
Per una tenerezza combattiva
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Riflessione biblica
La prima lettura di questa quinta domenica del Tempo ordinario ci presenta la figura di Giobbe, personaggio biblico conosciuto come uomo del dolore. In questo capitolo, in particolare, Giobbe si lamenta della vita, come è quasi normale per noi esseri mortali. Essa gli appare come un soffio e per di più piena “di illusioni e di affanno”. Quand’è sera, aspetta il mattino; quand’è giorno, aspetta la sera.
Anche il Vangelo di Marco, nella pagina che ci è proposta, parla di persone in situazioni di malattia e sofferenza. Ma il loro atteggiamento è ben diverso da quello di Giobbe. Gli apostoli parlano subito a Gesù della situazione della suocera di Pietro, malata, e Gesù le si avvicina, la prende per mano, la fa alzare e la febbre se ne va. Che cosa fa questa donna dopo essere stata guarita? Si mette a servire e aiutare altri. Così si forma una catena di bene, di bello. E “venuta la sera…, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guari molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni...”.
Gli apostoli, e le persone sconosciute che portano a Gesù “tutti i malati e gli indemoniati”, mostrano un atteggiamento combattivo nei confronti della sofferenza e malattia: non di lamentazione, non di ricerca di un perché, ma di ricerca di soluzione, nel ricorso a Gesù. I gesti di Gesù sono quasi gli stessi del buon Samaritano nella parabola che papa Francesco ha usato come tela di fondo della sua ultima enciclica “Fratelli tutti”.
Oggi Gesù agisce per mezzo di ogni battezzato, come attraverso tutta la comunità cristiana e ogni persona di buona volontà. Non si tratta di ricorrere a Gesù con pretese di miracoli, ma di mettere in atto tutte le nostre capacità combattive contro il male e la sofferenza, sapendo al contempo che la vittoria ci è già stata data in Lui, morto e risorto. Uniti a Lui, tutto si trasforma in bene, anche una apparente sconfitta.
Io, tu, noi siamo chiamati non a perderci in lamentele sul male nel mondo, ma a continuare l’opera di compassione di Gesù verso chi soffre, mettendo a disposizione le nostre energie mentali, affettive, di tempo e di mezzi per portare sollievo e, ove possibile, soluzione. Siamo chiamati a farci prossimi, quelli della porta accanto, sempre socchiusa per ascoltare ed accogliere la domanda di aiuto di chi ha bisogno. C’è forse nella vita qualcosa di più bello che poter essere d’aiuto e stendere la mano a qualcuno che ne ha bisogno per alzarsi?
Gesù, Figlio di Dio, non si dà a un’azione disordinata e casuale, ma si pone nel solco della volontà del Padre. Al mattino presto si alza a pregare e coglie che occorre che proceda oltre, verso le folle che anche altrove lo attendono. Nella lettera ai cristiani di Corinto, Paolo presenta l’annuncio del Vangelo non come un optional ma come “un incarico affidatogli”, da Colui che vuol far giungere la sua salvezza fino ai confini del mondo. Ogni battezzato ha ricevuto nel Battesimo l’incarico della testimonianza nella forza dello Spirito.






