
Gli ultimi saranno i primi
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In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore d'interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Riflessione biblica
I discepoli non capivano e avevano paura di chiedere. Non c’è peggior sordo di chi non vuol ascoltare o capire quel che si dice. I discepoli di Gesù, quelli di ieri come noi di oggi, quando il Maestro parla di sacrificio e morte, non vogliono capire. Non possono capire perché la loro mente è occupata in altre cose: chi sarà il primo? Chi è il più grande? Ecco perché non possono capire né rispondere alla domanda di Gesù, il Maestro.
Con pazienza, Gesù si pone a sedere e chiama vicino a sé i discepoli affinché possano capire, senza distrarsi. Insegna con parole, usa esempi e, più avanti, i fatti della sua morte e resurrezione. Prende un bambino che era lì in disparte e lo pone in mezzo a loro. Accogliere un bimbo, un piccolo, uno di quelli che sono messi in disparte, non contano e quindi non hanno voce, è accogliere Lui stesso e il Padre suo e nostro, dice. Ciò è difficile da capire, perciò gli apostoli di ieri, e noi di oggi, non vogliamo, non riusciamo ad ascoltare e ancor meno a capire.
S. Giacomo, nella seconda lettura della liturgia di oggi, dice che dove c’è invidia e rivalità, lì appare ogni tipo di azione cattiva e malefica. Al contrario, dove c’è la sapienza che viene dall’Alto, lì s’incontra modestia, riconciliazione e accordo senza finzioni, tutto avvolto di misericordia. Quella che attinge alla Misericordia onnipotente di Dio che, come c’insegnava il nostro Fondatore p. Giacomo Spagnolo, è necessaria per la generazione dei figli di Dio, opera più grande della stessa creazione dell’universo.
E ancora l'apostolo Giacomo chiede: da dove vengono le guerre di ieri e di oggi, se non dall’ambizione umana? L'apostolo spiega che ci sono due tipi di sapienza: la sapienza del mondo e la Sapienza che viene dall'alto, da Dio, quella che il mondo non vuole e non può ascoltare perché, per il mondo e quelli che sono del mondo, essa è stoltezza.
Il mondo vuole la pace ma fa la guerra, cerca accordo ma causa rivalità. E, come dice la prima lettura, finisce con il “mettere alla prova” la vita del giusto perché si oppone a questo modo d’agire. Con il salmista preghiamo: Signore sostieni ancora, oggi e sempre, la vita dei giusti.






