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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Rallegratevi con me!


Ascolta la Parola

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Lc 15,1-32

Riflessione biblica

La Parola di questa domenica invita a chiudere gli occhi, respirare profondamente, e contemplare la pazienza, gentilezza e soprattutto la MISERICORDIA che Dio ha con noi. Gesù presenta il vero volto di Dio Padre: assurdamente compassionevole

Seguiamo con attenzione la pedagogia di Gesù, in cui tutto si svolge in una cena, in un banchetto, dove i farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Secondo la nostra misera giustizia, questa è una cosa strana: convivere con coloro che hanno sbagliato, persone che non si vorrebbe guardare, ascoltare, e figuriamoci accogliere.

Ecco presentate tre parabole con un crescendo di valore aggiunto:

La prima mostra l’atteggiamento di un pastore esageratamente sprovveduto che lascia cento pecore per andare in cerca di una sola pecora. Inimmaginabile per il cuore umano che cerca solo ciò che è più convieniente, e non pensa sia giusto rischiare per un guadagno inferiore, non vuole perdere tempo, per investire solo nei propri interessi e bisogni. Gesù invece dice: “lasciava in cercaquando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini: Rallegratevi con me”.

La seconda presenta la moneta persa, qui il valore già sale, tocca il materiale, il frutto del lavoro. Oggi chi è disposto a perdere soldi? Tutt’altro: vogliamo ricavare sempre più, avere tutto per noi, e guai a chi si intromette nel nostro patrimonio. Gesú invita in questo caso alla condivisione di ciò che non ha prezzo: la gioia. “Avendo trovato la moneta perduta chiama le amiche e le vicine, e dice: Rallegratevi con me”.

La terza parabola, la più bella, è la più sconvolgente, perché riflette la nostra fragilità riscattata da quel Padre disposto a perdere tutto: ascolta, dona, aspetta, guarda, abbraccia e riempie il figlio perduto-ritrovato di ciò che umanamente non meriterebbe. Gli ridona tutto quello che lui liberamente aveva deciso di abbandonare: il vestito più bello, l’anello, i sandali. Non basta… quel Padre esprime la gratuità al massimo nel comando: “Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa”.

La PAROLA di oggi viene a spaccare quell’atteggiamento basato sui nostri meriti, su quella giustizia calcolata su interessi umani. La cosa più importante davanti alla fragilità, allo sbaglio umano, al limite è la sorprendente frase del Padre: “perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Con ammirazione e vergogna riconosciamo quanto DIO CI AMA gratuitamente. Lui scommette su ciascuno di noi. La nostra debolezza non lo scandalizza, anzi é proprio ciò che permette a noi di cercare il suo sguardo, e a Lui di mostrarci il suo amore. Gesù ci dice che quello che conta di più è il poter gustare la vita in pienezza, ritornare al Padre, e vivere da figli e figlie… e per questo bisogna fare festa!

É un invito a guardare i nostri fratelli e sorelle con occhi nuovi, riuscendo a vedere la fragilità come possibilità di crescita, di conversione, e non come condanna. Questa é una grazia da chiedere continuamente al nostro Padre misericordioso. 

Il nostro fondatore, p. Giacomo Spagnolo, diceva: “o tutte perfette o tutte misericordiose”. Difficile, anzi impossibile, ma la Parola di questa domenica viene in nostro aiuto: purifica il nostro sguardo, scardina le nostre stentate giustizie, e ci dona ciò che è impossibile al cuore umano ma non a Dio, cioè essere accolti e resi giusti dalla sua misericordia. 

Lampada ai miei passi

Licha Santiesteban

Missionaria di Maria saveriana da 26 anni. Ha studiato Teologia presso i Salesiani in Tlaquepaque, Jal. Mexico. Ha frequentato un corso di Mariologia presso l´università dei Verbitas in Guadalajara, Jal. Mexico.

Ha ottenuto la Licenza in Scienze dell´Educazione, e la Specializzazione di Pastorale Giovanile e Catechesi alla Università Pontificia Salesiana di Roma. È stata per 10 anni in Brasile, per 5 anni ha realizzato la sua missione in mezzo ai giovani della Periferia di Londrina, e poi altri cinque anni in Mato Grosso, incaricata della formazione di comunità e promovendo la realizzazione del progetto di vita nella vita dei giovani.

Ha partecipato al Convegno sui Social Media: Strutture ed effetti del linguaggio dei Social Media nella missione Ad Gentes in Italia dove rimane per 5 anni, lavorando con i giovani universitari. Attualmente svolge la sua missione in Messico nell’ufficio di comunicazione della Congregazione.

Riflessioni Bibliche