
Che cercate?
Ascolta la Parola
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Riflessione biblica
“Che cercate ?” I due si sentono rivolgere la parola dall’uomo che stavano seguendo, additato dal loro maestro Giovanni Battista come “colui che prende su di sé il peccato del mondo”. Gesù ha delle buone referenze, benché un po’ enigmatiche: vale la pena di saperne di più. I piedi si mettono a marciare dietro di lui, come attratti da un desiderio. E subito la sua domanda scava dentro per aiutarli a prendere coscienza del loro marciare: “Che cercate ?”
“Maestro, dove abiti?” la risposta denota il loro essere in ricerca non di un sentito dire ma di un’esperienza, non di qualcosa, ma di qualcuno. Come sarà alla fine del Vangelo, nel giardino, per Maria Maddalena: “Donna, perché piangi, CHI cerchi?”.
I due discepoli rispondono “Maestro dove possiamo trovarti sempre, dove hai la tua casa, la tua dimora stabile?”. “Che cercate?” chiede lui, “Cerchiamo te” rispondono i discepoli.
Seguire, cercare... implica un risveglio, un desiderio, un uscire dalla routine, dalla pigrizia e dalla comodità delle sicurezze per mettersi in atteggiamento di ricerca. Serve un atto di coraggio e probabilmente, scavando e osservando bene, dietro c’é la traccia di Qualcuno che ne ha creato le condizioni.
Qui in Repubblica Democratica del Congo la ricerca è un atteggiamento costante: quante persone sono abituate à “cercare” ogni giorno di cosa vivere. Oppure partono altrove per “cercare la vita”. E quanto spesso si lasciano imbrogliare, investono speranze ed energie sbagliando il bersaglio. Si mettono a seguire qualche capo o potente di turno solo per raccogliere qualche briciola, al prezzo della loro libertà e coscienza. Se si seguono ciarlatani, imbroglioni o gente che cerca solo il proprio interesse, si diventa servili, senza trovare alcuna stabilità. La miseria mostra senza vergogna questi risvolti. Per gli “oppressi” del mondo l’unica strada di liberazione é prendere coscienza e dare un nome a queste dinamiche che sfruttano e opprimono. E rivolgersi a colui che prende su di se tutto il marciume, per salvarci.
Che cercate? Gesù invita a guardarsi dentro e a riconoscere cosa ha mosso i nostri piedi. Il risveglio della coscienza é il solo mezzo che genera il cambiamento e la vera libertà. Ecco cosa significa la bella espressione di p. Giacomo Spagnolo che parla della missione come “generazione dei figli di Dio”.
Chi cerca (e trova) Gesù, lascia perdere tutto il resto, come se fosse spazzatura, si libera di pesanti fardelli e trova dove restare saldo. La buona notizia è che “chi cerca, trova” perchè il nostro Dio non aspetta altro che questo passo... Chi lo trova diventa co-inquilino suo, anzi, trova dimora in Lui, che è la vera casa di ogni uomo.






