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Missionarie di Maria
SAVERIANE

“Taci! Esci da quell'uomo”


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Mc 1,21-28

Riflessione biblica

Gesù va a Cafarnao. È un sabato. Entra nella sinagoga e si mette ad insegnare. I presenti si stupiscono perché insegna con autorità e non come gli scribi, che non fanno che ripetere gli insegnamenti degli antichi.

È presente nella sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo, che si mette a gridare: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?  Sei venuto a rovinarci?”. Gesù, il Giusto, il Santo di Dio lo disturba: viene a rompere la sua supremazia. Con quel “che vuoi da noi?”, l’indemoniato evoca tutte le obiezioni che ci impediscono una fede autentica. Vogliamo un Dio che faccia miracoli, ma che non ci disturbi nel nostro stile di vita. Anche noi siamo tentati di dire a Gesù: sei venuto a rompere i miei progetti?

“Taci! Esci da lui!”, gli ingiunge Gesù. Mi colpisce che la prima parola rivolta da Gesù al demonio che parla in quell’uomo sia un invito al silenzio: “Taci!”. Il verbo è molto forte: Gesù lo usa anche per calmare la tempesta (cfr. Mc 4,39). È un verbo che parla anche a noi: per essere trasformati dalla Parola, occorre stare in silenzio, acquietarsi, fermarsi. In questo tempo di pandemia che si trascina, esso ci aiuta a interrompere le frenesie, anche quelle pastorali, e a dare tempo al seme gettato di marcire e portare frutto. A calmare l’agitazione e a partire da dentro e dall’attenzione ai più vicini.

Questo spirito maligno è dove non ci si aspetterebbe: un luogo sacro. Anche la nostra fede può diventare demoniaca, quando rimane rinchiusa dentro al recinto del sacro, profumando solo d’incenso e di sacrestia e ignorando gli odori della strada, dei senza tetto e degli abbandonati. È demoniaca una fede in nome della quale, gonfi di presunzione, giudichiamo le sorelle, i fratelli.

Una fede che non cambia la vita, il nostro modo di gestire le cose del mondo, non ha senso. Una fede che è indifferente a chi sta morendo per mancanza di cibo, di ossigeno, di assistenza medica, di letti negli ospedali, in un tempo come questo, è demoniaca. Non è la fede di Gesù.

Ci possiamo chiedere:

La nostra fede è tale che mette in movimento di conversione la nostra vita?

Quando nelle nostre parole di credenti risuona l’autorevolezza di Gesù?

Lampada ai miei passi

Amabile Didonè

Amabile Didonè, missionaria da 1958, originaria di Rosà Vicenza. Nata nel 1937.

1958 – 1964 ha fatto la sua prima formazione a Parma.

1964 – 1986 è stata destinata in Brasile Sud: Paranà

1986 – 1993 è ritornata in Italia per svolgere la Animazione Missionaria Vocazionale

Dal 1993 al 2025 è rimasta nel Brasile Nord e Nordest.  Regione Amazzonica.

Ha sempre lavorato nell’ambito catechetico, biblico e pastorale. soprattutto nella formazione dei laici.

Formazione specifica: catechetica, teologia pastorale, biblica con il metodo CEBI (Centro di Studi Biblici)

Attualmente in Italia

Riflessioni Bibliche