Skip to main content

Missionarie di Maria
SAVERIANE

Il vero Pastore


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Gv 10,11-18

Riflessione biblica

Parole come quelle del Vangelo di oggi ci scorrono addosso come l’acqua. Ci siamo abituati. Le abbiamo fatte nostre. Non c’è presidente che, prendendo il potere, non dichiari di farlo nel solo vantaggio del suo popolo. Non c’è responsabile di gruppo che non dichiari di essere il buon pastore pronto a dare per esso la vita. Non c’è matrimonio in cui ciascuno non giuri di essere lì per la vita dell’altro.

Il fatto è che noi viviamo di parole e facilmente le prendiamo dai vangeli per dirle attualizzate in noi. Che sia la realtà, è un altro par di maniche. L’accumulare beni per sé, non è il caso raro di qualche persona deviata. L’attaccarsi al potere non è il vizio di qualche residuato dittatore. Il mettersi al centro ed esigerne gli onori non è il caso isolato di qualche persona frustrata.

Rapporti di intimidazione, devozione, sudditanza, adulazione diventano spesso la versione sfigurata di quella conoscenza reciproca fra il Pastore e le pecore che è corrente d’amore, mutuo riconoscimento, mutua appartenenza.

Il fatto è che ci illudiamo con le parole. Se fossimo improvvisamente nudi di tutte le nostre parole che resterebbe? Se le nostre parole si manifestassero insieme alla realtà della nostra vita, quale sarebbe l’esito?

Così, senza preoccuparci di noi stessi, senza attribuirci ciò che non ci appartiene, possiamo leggere le parole del vangelo di oggi e vedervi Chi le ha vissute realmente. Recuperare quella corrente comunicativa tra noi e lui che ci fa sentire suoi e lui, nostro. E ritrovare questo immenso vero amore che si perde perché ci ritroviamo, questo pastore che ci precede per far fronte per noi a tutti i lupi della vita. E che ci fa traversare le vallate oscure per condurci alla vita abbondante.

Perché questo è il suo potere: dare liberamente la sua vita. Non per incidente, non come uno fra i possibili rischi del mestiere, ma volontariamente. È questo il solo potere che ci ha trasmesso. Di fare lo stesso, e allora il mondo sarà salvo. Noi abbiamo mescolato cose immescolabili, abbiamo detto di servire e ci siamo ammantati del gusto del potere. Non abbiamo capito.

Qualcuno, sì. Come mamma Riziki, annerita dal carbone di legna, che passa accanto a me quasi invisibile sotto il peso del suo sacco. Pensa ai suoi figli per i quali la sua fatica diventerà qualche patata dolce a sera per continuare a vivere.

Teresina Caffi, Bukavu, RD Congo, 22.4.2021

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche