
Essere amanti di Dio e degli altri
Ascolta la Parola
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Riflessione biblica
‘Una folla numerosa che andava con Gesù’ è la prima immagine del brano del Vangelo di questa domenica. Ci si può chiedere, pensando a queste persone, ma quanti erano? È la domanda che ci facciamo spesso al termine dei nostri incontri ecclesiali, che siano celebrazioni liturgiche o catechesi. Ci interessa il numero, se sono tanti o pochi quelli che partecipano. Gesù, invece, uscendo dalla casa di uno dei capi dei farisei, di quella grande folla non guarda il numero ma il cuore e la volontà a seguirlo. Il vero discepolo è colui che ama, che ama sé stesso e gli altri, ma che riconosce la priorità di Dio su tutti gli affetti. Solo con Dio al primo posto si ama davvero se stessi ed il prossimo. Si è liberi dal possesso verso gli altri e si impara ad amare dal Suo cuore. Si è discepoli di Gesù se si porta la propria croce e si va dietro a Lui. Prima di tutto accettare la propria croce, la propria vita, storia, condizione, fatica, sofferenza… poi portarne il peso, ma non da soli, ma andando dietro a Lui. Il discepolo ha la forza di vivere questa croce perché va dietro a Gesù, perché lega la propria croce a Lui, al Suo Vangelo, alla speranza del Regno, e questo fa la differenza. L’altra indicazione per il discepolato è la rinuncia a tutti i propri averi. È l’essere liberi dal potere dei beni, dalle loro false sicurezze, e nella povertà dei mezzi, si scopre il bisogno dell’altro, la ricchezza della relazione e della condivisione. Le parabole della torre e del re che parte per la guerra, che troviamo solo nel Vangelo di Luca, richiamano al discernimento, al fermarsi per ponderare la serietà della chiamata alla sequela cristiana e della nostra risposta. Gesù non illude, non infiocchetta la vita, ma allena e prepara ad una vita vera, nella quale amare è l’unica via. Essere discepoli è essere amanti di Dio e degli altri, andando nella vita leggeri di sicurezze, portando dei pesi, ma seguendo Lui, fiduciosi e forti della Sua presenza.






