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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Cerchiamo cavalli


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».   

Lc 19,28-40

Riflessione biblica

Gesù cammina davanti a tutti sulla strada per Gerusalemme. Dall’alto del giardino degli Ulivi, appare la città, potente e refrattaria. In mezzo, la valle del cimitero, come una premonizione. Sta per concludersi quel viaggio che aveva deciso per interiore obbedienza “indurendo il viso” come dice letteralmente Luca in 9,51. Ci va liberamente, davanti agli altri, col passo dello sposo che va verso le nozze, perché là farà sua la sua sposa. Va come re per essere intronizzato, come signore per regnare. 

Per questo ci vuole una cavalcatura. Può associarsi la regalità, la festa di nozze con un asinello? Certo no. Il cavallo è maestoso, l’asino umile, il primo è l’appannaggio dei grandi e dei guerrieri, il secondo è il compagno di lavoro dei poveri, lo caricano di tutto e lui va. E quando non serve, lo legano.

Per di più l’asino non è neppure suo. “Il Signore ne ha bisogno” devono dire i due discepoli inviati, senza aggiungere la rassicurazione che leggiamo in Marco e Matteo: “Lo rimanderà”. A colui che sta dando tutto, i doni si fanno senza garanzie. Nessuno l’ha mai montato, perché qualcosa di totalmente nuovo sta per accadere.

Gesù vive questo momento d’apparente riconoscimento che non farà che allarmare ancor più i capi e accelerare la sua morte. Si ricorda, la gente, dell’annuncio di Zaccaria che circa tre secoli prima annunciava alla figlia di Sion che il suo re, “giusto e vittorioso” (Zc 9,9) verrà umile su un figlio d’asina?

Non è falso l’entusiasmo di quanti lo accompagnano ed esprimono con i mantelli stesi (l’unica protezione del povero) l’onore per questo vero re. È un entusiasmo che però non saprà tenere di fronte alle manovre dei grandi della città. Gesù sa che “il loro amore è come nube del mattino, come la rugiada che all’alba sfiorisce” (Os 6,4b). Eppure accetta di vivere questo momento come espressione della sua coscienza di sé e come segno, per i discepoli che resteranno, del senso di ciò che avrà vissuto in quei giorni.

Per questo, senza troppa vergogna, coscienti anche noi del nostro amore inconsistente, anche noi agitiamo i rami in festa camminando dietro a lui. Ci stiamo, non saremo respinti, come non fu respinta quella folla. Benché fragili e inconsistenti, gli diciamo che è lui il re che desideriamo. 

Chissà però se gli andiamo dietro, almeno come gli abitanti di Gerusalemme. È un tempo in cui gli asini non hanno successo. Contano i cavalli, conta l’essere l’uno più forte dell’altro, per poterlo vincere in caso di confronto. Conta contare davanti al mondo, conta essere con i forti, anche se questo significa seguire imperativi di spese militari crescenti. 

No, Gesù, mi dispiace, se non fosse per la fede che merita la tua vicenda, per quello sparuto gruppo che cerca di seguiti, per quelle scintille d’oro che risplendono negli occhi dei poveri, diremmo che stai iniziando giorni inutili: non sappiamo neanche entrare con te a Gerusalemme. Stiamo tutti cercando i migliori cavalli.

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche