
Discernimento, testimonianza e perseveranza
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In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Riflessione biblica
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù fa al popolo, nel recinto del tempio, un discorso pubblico, pronunciato nel contesto dell’insegnamento. Si tratta di un’istruzione ufficiale. Egli presenta il suo progetto riguardo al tempio mentre i discepoli si interrogano sul momento in cui questo dovrebbe accadere e sul segno che sarebbe venuto prima di esso.
Gesù, a partire dalla riflessione sul tempio, ci fa capire che le cose non sono eterne e che hanno una loro fine: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta» (21,6). Tutte le cose vanno verso il termine, una fine che non conosciamo.
Anche i discepoli di Gesù nella valle del Cedron, di fronte a Gerusalemme, o sul monte degli Ulivi erano spinti all’ammirazione dello splendore delle pietre e dei doni votivi che adornavano il tempio, orgoglio nazionale d’Israele. Di questa bellezza Gesù annuncia la fine. Di tutto ciò non resterà pietra su pietra. Tutto quello con cui si ha a che fare nella vita è di passaggio. Cosa andrà oltre? Gesù rivolge l’invito a non lasciarsi ingannare. Più che rispondere alle domande, egli invita al discernimento, alla testimonianza e alla perseveranza.
Per rispondere all’ansia delle cose che terminano, molti trovano diverse soluzioni: programmazioni, costruzioni, divertimenti, affetti… Anche le persone se ne vanno o muoiono, possiamo perderle, possono rifiutarci… E ci sono tante cose che mettiamo in atto per esorcizzare la fine delle cose che terminano.
Inoltre di fronte alle minacce della storia viene paura e la paura può far fare cose ancora peggiori di quelle che già stanno capitando. A volte ci sono persone che muoiono di soluzioni e non di problemi: c’è chi si rovina la vita con i rimedi cercati per porre riparo a cose che se avesse accettato sarebbe stato meno dannoso di ciò che è venuto dopo per le azioni messe in atto a scopo di difesa; forse si sarebbe fatto molto meno male.
Infine di fronte all'insicurezza dei conflitti e delle guerre che aumentano, il Vangelo vuole incoraggiare e confortare, guidare e mettere in guardia le comunità, dicendo che la distruzione di Gerusalemme e del tempio non è ancora la fine di questo mondo ingiusto (21,9). Occorre dunque continuare il discernimento: «Badate di non lasciarvi ingannare» (21,8).
In questo momento c’è un numero enorme di cristiani perseguitati. Intere popolazioni stanno dando testimonianze grandiose e luminose per la loro verità, da lasciarci imbarazzati, per il confort e tranquillità in cui viviamo e per la nostra condotta che non dà fastidio a nessuno. Di questo ci dovremmo interrogare… Come queste storie ci insegnano, occorre avere coraggio, vincere la paura: «non vi terrorizzate!» (21.9).
Oltre alle guerre (cf. 21,9-10), l'evangelista, poi, ricorda, con linguaggio apocalittico, anche gli sconvolgimenti cosmici. Tale linguaggio è comune per riferirsi a una nuova realtà che verrà, totalmente diversa dalla violenza delle guerre e dalle disgrazie annunciate. Questa nuova realtà è già in gestazione nei rapporti di giustizia vissuti nelle comunità.
C’è una potenzialità in queste situazioni sconvolgenti, sofferte e difficili. Un cristiano, infatti, mostra il suo cristianesimo sulla croce e nella persecuzione: egli mostra la pace sotto pressione e la generosità nella carenza. Seguire il Signore Gesù porta il battezzato a vivere situazioni difficili e problematiche, accettando di passare per quello che Lui stesso ha passato, a subire accuse e calunnie… Tali occasioni sono così opportunità per dare testimonianza.
Proprio in mezzo alla persecuzione, è necessario continuare a riaffermare la fede, anche se questo porta al martirio. La nostra fede non è un sistema di sicurezza contro gli infortuni. Ci dà invece la certezza che quando affrontiamo il male non è la fine ma l’inizio di una chiamata a fare qualcosa di bello: per esempio un tribunale iniquo è un invito alla testimonianza.
Gesù esorta i discepoli a non preparare la difesa davanti ai giudici. Non bisogna passare la vita a prepararsi ai pericoli altrimenti si rimane ingabbiati dentro le proprie sicurezze Se ci si organizza perché non ci siano problemi, si rischia che questo modo diventi il problema più grande
Al di là di tutto, Gesù ci assicura che nella testimonianza le comunità non sono lasciate sole, ma lo Spirito di Gesù Risorto sarà con loro, perché possano resistere con sapienza ed eloquenza (21,14-15).
Gesù invita i suoi discepoli a perseverare, perché «con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (21,19). Le comunità sperano, confidano e perseverano con fede nella vittoria di Dio. Perseverare non è aspettare pigramente, ma impegnarsi a vincere tutte le forze del male, resistendo con saggezza e vivendo già oggi le relazioni che speriamo per il mondo intero domani. La perseveranza (dal greco upo-meno: letteralmente, sotto-stare, star-ci) è la capacità di non disperare, di non lasciarsi abbattere nelle tribolazioni e nelle difficoltà, di “rimanere sotto” e durare nel tempo, che diviene anche capacità di sup-portare gli altri, di sopportarli e di sostenerli. Con tale virtù salveremo la nostra vita, accogliendo quello che ci accade, stando nelle cose, sotto i fatti, nella certezza che Dio ci sta portando da qualche parte…
Signore, aiutaci a discernere i tuoi segni nel nostro tempo,
affinché non ci lasciamo ingannare da tante menzogne e illusioni.
Donaci il coraggio, o Dio, di testimoniare il tuo amore di fronte a grandi violenze,
spesso legittimate nel tuo nome.
Donaci la saggezza per perseverare nella cura della vita.
Amen!







