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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Nascere di nuovo


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Gv 3,14-21

Riflessione biblica

La comunità dei Discepoli e delle Discepole Amate ci conduce per mano. Dal tempio dove abbiamo ascoltato Gesù proclamare che il suo Corpo è il Nuovo Tempio, ci conducono in una casa, di notte, presentandoci um nuovo personaggio: Nicodemo. Un personaggio nel quale possiamo specchiarci.

Nicodemo rappresenta il giudaismo ufficiale: membro del Sinedrio, fariseo, rappresentante del potere civile e religioso. In lui riconosciamo coloro il cui pensiero è bloccato nei confini della tradizione, della legge, della dottrina, o coloro che sono aperti a una nuova coscienza ma che ancora devono percorrere un lungo cammino.

Gesù lo affascina: vuole conoscerlo da vicino, ma non vuole esporsi, correre rischi, non è ancora pronto a fare il passo decisivo. La comunità narra che Nicodemo va in cerca di Gesù di notte, di nascosto: è avvolto dal buio, non è pronto a ricevere la luce.

Il giudeo osservante e maestro della Legge non riconosce in Gesù il Messia che aspettava, non ne aveva le caratteristiche! La Legge era il centro della sua esperienza religiosa: Gesù la relativizza, disobbedisce. Le parole di Gesù lo disorientano: nascere di nuovo? nascere non dall’acqua ma dalla Ruah (Spirito)? credere in un Dio che ama tanto da offrire a morte il suo figlio?

Nicodemo lo riconosce come Rabbi, ma ha difficoltà a comprendere cosa significhi nascere di nuovo: rimane preso alla lettera delle parole. Gesù parla di un cambiamento radicale nel modo di vedere e vivere nel mondo. Lo invita a rivedere i suoi schemi mentali, a disfarsi dei privilegi che la sua posizione offre. Non è sufficiente conoscere chi è Gesù: è necessario fare un’esperienza personale di e con Gesù. Per Nicodemo, Gesù rappresentava una nuova dimensione, una nuova coscienza, un nuovo modo di rapportarsi con il sacro, con il mondo. Deve iniziare un cammino che conduce a una esperienza trasformante, acquisire una nuova visione, una seconda vista, aprirsi a una prospettiva totalmente nuova.

Nascere dall’acqua significa la nascita naturale, la rottura delle acque materne nel parto. Le acque delle sei giare del rito di purificazione che saranno trasformate in vino, in novità. Nascere dalla Ruah è entrare in una nuova dimensione dell’esistenza umana. Ruah che Gesù compara con il mistero del vento che soffia dove vuole ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va (3,8). Nascere dalla Ruah e divenire coscienti di sé stessi, vedere a partire dal centro del proprio io e sentirsi in relazione con l’universo senza perdere la propria identità.

La religione in cui Nicodemo credeva stabiliva limiti prevedibili e sicuri. La visione che Gesù gli presenta lo acceca: come può accadere questo? Gesù gli indica i limiti della sua visione religiosa, lo provoca: se non sei disposto a partecipare a un’esperienza trasformante e a svincolarti dai confini che ti sei imposto, non potrai entrare nel regno di Dio. Risveglia in lui una memoria storica: come nel deserto, il serpente innalzato salvava.

Nascere di nuovo, nascere dall’alto è rivolgere lo sguardo a colui che sarà innalzato. Le parole di Gesù anticipano la scena della croce quando la lancia traspasserà il suo cuore e ne uscirà sangue e acqua. L’acqua è la Ruah, l’amore che dalla croce Gesù comunicherà all’umanità.

La Ruah è forza divina di amore, la sola che fa nascere a una nuova vita: solamente chi nasce da lei può entrare nel regno di Dio. Non sarà sufficente essere israelita, neppure essere buon israelita, osservare rigorosamente la legge, né identificarsi con essa: è necessario ricevere la Ruah, nuovo principio di vita. Amore che fa nascere la nuova umanità.

Nicodemo era ancorato al passato, parla di entrare di nuovo nel ventre materno: ritornare al passato, nascere in un presente senza orizzonte, senza futuro. Gesù cambia la logica: nascere introduce nel futuro del regno.

Nascere dalla Ruah è entrare nell’ambito in cui Dio non si comunica attraverso la mediazione della legge, ma attraverso Gesù. Il regno, come Gesù, è presente nella storia, visibile nella nuova comunità umana creata dalla dinamicità della Ruah, forza vitale comunicata da Gesù e partecipazione all’amore del Padre. L’amore crea la nuova relazione umana. Nasce così la nuova società, dove la relazione, l’ordine, l’organizzazione non proviene dal di fuori verso il di dentro, ma dall’interno verso l’esterno: il dentro della comunità è Gesù, energia che sgorga dall’interno e si manifesta all’esterno in impegno e difesa della vita.

La croce è la dichiarazione d’amore che mette in movimento il dinamismo della Ruah. Essere elevato sulla croce non sarà per Gesù un modo d’essere passeggero, ma un’effusione d’amore e di vita che durerà per sempre.

Dal cuore di Gesù sulla croce emana la Ruah, energia che forgia una nuova umanità che non conosce frontiere. Energia che come il vento comunica vita senza essere limitato da confini di popolo, cultura, religione, non più circoscritto a un popolo, ma universale. La Ruah è creatrice, è libera: il dono del Padre che è Gesù, il Figlio, si rivela a Nicodemo dalla croce come amore universale.

Incontreremo Nicodemo in questo vangelo ancora due volte. Nel capitolo 7 quando Gesù va a Gerusalemme per la festa delle capanne e provoca le autorità a tal punto che decidono ucciderlo. Ancora mantendosi nell’ombra agisce in modo da stornare la decisione (7,51). Lo rincontriamo insieme a Giuseppe di Arimatea, mentre porta olii per la sepoltura del corpo crocifisso (19,38-40). Non più nella notte, ma di giorno, rivolge lo sguardo verso l’alto, contempla e crede nell’uomo che dalla croce dichiara il suo amore all’umanità.

Un lungo cammino per passare dal buio alla luce, per uscire dalla notte ed entrare nella vita. E noi?

Lampada ai miei passi

Tea Frigerio

Tea Frigerio, Missionaria de Maria – Saveriana, vive in Brasil dal 1974. I primi anni nella diocese di Abaetetuba attualmente in Belém, capitale dello stato del Pará. Impegnata nella formazione degli operatori di pastorale laici, religiose e sacerdoti.

Due aspetti segnano la sua ricerca e riflessione biblica: la lettura ecofemminista della Bibbia con la finalità di tessere relazioni di genere e ecologiche che superino tutte le forme di violenza, con attenzione particolare ai popoli originari dell’Amazzonia. Accompanha come esperta le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), il CEBI (Centro Studi Biblici), il Consiglio Amazzonico delle Chiese Cristiane e il Comitato Inter-religioso del Pará.

Riflessioni Bibliche