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Missionarie di Maria
SAVERIANE

La speranza nel cammino


Ascolta la Parola

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Mc 10,46-52

Riflessione biblica

Nell’ultima tappa del cammino di Gesù verso Gerusalemme dove si compirà la Passione, si è manifestata la fede di una donna cananea (7,29); poi la fede del figlio di Timeo, un giudeo cieco, nella città di Gerico. Da una parte abbiamo la forza della fede di una pagana e dall’altra la forza della fede di un giudeo. Si tratta di un cieco che non è tale fin dalla nascita. Infatti alla richiesta di Gesù: “Che cosa vuoi che faccia per te?”, lui risponde: “Che io veda di nuovo!” (10,51). 

Marco, mentre ci pone di fronte al figlio di Timeo, ci sollecita a renderci conto che siamo di fronte a un personaggio simbolico oltre che reale. Qualcuno che prima vedeva e adesso non vede più. Qualcuno che non aveva più nessun sostegno, e quindi era vittima della frustrazione e della depressione, ora intravede una soluzione. Qualcuno che non aveva più voglia di reagire e affrontare la vita con le proprie mani e si dedicava solo a chiedere l’elemosina, ora avverte che la sua situazione può cambiare. La sofferenza lo ha messo in allerta al punto che ha sentito parlare di Gesù il Nazareno (10,47). 

Sentendo che Gesù passa per la sua strada non si trattiene più, perché si è accesa in lui una scintilla che gli ha acceso il cuore, crede che questo Gesù possa essere il Messia, il Figlio di Davide atteso da tutti. Da qui l’esplosione del grido: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!” (10,47); questa è la preghiera dei piccoli, dei poveri che, giorno e notte, senza sosta perché continuo è il loro bisogno, si rivolgono al Signore e ripongono in Lui la loro speranza. Non è una richiesta da poco, ma una preghiera bellissima che invoca la pietà, la misericordia di Dio, la sua tenerezza.

Gesù non è sordo alla voce del debole, la sua risposta è una chiamata; “Coraggio! Alzati, ti chiama!” (10,49). L’invito a lasciare la posizione di seduto e mettersi in movimento, a non continuare più a vivere in quella condizione di passività, per possedere la stessa posizione di Gesù che sta in piedi, è accolta con entusiasmo da Bartimeo, prototipo del vero discepolo. È sempre il Signore che chiama, ma si serve di altre persone, che portano la Parola, una Parola viva, efficace, forte, creatrice che rende possibile l’incontro a tu per tu con Gesù e quindi apre al dialogo. 

Così accade per chiunque ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica. L'ascolto della Parola di Dio non conduce verso il vuoto, non porta verso un immaginario psicologico; l'ascolto conduce all'incontro personale con il Signore. Così è avvenuto per Bartimeo. Gesù non getta nelle sue mani qualche spicciolo, pur necessario, per poi andare via. No, si ferma, gli parla, mostra interesse per lui e la sua condizione e gli chiede: "Che vuoi che io ti faccia per te?"(10,51).

Bartimeo, senza frapporre tempo e parole inutili, così come prima aveva pregato con semplicità, gli dice: "Rabbunì, che io veda di nuovo!" (10,51). Non divaga e tanto meno mente; gli chiede la cosa che più conta per lui, la vista. 

Tanti figli, tanti giovani, come Bartimeo cercano una luce nella vita. Cercano amore vero. E come Bartimeo, nonostante la molta gente, invoca solo Gesù, così anch’essi invocano vita, ma spesso trovano solo promesse fasulle e pochi che si interessano davvero a loro.

Non è cristiano aspettare che i fratelli in ricerca bussino alle nostre porte; dovremo andare da loro, non portando noi stessi, ma Gesù. Egli ci manda, come quei discepoli, a incoraggiare e rialzare nel suo nome. Ci manda a dire ad ognuno: “Dio ti chiede di lasciarti amare da Lui”.[1] 

Signore, fa’ che i nostri occhi e le nostre orecchie siano pronte a vedere e sentire il grido di chi soffre, di chi chiama, di chi ha bisogno, di chi è seduto ai margini della strada. 

 [1] Omelia di Papa Francesco nella XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (3-28 ottobre 2018) 

Lampada ai miei passi

Guadalupe Pacheco

Saveriana messicana. Attualmente realizza il suo servizio come consigliera Generale, abita in Parma- Italia.

Riflessioni Bibliche