
Un’offerta che fa tremare i polsi
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In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Riflessione biblica
L’immagine che ci introduce al vangelo di oggi è un dipinto di Elisa Galardi, intitolato “Un obolo che fa tremare i polsi”. In realtà ciò che fa tremare è quel “tutto”, che mi rimanda a un’altra immagine, quella che il nostro fondatore, padre Giacomo Spagnolo, invia a Celestina Bottego nella Pasqua del 1944, per farle dire il suo “si” totale, nella fondazione dell’Opera a fianco a lui: una semplice cartolina con il Crocifisso del Velasquez, e sul retro solo la parola Tutto… per cui scriveva: “Siete figlie di un pensiero di totalità”.
Anche in questo racconto Gesù desidera toccare il cuore dei discepoli con una piccola immagine, una miniatura: vuole fermare e fissare per sempre il gesto di quella donna, legarlo a quello che di lì a poco vivrà anche lui, la sua Pasqua. In Marco è insistente l'idea di farci entrare nel senso della passione attraverso il gesto di una donna, che ritroviamo nel racconto della donna che unge il capo di Gesù (Mc 14,1-11), dove si aggiunge il giudizio umano dello spreco. Ma qui la donna non ha un tesoro da sprecare (olio di nardo purissimo), ha solo due spiccioli a cui è legata però la sua vita intera.
E’ una vedova, povera, inutile, l'anello più fragile della società. Non è neanche una sua “ammiratrice”, non sta facendo qualcosa per Lui, non sa forse neanche della sua esistenza. Gesù raccoglie proprio quel gesto bellissimo di carità nascosta in cui, non potendo dare molto, si da se stessi, affidandosi alla cura di Qualcuno. La sceglie come maestra per spiegare come ci si dona a Dio. È come se Gesù volesse indicare ai suoi e a noi il destino della chiesa che, nella sua vedovanza (lo Sposo verrà visibilmente tolto), nella povertà sia di potere sia di ricchezza, può donare tutto ciò che ha, se stessa. E inoltre la chiesa deve imparare ad osservare e raccogliere, fuori da essa, tra i non cristiani, i gesti d’amore, anche più piccoli e nascosti.
Oggi le nostre chiese sono sempre più vuote, più fragili, impotenti davanti all’allontanamento di tanti giovani. A volte ci sentiamo come quella povera vedova, senza ricchezze da donare. Non abbiamo olio profumato per accompagnare il Signore nella sua passione; non abbiamo le forze, forse nemmeno le competenze per annunciare la speranza in un mondo dilaniato da guerre e ingiustizie. Cosa possiamo dare a Dio e agli altri, in questo tempo di crisi? Come possiamo scaldare il cuore, specie dei nostri giovani, congelato da paure e insicurezze, con la promessa del Dio vicino? Ma quando ci abbandonano le forze e non abbiamo i mezzi, quando pensiamo di essere inutili, scopriamo che Dio pensa diversamente da noi e ha una buona notizia: non ci salvano ricchezza e potenza ma la vita offerta, rischiata, non trattenuta. Gesù vede i tanti che donano molto, ma indica come esempio solo una donna, colei che non ha niente e dona tutto. Una chiesa povera di mezzi, di risorse, di forze, di fedeli, non solo non è disprezzata da Gesù, ma viene vista nella sua opportunità di dono totale di sé, di offerta del suo corpo nel Corpo di Cristo... per essere presenza reale del Risorto, vivo in mezzo in noi. Allora c'è speranza per noi, per la nostra Chiesa, finché una sola persona può compiere ANCORA il gesto di questa vedova, che fa tremare i polsi. Allora c'è speranza per la missione! Gesù si serve di noi, del nostro corpo, se ci fidiamo di lui e gli doniamo Tutto.






