
Incontro allo Sposo, festa senza fine!
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Riflessione biblica
L’esperienza delle nozze o del matrimonio è una di quelle forze più comuni e conosciute da tutti e dappertutto; pur con delle differenze culturali significative. La gioia che essa regala alla famiglia, alla comunità sia ecclesiale che civile, al quale appartengono i giovani che decidono di fondersi in un solo progetto di vita duraturo, è unica è irrepetibile. Penso che anche Gesù abbia vissuto e conosciuto questa esperienza nella sua giovinezza pur senza averla vissuta in prima persona. Avrà visto le giovani ragazze che si riunivamo per salutare e preparare la futura sposa al giorno del matrimonio. O anche gli amici e gli “anziani saggi” della famiglia che accompagnavano il ragazzo ad incontrare la sua futura sposa. E tra di loro, sicuramente nasceva quel atmosfera di attesa/veglia che a volte sembra “eterna” perché si vuole che tutto sia compiuto presto, che nessuno si tiri indietro e che festa sia!
Contrariamente ai tempi di Gesù, oggi, grazie a tutte le possibilità di comunicazione che abbiamo, possiamo accorciare la distanza e diminuire significativamente la nostalgia dell’assenza altrui però, tutto questo non sostituisce la gioia dell’unione e dell’incontro che si realizza soltanto attraverso questo legame profondo che è il matrimonio. E Gesù, Maestro sapiente, si serve di questa immagine ben conosciuta per farci capire una realtà molto profonda del nostro essere Cristiani. Siamo tutti invitati alle nozze dell’Agnello, lo Sposo è pronto ma non sappiamo a che ora busserà alla nostra porta. Occorre solo vegliare nella notte con la lampada accesa.
Ovviamente tutto è simbolico e ha lo scopo di farci ragionare al di là di ciò che dicono le immagini. Gesù sceglie l’immagine delle donne per parlare della veglia/attesa e penso che ci sta proprio bene perché molte di esse sono naturalmente “esperte nella capacità di vegliare e di aspettare”. Quante volte vedono passare le notti intere attorno ad un bambino che non sta bene o per un marito che tarda a tornare a casa, o per i figli che si sono allontanati per problemi vari...Questo sembra così normale perché quel senso materno e altruistico le permette di andare al di là delle preoccupazioni personali, di intuire i bisogni altrui e di mettersi al loro servizio. Sono forse quelle vergini sagge di cui parla Matteo? Si tratta anche di una saggezza di vita che non toglie né la fatica né il sonno naturale. Infatti “come lo sposo tardava, tutte si assopirono e dormirono”; le sagge come anche le stolte. È una saggezza che tiene il cuore sveglio e allenato nell’attesa. Quel ritardo che le stolte non avevano considerato forse perché erano distratte con altre preoccupazioni, ha fatto sì che perdessero di vista il motivo della loro lunga attesa: l’arrivo dello sposo. La notte si era fatta lunga rispetto al previsto e non avevano l’olio sufficiente. Che disgrazia!!!! Un fatto che può sembrare estraneo oggi a noi che siamo abituati a “vivere nella luce”. Le nostre case e città moderne sono super illuminate tutto il tempo togliendoci così la possibilità di capire cosa significa vivere al buio, contando soltanto sulla lucina della lanterna o di una lampada a petrolio che deve illuminare tutta la casa. Si tenta così di eliminare la notte attorno a noi. Ma la notte da vincere qui non è tanto quella che ci circonda dall’esterno quanto quella che può offuscare gli occhi del cuore rendendolo insensibile, duro, passivo e cieco davanti alle necessità altrui.
Gesù ci invita a vegliare aspettandolo come uno Sposo, col cuore allegro e il corpo profumato di ogni opera buona e generosa. La nostra attesa sarebbe vana e insensata se venisse a perdere di vista il suo fine ultimo: l’incontro con Lui. E così che il nostro cammino di fede ci guida e ci prepara ogni giorno perché tutta la vita sia orientata e finalizzata a questo incontro con lui. In questa prospettiva chiediamo al Signore la grazia di affrontare ogni ostacolo che incontriamo sul nostro cammino con perseveranza e fiducia. Che Gesù ci faccia sentire ogni giorno la sua voce così forte e potente, capace di tenerci svegli nella notte e di svegliarci anche dal sonno della morte per fare festa con Lui. Con Lui la nostra festa non avrà fine perché lo Sposo sarà sempre con noi.
Tieni accesa la mia lampada, la fiamma è così fragile
Stasera vengo a mendicare il tuo pane, la tua acqua, il tuo olio,
Tieni la mia lampada accesa fino a casa tua
Solo tu puoi guidarmi
Accendi qualcosa di reale nel mio cuore
Qualcosa di te che niente può estinguere
Né fallimento né paura né il peso degli anni
E possa il mio passo provare a raggiungerti
Accendi qualcosa di puro nei miei occhi
Qualcosa di te che niente può estinguere
Né il peso del presente, né il futuro incerto
E che ai miei occhi la tua chiarezza arrivi come l’alba
Tieni accesa la mia lampada Signore,
Stasera vengo a mendicare il tuo pane, la tua acqua, il tuo olio,
Tieni la mia lampada accesa
perché tu solo puoi guardarmi
Amen.






