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Dialogo e Annuncio: una “diversa” giornata missionaria

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Maria De Giorgi, missionaria saveriana in Giappone dal 1985 e animatrice con il padre saveriano Franco Sottocornola del Centro Shinmeizan, condivide qui alcuni recenti momenti del suo lungo impegno nel dialogo interreligioso.

 Dal Vaticano II in poi, la Chiesa, si è impegnata in modo irreversibile nel dialogo, promuovendo una nuova mentalità e un nuovo approccio tra persone e gruppi, anche istituzionali, appartenenti a diverse culture e religioni.

Recentemente, a Bologna (14-16 ottobre), per iniziativa della Comunità di S. Egidio e dell’Arcidiocesi di Bologna, si è svolto il 31° Incontro Interreligioso di Preghiera per la pace, che idealmente continua lo storico incontro convocato da S. Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986. In rappresentanza di Shinmeizan, partecipo a questi incontri ormai da 30 anni e sono testimone del lento ma fecondo cammino percorso in questi decenni. Cammino che ha favorito la conoscenza, l’amicizia, la fraternità e la collaborazione tra persone di diverse tradizioni religiose. Il dialogo, infatti, è possibile solo tra “persone” concrete che accettano di camminare insieme verso il loro «fine ultimo, Dio» (Nostra Aetate 1) riconoscendo nelle loro diversità l’azione della “multiforme sapienza di Dio” (Ef 3,10) che opera nel mondo per il bene di tutti e di ciascuno e che tutti chiama alla pienezza dell’incontro con Lui in Cristo.

All’incontro di Bologna, dal significativo titolo Ponti di pace, erano presenti circa trecento rappresentanti delle maggiori Tradizioni religiose del mondo, ai quali si sono uniti centinaia di rappresentanti della Chiesa locale. Nei primi due giorni sono stati tenuti ben 25 Panel (tavole rotonde) durante i quali sono state affrontate tematiche attuali relative al ruolo delle religioni e del dialogo soprattutto a servizio della pace. A me è stato chiesto di intervenire, con altri cinque rappresentanti delle Religioni giapponesi, al Panel n. 7 dedicato al tema: “Giappone: le religioni e il valore della vita”. La viva partecipazione del pubblico presente ha confermato, ancora una volta, l’importanza e la validità di questi scambi.

L’ultimo giorno, nonostante il maltempo abbia fatto da ostacolo, è stato dedicato alla preghiera per la pace. In diversi luoghi della città, ogni gruppo religioso si è riunito per impetrare la pace, spiritualmente uniti gli uni agli altri. Quindi, dopo la tradizionale processione, ci si è ritrovati tutti in Piazza Maggiore sul sagrato della Chiesa di S. Petronio per la cerimonia finale.

Dopo alcune testimonianze tra cui quella appassionata della figlia di Martin Luther King, è stata data lettura dell’appello di pace in cui si è ribadito insieme che «C’è tanta attesa di pace da parte degli umili e dei poveri della terra, dei feriti dalla vita. Non possiamo chiuderci nel pessimismo o, peggio, nell’indifferenza. Bisogna cambiare i cuori e aprire le menti alla pace». Per questo – continua l’Appello – c’impegniamo a lavorare per rimuovere quanto è spesso all’origine di molti conflitti: l’avidità di potere e di denaro, il commercio delle armi, il fanatismo, il nazionalismo esasperato, l’individualismo e l’affermazione del proprio gruppo elevato a criterio assoluto, la creazione di capri espiatori […] Occorre oggi cambiare il proprio cuore per costruire un futuro di pace […] Non siamo soli in questo compito immenso. La preghiera è la radice della pace […] Sì, la forza della preghiera è l’energia più potente per realizzare la pace anche laddove sembra impossibile. Per questo lo ripetiamo: non c’è futuro nella guerra. Possa Dio disarmare i cuori e aiutare ognuno a essere un ponte di pace. Possa Dio aiutarci a costruire la comune famiglia umana e ad amare la ‘nostra madre terra’. Perché il nome di Dio è “la pace”».

Grazie anche a questi Incontri, il “seme” del dialogo, gettato dalla Chiesa conciliare nei solchi della storia, ha cominciato a germogliare e a crescere, spesso silenziosamente ma tenacemente, in vari contesti e ambienti, anche al di fuori del Cristianesimo. Per esempio, subito dopo l’incontro di Bologna, ho partecipato, in Germania, a una sessione di studio sul dialogo interreligioso organizzata dalla Scuola del Buddhismo giapponese Nichiren che, a Wipperfürth (arcidiocesi di Colonia), ha un tempio e un centro di diffusione.

Erano presenti una ventina di monaci buddhisti provenienti da Giappone, Italia e Germania. Come relatori, da parte cattolica: S.E. Felix Machado, arcivescovo di Vasai (India) e attuale responsabile del dialogo interreligioso della Federazione delle Conferenze Episcopali asiatiche (FABC), il dr. G. Höbsch, membro della Commissione del dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Colonia e la sottoscritta. Sono state giornate intense e molto ricche che hanno previsto anche un incontro con il Vicario della Arcidiocesi di Colonia e con l’Iman della moschea di Colonia, una delle più grandi d’Europa.

 Per me, personalmente, è stato motivo di particolare gioia l’essere richiesta di presentare l’insegnamento della Chiesa cattolica sul dialogo, a partire dall’enciclica Ecclesiam Suam di S. Paolo VI e dalla Dichiarazione Nostra Aetate del Vaticano II, proprio in occasione della Giornata missionaria mondiale. “Dialogo” e “annuncio”, un binomio davvero inscindibile perché, come profeticamente insegnava S. Paolo VI, il Papa del dialogo, «L’autorità [del dialogo] è intrinseca per la verità che espone, per la carità che diffonde, per l'esempio che propone; non è comando, non è imposizione. […] Nel dialogo così condotto si realizza l’unione della verità con la carità, dell’intelligenza con l’amore» (Ecclesiam Suam, 86). E lì, davanti a me, avevo un esempio concreto di questa affermazione del grande Paolo VI.  Certo ancora lunga è la strada ed irta la via, ma «Il dialogo è una via verso il Regno e darà sicuramente i suoi frutti, anche se tempi e momenti sono riservati al Padre» come scrive S. Giovanni Paolo II nella sua enciclica Redemptoris Missio (n. 57).

         

Missionarie di Maria - Saveriane

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