osare celebrare la Pasqua, rompendo con il passato, tumulare per assumere: Credere ... Sperare ... Amare ...
Pace a voi! ... Mio Signore e mio Dio!






