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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Bel pastore - Belle pastore


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Gv 10,27-30

Riflessione biblica

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Celebrare Gesù Pastore nella Festa della Mamma ci sfida a guardare allo specchio Gesù e le Mamme. È quanto tenterò di fare in questa riflessione lasciandomi condurre dalla comunità dei discepoli e delle discepole amate.

“... nessuno le strapperà dalla mia mano” penso che dovevano ripetere come un mantra queste parole. Piccolo resto dopo la passione e morte di croce. La luce del Risorto accompagnava il cammino, ma quanta insicurezza senza la presenza fisica del Maestro.  I dubbi interni, i conflitti esterni. La guerra giudaica all’orizzonte. La presenza dell’impero. L’ostilità delle autorità religiose. Osare il cammino in novità di vita, che sfida, quanto coraggio, creatività e, perché no, irriverenza e ribellione.

“... Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Mantra che risuona nei cuori e richiama alla memoria Gesù che si presenta come Pastore.  Lui il vero pastore entra nell’ovile dalla porta, apertamente, senza fingimento, conosce e è riconosciuto. La comunità ricorda che Gesù è la porta (Gv 10, 1-10) attraverso la quale le pecore entrano nell’ovile alla fine della giornata, per incontrare sicurezza nella notte. E, ogni mattino, la libertà di uscire per raggiungere le fonti e i prati verdeggianti necessari per la vita. Per le pecore la parabola di attraversare la porta è doppiamente vitale, nei due sensi: è necessario per la comunità stare insieme nella casa, a porte chiuse, per riflettere le difficoltà e le sfide nate nell’esercizio quotidiano della missione, come uscire e percorrere lo stesso cammino realizzando i segni che generano vita.

È pastore, é porta attraverso la quale si entra e si esce liberamente. Entrare e uscire ci fa intravvedere la libertà del credente in seno alla comunità; non si tratta di entrare o uscire da un edificio, ma nella libertà di andare e venire sotto la guida dell’unico pastore: Gesù. È un legame duttile, personale, autonomo a differenza di altri modelli di legami costrittivi, di conseguenza è molto più saldo. Una sola condizione credere! Credere determina la fedeltà, fedeltà fondata nella fedeltà del pastore. Il salmo 23, in una traduzione fedele all’ebraico, proclama che il Signore è pastore, non perché non fa mancare nulla, ma soprattutto perché garantisce la certezza della sua presenza, sempre, in qualsiasi situazione:  “nessuno può strapparle dalla mano del Padre”.

“... Io do loro la vita in pienezza”. Vita eterna non parla de tempo, parla di qualità: Vita in pienezza. È vita eterna, in pienezza che la comunità ricorda attraverso l’itinerario dei segni: l’acqua rituale e sterile diventa vino buono e abbondante, novità di vita (2,1-12); all’infermità frutto di oppressione offre la restituzione della salute (4,48-54); condanna la religione che aliena, paralizza e invita a camminare con autonomia (5,1-9); alla moltitudine affamata indica la condivisione, che diventa pane della vita (6,1-13); nelle tempeste che fomentano paura e insicurezza, è presenza che stende la mano, orienta: IO SONO (6,18-21); è energia che rompe preconcetti ed esclusioni, donando la visione fisica e interiore (9,1-41); Io sono la resurrezione e la vita: la comunità che crede in Gesù con lui proclama: Lazzaro vieni fuori dai tumuli di morte, ritorna alla vita.(11,1-41). Sette segni di vita, vita eterna, vita in pienezza. 

Gesù si definisce bel pastore. Seguendo le orme del cardinal Martini mi piace tradurre l’aggettivo greco kalòs, con bello, anziché con il classico buono. Bello non nel senso di dolcezza, né di aspetto grazioso, ma perchè vive pienamente la sua realtà: è buona/bella la madre terra Mt13,8; buono/bello l’albero che dà frutti belli/buoni Mt 7,17s.

“Io sono venuto perché abbiano vita e l’abbiano sovrabbondante. Io sono il Pastore buono/bello. Il pastore buono/bello espone la sua vita per le pecore!”. Gesù rivolgendosi a Marta le chiederà di credere; chiederà ai presenti di rimuovere la pietra; gridando chiederà a Lazzaro di uscire dal tumulo; chiederà alla comunità di liberarlo, di scioglierlo e lasciarlo andare. Chiederà alla comunità di essere bella pastora, realizzare i segni della vita, spandere il buon profumo che fa scomparire il cattivo odore, il puzzo della morte. Gesù è bel pastore perché nella bruttezza dei segni di morte, realizza la bellezza dei segni della vita. Li realizza come? “Ecco perché il Padre mi ama: perché io depongo la mia vita per riprenderla di nuovo, nessuno me la toglie, ma io la depongo da me stesso. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla: questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio.” (10,17-18).

L’amore fa da corona all’esperienza della comunità. L’amore non è costrizione, l’amore si dona gratuitamente nella libertà. È la libertà dell’amore che conduce Gesù. Libertà di assumere la morte decretata da altri (Gv 11,47-53).

Depone la sua vita, come alla cena deporrà il mantello e si cingerà con l’asciugamano. Depone la sua vita nelle mani degli ultimi, delle donne, degli schiavi, dei servi, divenendo uno di loro, identificandosi con loro, laverà i piedi alla comunità riunita. Riprendendo le vesti, le insegne del Signore e Maestro chiederà alla comunità: come ho fatto io fate anche voi (Gv 13,15).

Deporre: fare il cammino di spogliarsi dei segni del potere. Denudarsi, riconoscere e rivelare la profonda uguaglianza che accomuna l’umanità. Deporre per assumere la stessa condizione liberamente come dono.

Riprendere, per rivestirsi dell’amore con cui il Padre ama, per consegnarci il comando nuovo e antico di amare come il Padre ama, di amare come Lui ci ha amato.

Sorvolando il Vangelo, lo sguardo coglie la memoria degli incontri di Gesù con le donne. Memoria di Marie: Maria, la Madre, la Donna; Maria di Betania, sorella di Lazzaro; Maria di Maddalena, l’Apostola. Memoria di Marta: intrepida nella ricerca della salute per il fratello, intrepida credente. Memoria della Samaritana, dell’Adultera: donne escluse, segnate al dito, marcate, donna che diventa compagna nell’evangelizzazione, donna progetto di vita, di novità.

Memoria d'incontri. Incontro che anticipa l’ora nell’acqua e nel vino (Gv 2,1-12). Incontro al pozzo, acqua viva che segna l’ora dell’universalità (Gv 4,1-42). Incontro bagnato di lacrime che generano l’intrepidezza del credere, l’empatia dell’amore, la restituzione della vita (Gv 11,1-44). Incontro con il profumo che unge, profetizza, si diffonde per tutta la casa, e diventa il vangelo della donna in tutti i tempi e in tutti i luoghi, laddove questo gesto sarà ricordato (Gv 12,1-8). Incontro ai piedi della croce, nell’oblazione e accoglimento, nel figlio offerto, nel figlio accolto, nel cuore che si trasforma e diventa ventre che genera la vita nel’acqua e nel sangue. (Gv 19,25-37). Incontro al terzo giorno, nel giardino, bagnato dalle lacrime, segnato dall’assenza, dalla ricerca. D’improvviso una voce, un richiamo, riconoscimento. Incontro con il Risorto che invia ad annunciare la Vita (Gv 20,11-18).

Festa del Bel Pastore, Festa della Mamma, Bella Pastora.

Lampada ai miei passi

Tea Frigerio

Tea Frigerio, Missionaria de Maria – Saveriana, vive in Brasil dal 1974. I primi anni nella diocese di Abaetetuba attualmente in Belém, capitale dello stato del Pará. Impegnata nella formazione degli operatori di pastorale laici, religiose e sacerdoti.

Due aspetti segnano la sua ricerca e riflessione biblica: la lettura ecofemminista della Bibbia con la finalità di tessere relazioni di genere e ecologiche che superino tutte le forme di violenza, con attenzione particolare ai popoli originari dell’Amazzonia. Accompanha come esperta le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), il CEBI (Centro Studi Biblici), il Consiglio Amazzonico delle Chiese Cristiane e il Comitato Inter-religioso del Pará.

Riflessioni Bibliche