
Chi accoglie voi accoglie me
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Riflessione biblica
Se Gesù chiede per Lui un amore più grande di quello che si prova per il proprio padre, la moglie o i figli, è perché lui ha dato tutto per amore nostro e, pur essendo Dio, ha rinunciato alle sue prerogative divine e assunto la condizione di servo. Prendere ognuno la propria croce non significa tanto sopportare le prove che la vita ci riserva, piuttosto accettare l'intima comunione e solidarietà che Gesù ha voluto stabilire con noi.
È un rapporto tra pari, come in una coppia o tra amici; è assumere il destino dell'amato poiché l'amato ha assunto il nostro, morendo crocifisso. Gesù non vuole competere con gli amori umani, amori che ha più volte ha benedetto e dichiarato indissolubili. Del resto, anche per formare una famiglia, l'uomo e la donna devono lasciare il proprio padre e la propria madre. Il mondo non finisce nella cerchia ristretta degli affetti familiari, per quanto buoni siano.
È necessario allargare questa cerchia di consanguineità per accogliere chi è senza famiglia, abbandonato da tutti. Non ci sarebbe solidarietà né giustizia se rimanessimo chiusi nelle nostre case. Chi perderà la vita per lui, la troverà; chi vorrà conquistarla per sé la perderà. Gesù non parla solo del martirio, che resta comunque una possibilità, ma di una nuova consapevolezza dell'esistenza. La vita, come l'amore di Dio, è un dono immeritato, nessuno può esserne considerato il proprietario. Una vita si perde, così come si fa con un tesoro: investendola, spendendola per qualcosa che vale veramente. Possediamo solo ciò che abbiamo donato a mani piene, come la donna che diede al profeta Eliseo piccoli bocconi di vita: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada, e ricevette in cambio un figlio strappato dalle grinfie della morte (cf. 2Re 4,8-37).
Intraprendere la via della croce significa rinunciare a essere il centro attorno al quale tutto deve ruotare, significa entrare nel dinamismo della solidarietà e del dono di sé. Non è un dinamismo che genera morte, ma vita. Questa frase di Gesù non implica alcun dualismo antropologico o escatologico. Non si tratta di perdere la vita materiale a favore della vita spirituale, né di perderla in questo mondo per trovarla nell'altro. Si tratta piuttosto di una vita che l'uomo riceve sia qui nella storia che nell'aldilà: un modo migliore di vivere sulla terra, una vita buona, così forte da poter sconfiggere anche la morte. Nessun annuncio del Vangelo è allora possibile senza un'intima unione con Gesù. E come il discepolo è unito a Gesù, così Gesù penetra nell'esistenza del discepolo a tal punto che, chi lo accoglie, accoglie Gesù stesso. E chi accoglie Gesù accoglie suo Padre.
L'inviato e colui che lo invia vengono a coincidere. Gesù, i missionari e le missionarie rendono presenti nelle loro opere, nel loro messaggio, colui che li ha inviati. Sono il volto del Dio vivente che si fa visibile a tutti e in ogni momento. È molto suggestivo che questo discorso, fatto all'ombra della persecuzione, si concluda ora con una forte insistenza sull'accoglienza e sulla ricompensa che questa comporta. Ma qui c'è qualcosa che va oltre la legge dell'ospitalità. Accogliere l'altro è accogliere Cristo. Accogliere o rifiutare il missionario significa non riconoscere in lui la presenza di Gesù.
Un bicchiere d'acqua fresca, non un acqua qualsiasi, dimostra una diligente attenzione alla stanchezza dell'altro, non qualcosa di banale o di superfluo. La vita si perde attraverso i gesti di chi sa intuire il bisogno del fratello e accoglierlo nella sua piccolezza. Ecco la meravigliosa pedagogia di Gesù. Un semplice bicchiere d'acqua, se dato con il cuore, ha dentro la croce. Tutto il Vangelo è concentrato nella croce, ma tutto il Vangelo è concentrato anche in un bicchiere d'acqua.
Amare non è la stessa cosa che commuoversi, o provare sensazioni spirituali. Amare è un verbo che si coniuga con il verbo dare. L’amore muove i nostri piedi e li porta fuori dai nostri circoli riconfortanti, alla ricerca di qualcuno che diventi un prossimo; e poi muove le nostre mani perché consegnino piccole porzioni di vita. Nessuno è così povero da non avere qualcosa da offrire.






