
Vi precede in Galilea
Ascolta la Parola
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. là lo vedrete, come vi ha detto"».
Riflessione biblica
Condividiamo la riflessione pasquale che la nostra direttrice generale, Giordana Bertacchini, insieme alle Sorelle del Consiglio, ha inviato alle comunità.
Pasqua è ormai vicina. Un’altra Pasqua segnata dalla pandemia da Covid-19, da tante guerre dimenticate, da file interminabili di migranti respinti alle frontiere o accampati alla meglio in tende improvvisate. Ogni giorno i mezzi di comunicazione ci mettono a contatto con una serie di situazioni drammatiche che ci danno tristezza e, talvolta, un senso di angoscia e di impotenza.
Dove sei, Signore? Dove sei quando si muore di malattia e di solitudine, quando la guerra toglie l’infanzia a bimbi innocenti, la disoccupazione getta nella disperazione intere famiglie? Dove sei nelle nostre comunità talvolta ferite da relazioni difficili o dove problemi insignificanti diventano montagne insormontabili? Dove sei quando aspiriamo al bene e ci ritroviamo a compiere il male? Dove sei nel nostro faticoso seguirti, nelle nostre ambiguità, forse nel nostro rinnegarti o tradirti? Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarci? (Cf. Sal 12).
Sono domande che forse ci poniamo anche noi e anche noi forse rimaniamo in attesa di una risposta che spesso sembra non arrivare. In un’epoca in cui siamo abituati a ricevere riscontri immediati ai nostri messaggi e alle nostre richieste, forse anche da Dio pretendiamo una risposta veloce. Come ci pesa il silenzio di Dio!
Anche Gesù ha sperimentato questo silenzio nella sua Passione. Il Vangelo di Marco che leggiamo quest’anno ce lo descrive in tutta la sua drammaticità. Gesù muore nel modo più comune, con una domanda e un grido che, apparentemente, restano inascoltati. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Dio tace. Gesù muore in una solitudine totale.
È anche l’esperienza di Maria, la Madre di Gesù, che segue il Figlio nel cammino verso il Calvario con tante domande che rimangono senza risposta. Dov’è finita la promessa di Dio? Gesù, Maria, si sono buttati con fiducia dentro quel silenzio.
Nell’omelia della Veglia pasquale dello scorso anno, papa Francesco riflettendo sul sabato santo, “il giorno del grande silenzio”, invitava a immedesimarsi nei sentimenti delle donne che “dopo il sabato” (Mt 28,1) andarono alla tomba di Gesù. Avevano nel cuore il dolore, la paura, i timori per il futuro da ricostruire: la loro speranza era soffocata. Però in questa situazione non si sono lasciate paralizzare, non sono fuggite dalla realtà. Nelle loro case hanno preparato i profumi per il corpo di Gesù.
Queste donne non rinunciano all’amore. Nel buio del sabato, nel buio del cuore accendono la misericordia. Così Maria, il sabato, nella sfida del dolore, prega e spera, confida nel Signore. Gesù, come il seme gettato in terra, stava per far germogliare una vita nuova; Maria e le donne, con la preghiera e l’amore, hanno aiutato la speranza a sbocciare.
Quante persone anche in questi giorni aiutano la speranza a sbocciare, con piccoli gesti di cura, di affetto, di preghiera. Pasqua ci riapre alla speranza, perché ci dà la certezza che Dio sa volgere tutto al bene. Persino dalla tomba ha fatto uscire la vita. Dio è con noi nel buio delle nostre notti.
Nel giorno dopo il sabato, l’Angelo, annunciando la Risurrezione, rivolge alle donne questa parola: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto” (Mc 16,7). Gesù ci precede nella vita quotidiana. Vuole che portiamo la speranza nella vita di ogni giorno. La Galilea è anche il luogo della prima chiamata. Ritornare là, è ricordarsi di essere state amate e chiamate da Dio. Da qui dobbiamo ripartire sempre, soprattutto nelle crisi, nei tempi di prova.
Inoltre “la Galilea era il luogo più distante dalla sacralità della Città santa. Era una zona popolata da genti diverse che praticavano vari culti: era la «Galilea delle genti» (Mt 4,15)” ha detto ancora il Papa. L’annuncio di speranza non va confinato nei nostri recinti sacri, ma va portato a tutti. Essere persone che consolano, che portano i pesi degli altri, che incoraggiano: annunciatori di vita in tempo di morte, in ogni regione di quell’umanità a cui apparteniamo e che ci appartiene.
Buona Pasqua! Che l’esperienza dell’incontro quotidiano con il Signore risorto faccia di noi dei seminatori di speranza, una speranza fondata sulla fedeltà di Dio che mette luce anche negli angoli più oscuri delle nostre esistenze. Il Signore è risorto e cammina con noi. Maria sostenga in noi ogni giorno questa speranza e ci renda autentici testimoni di Gesù, soprattutto della sua Risurrezione.






