
Amore
Ascolta la Parola
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Riflessione biblica
Oggi uno scriba si avvicina a Gesù con un atteggiamento non aggressivo, ma piuttosto interessato all’opinione del Rabbi, chiedendo: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». La domanda ha senso, poiché la Torah contiene 613 precetti. Per molti rabbini, tutti i comandamenti avevano la stessa importanza, perché erano comandamenti di Dio e andavano osservati per questo. Alla domanda dello scriba, esperto e maestro della Legge, Gesù risponde con lo Shemá: "Il primo è: "Ascolta, Israele: amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze (Dt.6,4-5). Il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Lv 19,18). "Non vi è altro comandamento più importante di questi". Gesù, con la sua originalità, unisce i tre amori che, in realtà, sono uno solo: verso Dio, verso se stessi e verso il prossimo. Lo scriba, che aveva chiesto con curiosità e forse con inquietudine perché la dottrina di Gesù lo intrigava, approvò il suo insegnamento come buono e sicuro. Anche Gesù, da parte sua, disse che lo scriba non era lontano dal Regno di Dio.
Nell’Antico Testamento, l’amore è spesso paragonato, specialmente dai profeti come Osea (Os 2,21) e Geremia (Ger 5,20), all’amore coniugale. Per entrambi i profeti, l’amore coniugale è la migliore analogia della relazione dell’uomo con Dio.
"L’amore esige amore"; la donazione totale esige un dono completo, dice P. Giacomo Spagnolo in una delle sue lettere (n. 27). Ci troviamo davanti a un passo evangelico profondo e pieno di speranza. Gesù ci insegna come amare attraverso la sua esperienza stessa: "Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; rimanete nel mio amore" (Gv 15,9-11). Oggi la parola "amore" ha perso la sua autenticità a causa delle numerose interpretazioni.
Parlare propriamente di Dio-Amore-Unità è impossibile. Cercare di avvicinarsi a Dio con i nostri concetti è vano. L’unica via per trascendere il linguaggio è la vita. Solo una vita di umiltà, carità e fede ci può portare a scoprire l’Amore di Dio. "Ascolta, Israele: amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze", ossia con tutto il nostro essere. Solo conoscendo l’amore di Dio attraverso un’esperienza profonda e intima si può esprimere ciò che è l’amore di Dio, perché Dio è amore nella sua essenza.
Regno di Dio
Per entrare nel regno di Dio non basta la religiosità. A Nicodemo, un fariseo e capo dei Giudei, Gesù disse: "Vi è necessario rinascere… Chi non nasce di nuovo non può entrare nel regno di Dio" (Gv 3,5.7).
Purtroppo, ci sono persone che, davanti a ciò che il mondo offre, esitano. Da un lato, conoscono qualcosa delle Scritture e si trovano vicino al Regno, ma non fanno il passo decisivo. In loro non c’è donazione né impegno.
Per me, l’Eucaristia è la fonte da cui scaturisce ogni tipo di speranza e di relazione con Dio. Lo stesso Dio Padre, Gesù Cristo e lo Spirito Santo sono realmente presenti nell’ostia consacrata. Egli scende dal cielo per entrare in quel pezzetto di pane, per trasformarlo nel suo Corpo, nel suo Sangue, nella sua Anima e nella sua Divinità: per trasformarlo in Se stesso. Vogliamo amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le nostre forze? Lui è lì, nell’Eucaristia, perché lo adoriamo. Vogliamo amarlo sopra ogni cosa? Lui è lì, nella Messa, che ci invita a vivere con Lui e a ricevere la forza per camminare ogni giorno.
Ma Gesù non ci ha ricordato solo un comandamento, ma due. Anche nell’Eucaristia possiamo incontrare il prossimo. Cristo si dona a noi nella comunione. Ricevendo il suo Corpo, diventiamo una cosa sola con Lui. Questo vale per tutte le persone che lo ricevono nella comunione. Se io sono uno con Cristo, anche l’altro è uno con Cristo, e tutti facciamo parte dello stesso corpo e Cristo ne è il capo (cf. Col 1,18). Perciò devo amare il mio prossimo: Cristo è in lui! Anche se viviamo in un paese non cristiano, la nostra testimonianza di portare Cristo nella nostra umanità, in un cuore pieno di difetti, diventa un grande segno della presenza di Dio tra gli uomini. Come dice san Paolo in 2Cor 12,10: "Perché quando sono debole, è allora che sono forte".
Ogni volta che partecipiamo alla Messa, ogni volta che facciamo una visita all’Eucaristia, possiamo vivere questo comandamento. Quando ci accostiamo alla comunione, possiamo ricordare che Cristo è anche negli altri. Così possiamo ascoltare quella voce interiore che ci sussurra: "Non sei lontano dal regno di Dio".
Gloria Enciso mmx






