
Una buona notizia!
Ascolta la Parola
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Riflessione biblica
“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio”. Comincia così la pagina del vangelo di Marco, che per una felice coincidenza ci viene proposta nella domenica dedicata alla Parola, fortemente voluta da Papa Francesco. Vorrei provare ad immergermi nel brano di oggi, dialogando con Gesù per attingere a piene mani gioia e fiducia da condividere.
Giovanni Battista, è stato appena incarcerato e Gesù che fa? Parte per la Galilea per iniziare la sua missione. Immagino il mormorio, i commenti che si moltiplicano di fronte alla situazione che si è creata. Di certo, tira una brutta aria in quei giorni.
Mi verrebbe spontaneo suggerire a Gesù: non partire! Questo non è il momento per mettersi in cammino. Sarebbe più prudente aspettare. In tempi di crisi il rinvio è un atto di buon senso e di realismo. In fondo è quel che stiamo facendo più o meno tutti in questo tempo di pandemia: abbiamo chiuso i luoghi di ritrovo, rinviato viaggi, sospeso eventi, convegni. Aspettiamo il vaccino che metterà fine ai pericoli del virus!
Tu invece, non ti lasci influenzare o abbattere dagli eventi. Al contrario, anziché ritirarti, aspettando prudentemente il momento opportuno, parti. Cominci a percorrere le strade della Galilea, detta anche “il crocevia dei popoli” e ne fai il centro missionario privilegiato della tua predicazione.
Mentre così rifletto, avverto risuonare in me l’appello pressante di Paolo nella seconda lettera a Timoteo: «Ma la Parola di Dio non è incatenata!» (2 Tm 2, 9). Sì, la Parola di Dio è sempre libera, circola per le vie del mondo, non si ferma nei lockdown della storia. Ne abbiamo fatto esperienza in questi mesi difficili di restrizioni: la Parola ha confortato, ha tenuto viva la nostra fede, il nostro rapporto con Dio, le nostre relazioni interpersonali ridotte al minimo.
Marco, ci riporta le prime parole del tuo annuncio: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». È una proposta densa e pregnante e il cuore del tuo annuncio è semplice: Dio ti si fa vicino. Come forse tanti altri, anch’io mi chiedo: come può questa buona notizia coesistere col tempo che viviamo? E tu, con ancora più intensità, fai risuonare il meraviglioso richiamo: la buona notizia è che Dio è accanto a te qui, ora. Ti viene incontro nello scorrere di questi giorni difficili; nel banale quadro del tuo quotidiano, talora assurdo e sconclusionato; si manifesta in tutto ciò di cui è impastata la vita: fatiche, gioie, fallimenti, speranze, inquietudini.
La buona notizia è scoprire che Dio è carne della tua carne. Ma per abbracciare questa carne che Dio ha rivestito, tu metti in chiaro subito una cosa: “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Per accogliere questa vicinanza, tu suggerisci un cambiamento, una trasformazione che richiede collaborazione, ospitalità. Non dai delle istruzioni o regole morali, ma proponi una relazione. Conversione è accorgersi che siamo fatti per stare con Dio, che la felicità è accogliere la luce del tuo Vangelo offerto a tutti.
Con tratti sempre molto concisi e schematici, Marco racconta poi la chiamata dei primi discepoli, lungo il lago di Galilea. Riporta che il tuo sguardo per due volte si è posato su degli umili pescatori. E dopo averli visti, li hai invitati a seguirti. Ed essi, senz’ombra di indugio, hanno lasciato gli attrezzi della pesca: reti, barche, colleghi di lavoro, famiglia (la più stretta delle reti) e sono venuti con te.
È interessante osservare che i tuoi primi discepoli sono due coppie di fratelli. Sono “pescati” da una fraternità, forse per far loro assaporare una fraternità aperta, più grande, più universale. Mi sono sempre chiesta che cosa hai visto quel giorno in quei fratelli pescatori che in fondo facevano semplicemente il loro lavoro. Forse hai intuito che il loro cuore era abitato da un desiderio di smisurato di amore. O forse perché tu non chiami in base alle capacità, non guardi l’idoneità alla missione. Semplicemente, tu inviti a camminare con te, a condividere la tua stessa vita.
Un altro motivo di stupore di questo racconto è l’immediatezza della risposta dei chiamati. Quel “subito”, ripetuto per ben due volte in questo brano (vv. 18a e 20a) mi ha sempre meravigliato. Certo, è poco probabile che il fatto sia avvenuto con tale rapidità. Credo che più che dire una cronologia, il vangelo voglia attirare l’attenzione sull’irresistibile dinamica di attrazione che nasce dall’incontro con te. I fratelli pescatori sono veloci e pronti non perché hanno ricevuto un ordine, ma perché si sono sentiti amati, attratti da te.
Il tuo incontrarci così come siamo, sulle rive della nostra quotidianità, ci attira al punto tale da renderci capaci di svincolarci dalle reti che ci legano e farci diventare, a nostra volta, “pescatori di umanità”, nel vasto mare del mondo.






