
Non praticare la giustizia davanti agli uomini
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Riflessione biblica
Le comunità di Matteo professano che Gesù è il Nuovo Mosè, e Lo conduce sugli stessi passi di Mosè. Israele, guidato da Mosè uscendo dall’acqua inizierà il suo cammino passando per il deserto, dove imparerà a discernere il Progetto di Vita, il Progetto di Dio. Allo stesso modo Gesù, prima di inziare la sua missione, uscendo dalle acque del Giordano, andrà nel deserto per fare la sua scelta. Nel deserto per 40 giorni, il tentatore cercherà di vincere Gesù, non avrà nessuna possibilità perché Gesù è ricolmo del Progetto del Padre, pienezza che non lascia spazio, luogo ad altri progetti.
Noi oggi, entriamo nel deserto/quaresima invitate a viverla nella dinamica di covid 19. Allora, riflettiamo sulla simbologia del deserto.
Luogo geografico: luogo deserto, periferia, allontanarsi dal centro in senso fisico, mentale, simbolico: oggi tempo di pandemia è isolamento, restare in casa per amore a se stessi e agli altri.
Mentalità: assumere la mentalità del deserto, della periferia, che esige conversione, un nuovo sguardo: un nuovo modo di pensare la vita, le relazioni.
Sacramentale: memoria affettiva e effettiva: liberarsi di tutto quanto non è necessario, avere poco a disposizione, insegna a vivere una vita semplice con pochi svaghi.
Sensibilità: il silenzio, l’assenza di beni, il vuoto, la solitudine, affinano i sensi, la sensibilità, l’attenzione, la percezione: uscire da se stessi, risvegliare l’attenzione alla solidarietà, fraternità, ecologia.
Protesta: conversione di una economia e politica che colloca al centro il lucro, non si può servire a due padroni, a due logiche antagoniche (Mt 7,24): conversione a una economia e politica che colloca al centro la vita umana e la casa comune.
Proposta alternativa: la protesta diventa proposta che ricentra la vita nel Vangelo: gesti di fraternità e solidarietà, difesa e cura della casa comune; ritrovare il gusto della preghiera domestica, della lettura della Parola.
È una sfida e un invito a vivere la Quaresima in tempo di pandemia. Cammino che è ricerca amorosa del mistero. È una ricerca mistica e politica: mistica perché rinnova il fascino che Gesù esercita e che provoca la sequela; politica perché facendo queste scelte ci prepariano un nuovo modo de organizzare la vita dopo questo tempo de coronavirus.
Il vangelo di questa celebrazione inizia avvertendoci: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanto agli uomini”.
Il vocabolo giustizia nel Vangelo delle comunità di Matteo è presente sette volte: cinque nel Discorso della Montagna e due in relazione a Giovanni Battista, ma sempre pronunciate da Gesù (3,15; 5,6.10.20; 6,1; 6,33; 21,32). Sette, numero perfetto a indicare che la giustizia è importante per le comunità di Matteo e per noi oggi nel cammino di discepolato di Gesù.
Conviene che adempiamo ogni giustizia (Mt 3,15); Giovanni venne a voi sulla via della giustizia (Mt 21,32). Parole che aprono e chiudono il discorso della comunità di Matteo sulla giustizia. Non è solo un discorso ma un cammino che percorre tutto il Vangelo. È parola che diventa avvenimento. Sono scelte e azioni che realizzano il Regno, che tracciano il cammino del discepolato, che introducono nel Regno dei cieli.
La giustizia che deve essere adempiuta è indicata nel Discorso della Montagna. Il cammino della giustizia che deve essere percorso è la pratica indicata nel Discorso della Montagna e concretizzata lungo tutto il Vangelo.
Nel Discorso della Montagna Gesù dichiara che: la fame e sete, il pianto, l’umiliazione, i poveri manifestano una società che genera impoverimento perchè ingiusta. Una società ingiusta che calunnia, ingiuria, persegue i misericordiosi, puri di cuore che non accumulano e sono operatori di pace, difendono e promuovono la vita.
Ingiusta è una società che semina la zizzania in mezzo al frumento; dove i lupi si travestiscono di agnelli e sono servi iniqui, governanti ambiziosi, vignaioli omicida, distribuiscono elemosine con le briciole delle loro transazioni illecite, usano rosari e discorsi moralisti che nascondono una natura fascista e razzista, infine sono come il fico sterile, come gli invitate alle nozze che si rifiutano di partecipare perchè hanno cose più importanti, che non hanno riconosciuto Gesù negli affamati, nudi, incarcerati, stranieri...
I discepoli e le discepole di Gesù sono coloro che vendono tutto e ricercano il Regno di Dio e la sua giustizia. Sono coloro che riconosciamo nelle parole di Papa Francesco: “La recente pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa: medici, infermieri e infermiere, farmacisti, addetti ai supermercati, personale delle pulizie, badanti, trasportatori, uomini e donne che lavorano per fornire servizi essenziali e sicurezza, volontari, sacerdoti, religiose,… hanno capito che nessuno si salva da solo.... Ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore. La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa” (F.T. nn 54 -55).
La comunità dei discepoli e discepole attraverso il suo agire nella storia, realizza le meraviglie che restituiscono la vita. Pratica la giustizia superando l’osservanza legalista della legge. Pratica la giustizia e la solidarietà non per essere vista e ammirata, ma per essere perfetta come è perfetto il Padre celeste (Mt 5,48). Pratica l’elemosina e il digiuno come espressione della giustizia che realizza il Regno.






