
Le porte del cielo spalancate per noi
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In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Riflessione biblica
Cristo re dell'universo, proclama la liturgia. Ma che “razza” di re può essere? Un re che muore come un comune malfattore, nudo, su una croce, insultato e deriso. No, un re userebbe la forza. E dov'è il suo regno? Quel regno di giustizia e di pace di cui tanto parlava? Davanti agli attuali avvenimenti mondiali potremmo dire: Lui, venuto come se non fosse venuto. Eppure il Vangelo ci mostra un Re e Messia che va al di là ogni logica umana.
Gesù è in croce, coloro che lo avevano seguito sono profondamente delusi, i capi religiosi scandalizzati, i soldati e molti altri lo prendono in giro, lo provocano e, per bocca di uno dei crocifissi, ritorna anche la sfida del diavolo nel deserto: se tu sei il figlio di Dio... (Lc 4,3). La tentazione che il malfattore esplicita è la più forte: se sei il Cristo, salva te stesso e noi. È la prova, la sfida, più alta e definitiva: quale Messia essere in questo momento di dolore, di fragilità, di sconfitta e di vergogna. Fino all'ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere secondo le attese di Israele, o quello di un re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve (Lc 22,26).
Però c’é anche una secondo crocifisso, un assassino “misericordioso”, che sente un impulso di compassione per il compagno di pena, vorrebbe difenderlo e proteggerlo da quella bolgia: non vedi che anche lui è nella stessa nostra pena? Una caratteristica di Dio: Dio è dentro il nostro patire, Dio è in tutte le sofferenze dell’umanità. “Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Perché il primo dovere di chi ama è di essere con l'amato” (Ermes Ronchi).
Lui non ha fatto nulla di male. Che bella definizione di Gesù. No, non ha fatto mai niente di male, a nessuno, solo ed esclusivamente del bene. Ne é una conferma il fatto che, fino alla fine, perdona coloro che l’hanno crocifisso, si preoccupa non di sé ma di chi gli muore accanto. Gesù non pensa a salvare se stesso, salva altri. Al centro non pone se steso, ma l’uomo. L’obbiettivo del suo regno non è la sua gloria, ma la vita piena dell’uomo.
E il ladro misericordioso intuisce che in quell’uomo buono c’é la possibilità di una una storia diversa, l'annuncio di un regno di bontà e di perdono, di giustizia e di pace. Ed è in questo regno che domanda di entrare: ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Gesù non solo si ricorda, ma lo porta con sé, se lo carica sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta e ritrovata, per riportarla a casa, nel regno. In quel bandito c’è la dignità di tutti noi.
Oggi sarai con me in paradiso: la salvezza è un regalo, non un merito.
Ricordati di me, prega il ladro morente. Sarai con me risponde l'Amore per eccellenza. È la sintesi di tutte le preghiere.
E se il primo che entra in paradiso è quest'uomo dalla vita sbagliata, allora nessuno è definitivamente perduto, nessuno è senza speranza, nessuno è escluso. Le braccia del re-crocifisso resteranno spalancate per sempre, per tutti quelli che riconoscono Gesù nella loro vita, come compagno d'amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.






