
Con due polmoni
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Riflessione biblica
Parole antiche e sempre nuove, capaci di indicarci la strada per la gioia piena. La più grande dichiarazione d’amore e l’umile richiesta di “dimorare” in questo amore sconfinato. Gesù vi ha insistito nella prima parte del capitolo 15 di Giovanni letta domenica scorsa e ora ne specifica le modalità: si dimora nel suo amore quando si piega la propria esistenza all’obbedienza ai suoi comandamenti, non diversamente da come ha fatto lui nei confronti del Padre.
La chiarificazione continua: i “comandamenti” sono un unico comandamento: l’amore reciproco, la cui modalità ha una definizione: “come io ho amato voi”. L’esegeta Léon-Dufour ha spiegato il senso del “come”, che ricorre nel testo. Non imitazione (impossibile), ma un “come” fontale: amatevi attingendo allo stesso amore con cui vi ho amato e che ho ricevuto dal Padre.
Giovanni sta meditando la vita del Maestro e ce ne esplicita il senso: egli ha dato la vita per i suoi amici. Non una cerchia chiusa, ma aperta a chiunque voglia lasciarsi raggiungere da quel dono: “Voi siete miei amici, se fate ciò che vi comando”.
Si può morire per gli altri facendoli solo destinatari di un gesto, senza intessere relazioni. L’amore di Gesù è un amore d’amicizia: ci ha comunicato i segreti del Padre, ci ha inclusi nella sua conoscenza di lui. Un’amicizia gratuita, di cui ha l’iniziativa: “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”.
Entrati così nel flusso d’amore e di conoscenza che scorre fra il Padre e il Figlio, potremmo pensare che il cerchio è chiuso. No! Siamo stati costituiti per “andare” e portare frutto e un frutto che rimanga. Tra l’inizio e la fine del passo due verbi stanno di fronte apparentemente a contraddirsi, in realtà a darci i due polmoni della vita: Gesù invita a rimanere per andare, ad andare rimanendo.
Il guaio dei cosiddetti discepoli è di limitarsi a rimanere, a consumare per sé stessi e per il proprio gruppo l’immenso amore di Gesù. Il guaio dei cosiddetti apostoli è di andare e agire e pretendere di portare frutto dimenticando di “rimanere” nell’amore di Gesù. Allora i frutti sono apparenti, superficiali e di breve durata.
Giovanni ci invita a recuperare i due polmoni della vita cristiana, a rimanere andando e ad andare rimanendo. Allora saremo tralci dai frutti saporosi, numerosi e duraturi. Allora la nostra vita, unita a quella di Gesù, glorificherà il Padre, come dice il versetto che sta al centro del passo e che concludeva il Vangelo della scorsa settimana: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (15,8), dove appaiono, incrociate, le due dimensioni.
Papa Francesco ha scritto: «Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”» (Evangelii gaudium, 120).






