
Emmanuele, il Dio-con-noi
Ascolta la Parola
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Riflessione biblica
La pericope di questa domenica chiude il Vangelo di Matteo e come ogni conclusione ricapitola in sé i temi fondamentali di tutto il libro, presupponendoli in chi legge e rilanciandoli al futuro, perché il lettore li verifichi, li completi e li riscriva nella propria vita.
Il racconto si sviluppa in un’unica scena, sul monte, luogo teologico per Matteo, in cui Dio a più riprese si è rivelato e ha voluto essere incontrato. Al centro c’è Gesù risorto. Si dice della sua intronizzazione e potestà universali. Dà il mandato missionario e assicura la sua compagnia in mezzo ai suoi per sempre.
Mi soffermo in modo particolare sull’invio degli Undici (per la prima volta menzionati così con un palese riferimento al tradimento di Giuda) e sulla promessa di Gesù, che garantisce la sua costante presenza.
Nonostante il fallimento e anche il tradimento dei suoi discepoli, il Risorto scommette nuovamente su di loro, scegliendoli di nuovo per una vocazione essenzialmente missionaria, destinata a tutto il mondo. Il Vangelo che prima era riservato solo a Israele (Mt 10,6) ora deve essere annunciato a tutte le nazioni. Gesù li invia a fare discepole le genti (v. 19), e non ad ammaestrarle (come detto in alcune traduzioni), perché non ci sono maestri ma solo discepoli e ascoltatori dell’unica Parola. L’invio è un compito e una grazia possibile solo a chi è già divenuto discepolo, perché si tratta di comunicare un’esperienza. Nessuno, infatti, può dare ciò che non ha.
Le due modalità indicate da Gesù sono:
- il battesimo “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”: un’espressione inusuale in Matteo, traccia di un’antica formula liturgica, che si trova solo nella Didaché; in altre parti del Vangelo i termini “Padre”, “Figlio”, “Spirito Santo” appaiono separatamente;
- e l’insegnamento di quanto loro stessi hanno ricevuto e come lo stesso Gesù faceva; egli infatti predicava alle folle e istruiva nelle sinagoghe (cf. Mt 4,23). Questo compito ora passa ai discepoli. E per assolverlo, viene assicurata agli Undici la presenza del loro Signore.
All’Emmanuele, il “Dio-con-noi” dell’apertura del Vangelo (cf. Mt 1,23), ora fa eco la parola del Risorto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (v. 20). Gesù assume pienamente questo nome ricevuto dal Padre per l’eternità.
Io sono con voi è un tema ricorrente nella letteratura biblica che non va frainteso: il “Dio-con-noi” è molto di più di Dio che cammina accanto a noi. Significa che si è incarnato, assumendo la nostra causa. È presente nella storia e nella quotidiana fatica di chi annuncia il Vangelo.
Gesù appare agli Undici, divisi tra adorazione e dubbio, tra fiducia e paura. Non li rimprovera per la fuga (cf. Mt 26,56) e non li fa vergognare per la poca fede (cf. Mt 14,31), ma dà la certezza assoluta che il loro cammino non sarà solitario, perché Dio proseguirà nel loro viaggio in mezzo agli altri popoli.
L’Emmanuele, “Dio-con-noi”, è Gesù, colui che è stato condannato e crocefisso ed ora è Risorto. È il Gesù terreno, che è passato attraverso la sconfitta della croce. Quindi il “Dio-con-noi”, non deve essere cercato nei grandi eventi, nelle visioni eclatanti, ma nell’esperienza quotidiana e contraddittoria della vita: tra i dubbi, le tribolazioni e le persecuzioni di ciascuno. È una ricerca faticosa, avvolta nel mistero dell’amore, mai raggiunta e posseduta, ma sempre cercata.
Qui trova senso allora la formula trinitaria del battesimo. Diventare cristiani e essere discepoli significa essere inseriti nella relazione d’amore che intercorre tra il Padre, il Figlio e lo Spirito. È essere con il Figlio, presenza che da senso alla nostra vita nell’ascolto della Parola, nella conoscenza, nell’amore, nel cammino, nella missione.






