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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Il corpo è santuario!


Ascolta la Parola

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Gv 2, 13-25

Riflessione biblica

Tutti e quattro i Vangeli testimoniano di Gesù che entra nel Tempio ed espelle cambiavalute e venditori di animali. Ci sono però alcune differenze fra i Vangeli Sinottici e il Vangelo dei Discepoli e Discepole Amate.

La prima differenza è il periodo in cui è situato l’avvenimento: nei Sinottici, Gesù sale a Gerusalemme una sola volta, vive una sola Pasqua, al termine della vita apostolica; nel quarto Vangelo, Gesù vi sale tre volte e celebra tre Pasque. Due sono identificate come “la Pasqua dei giudei”; la comunità riconoscerà come “Pasqua di Gesù” solo l’ultima (13,1), quella della sua passione, morte e resurrezione. Questo vangelo colloca l’avvenimento all’inizio della missione di Gesù, in parallelo con le nozze a Cana.

A Cana, in una casa, Gesù realizza il primo segno alla presenza di un gruppo ristretto e familiare. In seguito la narrazione ci conduce a Gerusalemme, nel Tempio, nel periodo della pasqua dei giudei: là Gesù completerà il primo segno in ambito pubblico. In ambito ristretto, con il segno dell’acqua trasformata in vino, Gesù annuncia il suo progetto: il passaggio da una religione di morte, simbolizzata dalle sei (numero imperfetto) giare di pietra (dure, senza vita) contenenti acqua per riti di purificazione (ritualità esteriore) a una religione la cui centralità sarà la vita, simbolizzata dall’acqua trasformata in vino buono e abbondante. Nella casa l’annuncio della novità, nel tempio la denuncia. Il tempio nella sua struttura è l’espressione di una religione morta perché domina, sfrutta, manipola il sacro, negando la vita e offrendo la morte.

Nell’avvenimento risuonano voci profetiche che possono guidarci nel cammino di conversione quaresimale: “... Sono sazio dei vostri olocausti ... Smettete di presentare offerte inutili ... Quando stendete le mani distolgo gli occhi ... Le vostre mani grondano sangue ... Lavatevi, purificatevi ... Cessate di fare il male ... cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difende la causa della vedova” (Is 2,11-18). “... Voglio amore e non sacrificio ...” (Os 6,6). “... Mi divora lo zelo per la tua casa” (Sal 69,10).

È nel dibattito fra Gesù e i giudei (termine che nel quarto vangelo indica le autorità giudaiche) che incontriamo la seconda differenza con i Sinottici. “... Smettete di fare della casa di mio Padre una casa di mercato!”. I giudei reagiscono alla provocazione chiedendo un segno e Gesù risponde in tono di sfida: “Distruggete pure questo santuario e in tre giorni lo risolleverò”. Gesù afferma così che la distruzione del santuario, la parte più interna e santa del tempio, luogo della presenza di Dio, avviene per opera dei giudei e riserva a sé stesso il potere di risollevarlo in tre giorni. Tre giorni si contrappone a quarantasei anni. Di nuovo, è la voce fuori campo che ci aiuta a comprendere e ci invita a credere.

L’indignazione di Gesù si espande, sembra uscire dal testo e raggiungerci. Cosa vedono i suoi occhi? Che sentimenti prova entrando in quel luogo? Come si sente? Chiaramente, fuori luogo! La casa di mio Padre un mercato! La religione trasformata in un commercio! I sacerdoti impegnati ad avere un buon guadagno e i pellegrini che comprano Dio con le loro offerte! Intanto, nei villaggi aumenta la fame e la miseria.

Quel tempio non è una casa dove Dio è Padre, dove ci si accoglie a vicenda come fratelli e sorelle. La religione vissuta in quel luogo è ostacolo alla novità che Gesù annuncia: formare una famiglia, il Regno a partire dai suoi discepoli e discepole. Dio, il suo nome, il luogo della sua abitazione non possono proteggere, dar copertura a una religione intessuta di egoismo, interessi personali, ingiustizia. Il Padre dei poveri non poteva essere presente nel santuario trasformato in mercato. Dio è un Padre cui si offre culto impegnandosi per una comunità umana, fraterna e solidale.

L’agire di Gesù ci interroga: che religione coltiviamo nei nostri templi? fa crescere in noi la compassione per chi soffre o ci accomoda nel nostro benessere? alimenta in noi l’individualismo o ci conduce a impegnarci per un universo, casa abitabile per tutte le forme di vita?

Quasi senza renderci conto possiamo trasformarci nel cambista e nel commerciante che non sanno far altro che negoziare; in donne e uomini incapaci di relazioni gratuite, anche con Dio: facciamo “dire messe”, facciamo promesse, compiamo riti per assicurarci il favore di Dio, dimentichi che Dio è amore e, come ripetutamente Gesù afferma, vuole amore e non sacrifici!

Quando la comunità redige questo testo, il tempio era già stato distrutto da più di vent’anni. I giudei si sentivano ancora orfani: il tempio era il cuore della religione, come sopravvivere senza il tempio, senza la presenza di Dio con il suo popolo? Forse sono sentimenti che ci abitano in questo tempo di pandemia, quando ci è chiesto l’isolamento sociale per amore alla vita. Anche noi cristiani ci siamo sentiti orfani per la chiusura delle nostre chiese, la restrizione dei nostri riti e liturgie. E nonostante le evidenze, ci sono state proteste, richieste di restituzione come se ci fosse stato un furto.

I discepoli e le discepole amate ci ricordano che non dobbiamo avere nostalgia del vecchio “tempio”: Gesù “distrutto” dalle autorità religiose, ma “risuscitato” dal Padre, è il “Nuovo Tempio” dove il Padre abita. Per incontrarLo non basta entrare in una chiesa: è necessario avvicinarLo nelle persone e negli avvenimenti; accogliere e vivere il suo progetto; seguire i suoi passi e vivere del suo Spirito. Nel Nuovo Tempio che è Gesù, per adorare Dio non sono sufficienti l’incenso, le acclamazioni e liturgie solenni. I veri adoratori, “adorano in spirito e verità”, come Gesù dirà alla Samaritana: vivere nello Spirito di Gesù, camminare nella verità della sua Parola.

Le porte del Nuovo Tempio, che è Gesù, sono aperte a tutti. Nessuno è escluso: tutti possono entrare: peccatori, stranieri, immigrati, soprattutto coloro che la società e a volte le nostre chiese escludono. Il Padre che abita in Gesù è di tutti e per tutti. In questo Tempio non si fanno discriminazioni. Non ci sono spazi diversi per donne e uomini. Non ci sono privilegiati e dimenticati. Gli unici preferiti sono coloro che hanno necessità di amore e vita. La comunità ci lascia una ultima avvertenza: Gesù conosce il nostro cuore!

Lampada ai miei passi

Tea Frigerio

Tea Frigerio, Missionaria de Maria – Saveriana, vive in Brasil dal 1974. I primi anni nella diocese di Abaetetuba attualmente in Belém, capitale dello stato del Pará. Impegnata nella formazione degli operatori di pastorale laici, religiose e sacerdoti.

Due aspetti segnano la sua ricerca e riflessione biblica: la lettura ecofemminista della Bibbia con la finalità di tessere relazioni di genere e ecologiche che superino tutte le forme di violenza, con attenzione particolare ai popoli originari dell’Amazzonia. Accompanha come esperta le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), il CEBI (Centro Studi Biblici), il Consiglio Amazzonico delle Chiese Cristiane e il Comitato Inter-religioso del Pará.

Riflessioni Bibliche