
Ascoltatelo!
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Riflessione biblica
L’arte di ascoltare.
Sembra che sempre meno abbiamo tempo di ascoltare, ma non solo: sempre meno abbiamo tempo di fare silenzio e ascoltare, di passare dall’udire all’ascoltare.
“Non posso respirare”: due persone, in due Paesi diversi, hanno invocato il respiro e non sono state ascoltate. L’arbitrarietà, il razzismo, l’abuso di potere, infine il disprezzo per la vita hanno impedito di ascoltare, hanno provocato morte. In questo tempo di Covid 19, quant’è importante la verità che questo verbo racchiude!
Stiamo disimparando ad avvicinarci senza preconcetti, con il cuore aperto, e non riusciamo ad accogliere il messaggio che ogni persona può o vuole comunicarci. Rinchiusi in noi stessi, passiamo accanto alle persone senza saperci fermare, non solo per udire suoni ma per ascoltare, permettere ai suoni di essere voce che raggiunge il cuore. Stiamo dimenticando l’arte di ascoltare.
Ogni mattino fa attento il mio orecchio perché io ascolti come discepolo (Is 50,4). Queste parole del profeta Isaia fanno eco alla voce che Pietro, Giacomo e Giovanni ascoltano sul monte Tabor. Ascoltare il Figlio Amato!
Pietro, Giacomo e Giovanni avevano accompagnato Gesù nella casa di Giairo e ascoltato dire: Talita kum, fanciulla io ti dico alzati! Avevano ascoltato Gesù chiedere: e voi chi dite che io sia? Pietro aveva risposto: Tu sei il Cristo! e subito dopo era diventato pietra d’inciampo. Avevano udito ma non ascoltato, quanto avevano visto e udito non aveva raggiunto il cuore, non aveva cambiato la mentalità. Avevano udito, ma non ascoltato per riconoscere la voce, lasciarla entrare, raggiungere il cuore e lasciarsi orientare da questa voce.
Allora Gesù li conduce sulla montagna, luogo che avvicina a Dio, e davanti a loro si transfigura. Sono i tre discepoli che forse oppongono maggior resistenza quando egli parla a loro della croce. Pietro tenta di fargli cambiare idea. Giacomo e Giovanni gli chiedono i primi posti nel regno, dopo che egli ha dichiarato che non è venuto per dominare ma per servire. È davanti a loro che Gesù si transfigura. Più degli altri discepoli hanno bisogno di ascoltare.
La scena è narrata in modo mirabile: Gesù si transfigura in compagnia di Mosè e Elia. Mosè, la guida del popolo nell’uscita dall’Egitto, nel cammino nel deserto, nell’alleanza al monte Sinai, nell’accogliere la Legge che assicura la vita al popolo. Elia che abbandona il palazzo del re per imparare a essere profeta presso la vedova di Sarepta; che fa il cammino di ritorno al Sinai per riscoprire il vero volto del Dio della vita.
Gesù conversa con loro, ma chi risplende luminoso è solo Gesù e Pietro non comprende la differenza: vuole fare tre tende, una per ciascuno. Non comprende che Mosè, Elia e Gesù sono una cosa sola: guida, difesa, impegno per la vita. Gesù è Mosè, Gesù è Elia, Gesù è il Figlio Amato!
La visione lo affascina: restiamo qui, perchè scendere a valle dove si incontrano conflitti, sofferenza, minacce? perchè riprendere il cammino che conduce alla croce, alla morte? Pietro non comprende o non vuole comprendere, resiste alla durezza del cammino che Gesù propone, vuole mantenerlo nella gloria del monte Tabor, lontano dalla passione e dalla croce del monte Calvario.
La voce è chiara e corregge in modo solenne: Questo è mio Figlio Amato: Ascoltatelo! È questo, è Gesù, non si deve confonderlo con nessuno: ascoltateLo anche quando parla del cammino della croce, perchè il cammino della resurrezione passa per il cammino della croce.
È solo Gesù che irradia luce. La luce che Mosè e Elia emanano viene da Gesù. È Gesù che aiuta a comprendere che la legge data da Mosè è per la vita. È Gesù che aiuta a riscoprire il volto di Dio come Elia lo riscoprì, imparando a essere profeta con i poveri e dei poveri. È Gesù il Figlio Amato, è Lui che dobbiamo ascoltare!
Solo Gesù irradia luce, tutte le altre luci sono riflesse: profeti, maestri, teologi, dottori, predicatori, come Mosè e Elia, sono luce riflessa. Non possiamo confonderli con Gesù, dar loro lo stesso valore. Solo Gesù è il Figlio Amato! È la sua parola che dobbiamo ascoltare, tutte le altre voci ci devono condurre a Lui, educarci a riconoscere la sua voce e ascoltarla.
L’esperienza di ascoltare profondamente Gesù può essere dolorosa e allo stesso tempo appassionante. Ascolto doloroso che chiede di uscire dai nostri schemi e parametri. Il suo mistero molte volte ci sfugge. Quasi senza accorgerci conduce per cammini nuovi, strappa le nostre sicurezze, ci attrae a una vita di maggiore autenticità. In Lui incontriamo qualcuno che svela il senso del vivere e del morire. E mentre c’invade la paura, come accadde a Pietro, Giacomo e Giovanni, intuiamo che da Lui sgorga la verità della vita.
Ancora una volta risuona la voce del profeta Isaia: Ogni mattino fa attento il mio orecchio perché io ascolti come discepolo. Ascolto, assiduo, paziente, sincero, perseverante, che illumina la vita di nuova luce. Dischiude il vedere e l’ascoltare in novità: discernere e incontrare risposte guidati da umanità, solidarietà, fratellanza e sorellanza. Comprendere che ci sono logiche che non sono umane e molto meno cristiane. Osare scelte evangeliche anche quando comportano il cammino della croce (balza alla mente l’ambasciatore Luca Attanasio ucciso in questi giorni in Congo).
Scendiamo dal Tabor e, a valle, ascoltiamo Gesù in quest’oggi pandemico che ci parla di portare la croce dell’isolamento, delle perdite, dell’impossibilità di celebrare il lutto, l’amicizia, gli abbracci. Che ci chiede di ascoltare e rinunciare per amore.
L’ascolto fedele di Gesù può condurre la comunità cristiana a curare una cecità secolare che l’ha condotta a installarsi. A vincere l’eterna tentazione di Pietro - facciamo tre tende qui nell’alto della montagna – di ricercare una fede che si rinchiude nel benessere interiore individuale, eludendo l’impegno personale e comunitario di un convivere maggiormente umano.
Il messaggio di Gesù è chiaro, scendiamo a valle! La fede cristiana che isola, installa non è evangelica. Evangelico è rendere attuale la voce di Gesù che invita ad ascoltare con maggior intensità la voce di chi è maggiormente fragilizzato nella nostra società. «Il mettersi seduti ad ascoltare l’altro, caratteristico di un incontro umano, è un paradigma di atteggiamento accogliente, di chi supera il narcisismo e accoglie l’altro, gli presta attenzione, gli fa spazio nella propria cerchia. Tuttavia, il mondo di oggi è in maggioranza un mondo sordo […]. A volte la velocità del mondo moderno, la frenesia ci impedisce di ascoltare bene quello che dice l’altra persona. E quando è a metà del suo discorso, già la interrompiamo e vogliamo risponderle mentre ancora non ha finito di parlare. Non bisogna perdere la capacità di ascolto. San Francesco d’Assisi ha ascoltato la voce di Dio, ha ascoltato la voce del povero, ha ascoltato la voce del malato, ha ascoltato la voce della natura. E tutto questo lo trasforma in uno stile di vita. Spero che il seme di San Francesco cresca in tanti cuori»
(Fratelli tutti, n. 48)






