
Dalla sua pienezza grazia su grazia!
Ascolta la Parola
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Riflessione biblica
Cerco di immaginare, a modo mio, quale può essere stata la genesi della composizione di questo antichissimo inno che apre il vangelo di Giovanni.
La comunità cristiana nata dalla Pentecoste vive un momento drammatico, imperversa la persecuzione. In una sera fredda e umida come questa, davanti al fuoco, vedo questi ebrei convertiti radunati insieme e li ascolto mentre rileggono e interpretano l’evento che ha dato una svolta alla loro vita: Gesù, che li ha attratti, sedotti con i suoi insegnamenti e i suoi miracoli, poi delusi; che hanno abbandonato, tradito, da cui sono stati perdonati, che hanno visto, udito, toccato Vivente dopo la sua morte in croce e riconosciuto Signore, da cui sono stati consolati, nutriti, inviati; per il quale molti di loro ora sono pronti a dare la vita.
Era Dio e si è fatto carne! E’ venuto ad abitare uomo tra gli uomini, c’è stato chi non lo ha riconosciuto e accolto e chi lo ha accolto e ha creduto nel suo nome. Con gli occhi brillanti dicono: Noi abbiamo contemplato la sua gloria!
Che cosa stupenda avere incontrato la Parola eterna della Trinità, così vera, così viva che è diventata persona in Gesù!
Riempiti dallo Spirito, l’inno nasce spontaneo sulle loro labbra, contemplando l’amore di Dio che il Figlio ha rivelato con tutta la sua esistenza terrena: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio!”. Perché è sulla croce che l'amore di Dio rifulge in tutta la sua penetrante luce e pienezza. “Nessuno ha un amore più grande di questo!” Un amore che non esclude nessuno, che si offre a tutti, senza merito, che ha compassione dei piccoli e di chi soffre, che fa piovere sull’umanità una pioggia di grazie, che dissipa le tenebre e orienta la vita. Mai, prima, Dio si era rivelato così a Israele!
Nella comunità cristiana questi uomini e queste donne condividono lo stupore e la gioia della scoperta: sono stati amati prima ancora di essere stati creati e saranno amati per sempre. Sentono che tutta la loro esistenza è immersa nell’amore di Dio, perché, grazie all’Incarnazione del Figlio, l’eterno è entrato nel tempo. A loro è stato chiesto di accoglierlo e di credere nel suo nome.
Con la loro testimonianza questi primi cristiani annunciano ora che Dio dimora in mezzo a noi attraverso lo Spirito che ci ha donato, che se lo accogliamo anche la nostra vita è trasformata e la nostra quotidianità (intessuta di lavoro, studio, tempo libero, relazioni, uso dei beni, salute e malattia e quant’altro) diventa il luogo e il tempo in cui Dio Padre continua a manifestarsi per quello che è. E diventiamo a nostra volta testimoni della luce e aiutiamo altri a incontrare il Signore!
“Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia”, rigenerati come figli di Dio, come suo Corpo vivente oggi!
Il riferimento a Giovanni ci sta a pennello, lui che ha gioito per il compimento dell’attesa (l’amico dello sposo si rallegra grandemente alla voce dello sposo), che si è inchinato con umiltà davanti al Messia (colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali) e che, davanti a ogni prepotenza, è stato un testimone impavido della verità.
Accogliere: parola bella che sa di porte che si aprono,
di mani che accettano doni, di cuori che fanno spazio alla vita.
Parola semplice come la mia libertà,
parola vertice di ogni agire di donna, di ogni maternità.
Dio non si merita, si accoglie.
«Accogliere» verbo che genera vita,
perché l'uomo diventa ciò che accoglie in sé.
Se accogli vanità diventerai vuoto;
se accogli disordine creerai disordine attorno a te,
se accogli luce darai luce.
Dopo il suo Natale è ora il tempo del mio Natale:
Cristo è venuto ed è in noi come una forza di nascite.
Cristo nasce perché io nasca.
Nasca nuovo e diverso: nasca figlio!
Il Verbo di Dio è come un seme che genera secondo la propria specie,
Dio non può che generare figli di Dio.
Perché Dio si è fatto uomo?
Perché Dio nasca nell'anima,
perché l'anima nasca in Dio.
(P. Ermes Ronchi)






