
Frutti di un mondo nuovo
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 1«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. 6Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Riflessione biblica
Il concetto appare semplice e ripetuto: si tratta di portare frutto, anzi “più” frutto, anzi ancora: “molto frutto”. Non portare frutto equivale a essere un tralcio secco, buono solo a esser bruciato. Questo già ci interpella. Non basta essere “buoni”, come una torta esposta in vetrina. Siamo fatti per produrre frutti e cioè cambiamento positivo nel mondo, a lasciare tracce di un passaggio che non sia stato inutile.
Certo, i grandi architetti che hanno costruito Dubai possono pensare che lasceranno una traccia di stupore nel mondo. Colui in cui è scoccata la scintilla dell’informatica aprendo la strada a un’innovazione mai finita può dire di aver cambiato la vita dei suoi contemporanei e non solo. Chi ha trovato la maniera di frenare la pandemia, può considerarsi un benefattore dell’umanità.
Eppure, guardati in profondità, questi cambiamenti non sono decisivi: da sé non bastano. Le invenzioni, le innovazioni, la soluzione di alcune sfide sono come cambiare di strumento, per suonare la stessa melodia. Perché non toccano il cuore umano, che può anzi trovare in esse l’opportunità di ripetere e potenziare le stesse ingiustizie e malvagità: soprusi, guerre, uccisioni, violenze, indifferenza.
Cambia davvero il mondo chi cambia melodia. Chi ha incontrato Gesù ha ascoltato una nuova melodia, umanamente inarrivabile eppure da lui offerta a tutti, a cominciare dai piccoli. Perché sono loro che hanno la acuta percezione di non essere l’inizio e la fine di tutto, di essere ramo di un albero, tralcio di una vite che li porta.
L’abbiamo conosciuta, questa Vite che ha infuso in noi una linfa nuova. Così ha disposto il Padre che è l’agricoltore: che quella linfa scorra in noi perché portiamo frutto, più frutto, molti frutti. Quelli che non si misurano col grado di tecnologia, col livello di lusso, con l’arduità delle costruzioni, neppure solo con più raffinate medicine. Quelli che anzi si trovano più facilmente fra i poveri: l’amore reciproco che diventa servizio, condivisione, perdono, senso di figliolanza e di fratellanza.
Sono questi poveri, abitati dalla linfa di Cristo, che producono veri frutti nel mondo. Il resto è bagliore di un attimo, vernice su una vecchia casa, rattoppo di un abito che non smette di fare strappi.






