
Felici...se impariamo da Te
Ascolta la Parola
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Riflessione biblica
Oggi questa solennita' coincide con la domenica, il giorno del Signore, e questo dovrebbe rendere piu' gioiosa la nostra festa. Lui ci porta su un monte, ci vuole insegnare a guardare con uno sguardo nuovo, dall'alto, le cose della terra, le situazioni piu' terribili che ci sono, proiettandoci su un'altra dimensione. Li', su quel monte, Gesu' ci rivela la risposta di Dio a tutte queste situazioni pesanti e ingiuste che sembrano opprimerci. E' la sfida dello Spirito che va oltre la giusta rabbia, oltre la difesa a tutti i costi di noi stessi e degli altri. Non e' un discorso etico, ma un invito a unirci a Lui: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi daro' ristoro". Solo Lui puo' proferire quelle beatitudini, perche' sono la sua risposta alla nostra umanita', la sua stessa vita. La beatitudine piu' esplicitamente legata alla sua persona e' quella della mitezza, e la troviamo solo in Matteo, sempre al capitolo 11: "Venite... imparate da me che sono mite".
E' su questa sua immagine che vogliamo fermare lo sguardo: Beati i miti, beati i cortesi, i non violenti, i gentili, gli accoglienti... Non e' quindi un attributo caratteriale, o un ammonimento all'indifferenza emotiva, o a un'arrendevolezza passiva. E' Lui il mite. Questo sembra allora il cuore della beatitudine, del desiderio di felicita': somigliare all'uomo nuovo, a Gesu'. Un altro passo del Vangelo ci presenta chiaramente la sua mitezza, mentre entra a Gerusalemme, la citta' che lo rigettera', cavalcando un puledro d'asina (dipinto di Giotto: Ingresso a Gerusamme). La sua mitezza l'abbiamo conosciuta nel momento di massimo scontro con la violenza. La persona mite si rivela solo nello scontro, nella sua non reazione al male.

Cosa vuol dire che i miti erediteranno la terra? La terra e' simbolo della promessa di Dio, della sua alleanza eterna. Vuol dire che a dar loro l'eredita' di una terra "nuova" che non verra' mai piu tolta con la violenza sara' proprio il Padre. Il mite e' colui che sa di ricevere per dono e non per conquista, e vuole difendere a tutti i costi quella eredita', non la vuole perdere. Essa e' l'unica cosa che conta salvare veramente, cioe' la relazione di Amore con Dio, che nessuno puo' toglierci, da cui nessuno puo' separarci, neanche la violenza piu' spietata, neanche la morte, come direbbe San Paolo. Purtroppo in agguato c'e' il peccato dell'ira, di cui tutti conosciamo la reazione di impulsi incontrollati, che in un attimo ci possono far perdere la relazione con un marito o una moglie, un figlio, un fratello, un amico... mentre la conquista del suo cuore dovrebbe essere il nostro fine (cfr. don Fabio Rosini). Ma proprio li', nell'incapacita' di ottenere questo atteggiamento con le nostre sole forze, nel riconoscerci bisognosi di questo dono, e nel desiderio di tale beatitudine, possiamo imparare da Lui.
Il mite e' anche il povero per condizione, chi non ha le armi per reagire al potente. Attenzione ai deboli, ai fragili, ai piccoli, a quelli che non ce la fanno a rispondere con forza alla violenza, perche' nella loro impotenza hanno sempre da insegnarci qualcosa, disarmandoci nella nostra presunzione di poter sempre fare tutto.
Tanti Santi hanno cercato di imparare anche dagli ultimi, come Charles de Foucauld, che ha cercato di essere una carezza di Dio per tutti:

"La mitezza nei pensieri, nelle parole e nelle azioni... Niente di amaro, niente di violento, niente di duro...
essere come miele, come aria balsamica, come velluto, essere qualcosa di tenero e rinfrescante, di consolante, di soave per
tutti gli uomini, e' uno dei doveri imposti dalla carita'"
(Beato Charles de Foucauld -Tratto da una lettera di madre Celestina Bottego a noi sorelle)






