
Per il vestito più bello
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 15,26«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
16,12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Riflessione biblica
Sono in due nel mondo ebraico che danno testimonianza. Gesù aveva detto: “Nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me” (Gv 8,17-18). Ora a dare testimonianza di Gesù ci sono lo Spirito e i discepoli.
Lo Spirito è testimone qualificato perché è mandato da Gesù e procede dal Padre, ove attinge la verità che comunica. Lo Spirito è il cuore della relazione tra il Padre e il Figlio, il collettore della verità che è il comunicarsi eterno fra il Padre e il Figlio, comunicarsi che fa sì che il Figlio sia Figlio e che il Padre sia Padre, come generante. Chi più dello Spirito può farci partecipi di questa verità? Chi più di lui può farci conoscere il volto del Figlio rivelandoci così il Padre?
Sembrano pensieri peregrini in un tempo in cui altre preoccupazioni ci appaiono più corpose e urgenti: l’agognata fine della pandemia, l’instabilità mondiale, l’ipocrisia di poteri forti che cauzionano occupazioni e bombardamenti mentre a voce invitano alla calma, l’illusione di sceglie la via militare per frenare la massa di disperati che si giocano la vita per passare dalla loro “piroga” alla nostra “nave da crociera”. E anche il nostro personale desiderio di felicità a lungo compresso da tante restrizioni.
A che serve lo Spirito in tutto ciò? Quale verità ha ancora da comunicarci? La verità “pesa”, dice Gesù: “per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Il verbo usato è quello stesso del “portare” la croce. Lo Spirito fa da ponte, è il nesso fra le cose che ha udito e quelle che verranno. Cogliere il nesso è cogliere il senso della vita e della storia. I nessi oggi ci sfuggono, viviamo saltando da una piastrella all’altra, da un attimo all’altro e forse la pandemia non è bastata farci cogliere i nessi della nostra vita e di quella del mondo.
Forse è questo che lo Spirito può darci, se lo chiamiamo, se gli esponiamo la nostra povertà: farci cogliere i nessi, cogliere l’insieme della vita di Gesù fino al suo ritorno al Padre per capirne il senso, e la portata per la nostra storia. Leggere la mia storia non come un susseguirsi d’episodi, ma come un percorso. Vedere il nesso della nostra storia con quella di Cristo e quindi il nostro nesso col Padre. L’abbiamo abbondantemente perso, questo nesso. Oggi, per molti, essere figli non è più un ideale: vogliamo piuttosto affrancarci da ogni figliolanza. Per questo abbiamo bisogno dello Spirito.
Eppure, dice la memoria meditativa di Giovanni, noi siamo con il Figlio di Dio da principio, da quel principio in cui tutto è stato in lui creato. Ci è stato dato di entrare in questa verità e siamo così anche noi testimoni.
C’è molto che non abbiamo ancora capito della verità; accettarlo, significa aprire una porta al compimento che viene dallo Spirito. Aprirci come persone e come istituzioni, come Chiesa. Non accontentarsi di risposte già date, cogliere l’incessante pullulare del nuovo. Diventare appassionati di verità anche a costo di cambiare idea. La verità si è fatta carne e continua a essere di carne. Essa si misura nel diritto di tutti a vivere e degnamente. La verità è un vento che scuote le foglie secche della nostra vita e abbatte le sovrastrutture di cartapesta. La verità ci nudifica per rivestirci del più bello dei vestiti.






