
Glorificare - Amare
Ascolta la Parola
“… Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui …
… Figlioli, ancora per poco sono con voi …
… Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi …
… Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri -.”
Riflessione biblica
Glorificare: 4 volte, indica la relazione tra Gesù e Dio/Padre.
Amare: 4 volte, indica la relazione tra Gesù e i discepoli e le discepole.
Glorificare = amare: Il Nome – La Parola – La Gloria
Glorificare – Amare sono i due verbi che tessono la fine della narrazione del capitolo 13 della Buona Notizia delle comunità dei discepoli e delle discepole amate. Possiamo quasi affermare che ne sono la sintesi: servire, condividere, amare è l’eredità che la comunità accoglie e con cui testimonia l’essere con Gesù la gloria del Padre. Mi viene spontaneo lasciarmi illuminare nella riflessione di questa domenica dalla preghiera di Gesù al capitolo 17. Le parole di Gesù alla conclusione della Cena pasquale ci sono compagne in questa liturgia, ne sono il preludio.
Dipingo nella mia mente la realtà che le comunità vivevano nell’Impero, non differente degli Imperi di oggi. Le comunità, immerse nella logica dell’Impero, erano e sono chiamate a vivere e testimoniare un amore concreto. Amore capace di muovere le persone, le comunità ad agire, mosse dalla compassione e dalla solidarietà, in modo speciale con gli impoveriti e oppressi dalla logica del mondo.
Rileggiamo insieme la preghiera di Gesù dando al vocabolo “unità” il valore “amore”. È così che risuona nel mio cuore.
Tre sono i vocaboli che mi guidano: Nome: 17,6.11.12.26; Parola: 17,6b.8.14.17; Gloria: 17,1.4.5.10.22.24.
«… Che siano amore; come tu Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato …» (Gv 17,21). Il comandamento dell’amore si identifica con il comandamento dell’unità. Ma cosa intendiamo per unità/amore? Pensiamo che sia stare insieme fisicamente? Insieme in una sola chiesa, un’unica religione? Pensiamo che sia migrare da una chiesa all’altra, da una religione all’altra? Pensiamo che sia stare insieme senza spirito critico? Pensiamo, e forse questo è peggio, che unità/amore è uniformità?
Unendo nel suo testamento unità/amore, Gesù annuncia una Buona Notizia: essere ecumenico è essere amore. Amore parziale non è amore. Amare è accettare radicalmente l’alterità. Amare è convivere con la differenza, accoglierla come dimensione costitutiva di sé. Convivere con l’altro, l’altra, non nonostante la differenza, ma con, attraverso di lei, desiderandola come elemento integrante della pienezza umana. La radice della persona umana non è la solitudine, ma la relazione con la diversità accettata in pienezza.
Unità/Amore allora non è solo rispettare e accogliere le idee differenti dalle nostre, delle altre dottrine o credi. È infinitamente di più. È accogliere l’altra persona. È accettazione serena, tranquilla, amorosa, libera da sentimenti o attitudini di paura, preconcetti, minaccia. Accettazione che inizia dalle relazioni più elementari fino alle maggiormente complesse: donna-uomo, bambino-adulto, negro-bianco, lavoratore-padrone, laico-clero, straniero-cittadino, protestante-cattolico, cristiano-musulmano, monoteista-politeista …
Gesù, chiedendo al Padre unità/amore per i sui discepoli e discepole, quale dono chiede, che testimonianza devono offrire? Non è testimonianza nell’uniformità ma una testimonianza che sgorga dal Nome, dalla Parola, dalla Gloria.
- Nome: «Ho manifestato il tuo nome … li ho custoditi nel tuo nome … ho fatto conoscere il tuo nome». È nel Nome che i discepoli e le discepole vivono e realizzano l’unità/amore. Nome rivelato: IO SONO: presenza, liberazione, vita. Nome che è Padre. Nome che in Gesù è Padre nostro (Es 3,14; Gv 17,11; Mt 6,9). Nome che dà principio a una relazione nuova dell’umanità con Dio. Nome che trasforma le relazioni fra le persone, ci fa fratelli, sorelle. Nome che offre la libertà di riscattare e pronunciare altri nomi ...
- Parola: «... Hanno osservato la tua parola ... le parole che hai dato a me, io le ho date a loro, e hanno accolte ...». Parola che pone la sua tenda in mezzo a noi. Parola che assume il nome Gesù, Figlio unico rivolto al seno del Padre. Parola che è progetto: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Parola da ascoltare e vivere (Gv 17,6b.8.14.17; 1,14.18).
- Gloria: «Padre, è venuta l’ora, glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te ...». Gloria, Kabod di Dio. Kabod in ebraico significa peso, forza. Il peso, la forza che Dio sempre ha messo a favore degli ultimi. La Gloria è data al Nome vivendo la sua Parola, producendo frutto, realizzando i segni che difendono la vita (Gv 17,1.4.5.10.22.24), proclamando con Sant’Ireneo: la gloria di Dio è la persona umana in pienezza di vita!
Le comunità dei e delle discepole amate, dichiarando che Dio è amore, denuncia una religiosità indifferente alla disuguaglianza sociale, alla violenza, all’armamento, alla guerra; denuncia l’indifferenza, la mancanza d’impegno con i privati di giustizia, poveri e oppressi.
Le comunità cristiane camminano controcorrente nei confronti della logica del potere; accogliendo e vivendo il Vangelo di Gesù affermano che tutte le persone sono figlie di Dio. Chiamate a vivere l’amore, lo concretizzano nell’amore fraterno, facendo presente il Padre nell’amore.
Le comunità cristiane si oppongono a qualsiasi pratica che genera esclusione o morte. Devono essere resistenza profetica contro tutto quanto minaccia la vita. Il “comando dell’amore” deve essere meditato, contemplato, vissuto, incarnato nella realtà di cui siamo parte.
L’Amore è un processo permanente nella nostra vita: amando sperimentiamo il Divino, restiamo in Lui e Lo glorifichiamo. Alla sequela di Gesù siamo convocate a realizzare il Regno di giustizia, uguaglianza, fraternità e sorellanza, espressione d’amore solidale con i crocifissi e crocifisse della storia di oggi.






