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Missionarie di Maria
SAVERIANE

La legge dell'Amore


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gv 14,15-21

Riflessione biblica

La settimana scorsa abbiamo pregato: “Gesù guidaci alla casa del Padre, alla nostra dimora interiore là dove voi Tre abitate”. Gesù fa eco alla nostra supplica: “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 15,23).

Le parole che i discepoli e le discepole amate hanno mantenuto vive nel loro cuore e ci hanno lasciato in eredità ci indicano il cammino: Amare – Osservare.

Gesù ci indica il cammino attraverso due verbi: è un invito ad entrare in un dinamismo che trasformerà la nostra relazione con il Divino. Le sue parole suscitano sorpresa in Giuda, non l’Iscariota, come erano rimasti sorpresi, prima di lui, Tommaso e Filippo. Sorpresa e indagazione perché toccava il nucleo centrale della loro mentalità religiosa.

Una mentalità religiosa che incontriamo anche ai nostri giorni: il Divino è una realtà esteriore, lontana, con la quale stabiliamo relazione attraverso delle mediazioni. Per gli ebrei, questa mediazione era la legge, dalla cui osservanza dipendeva il favore divino. Era una relazione di servitù. La realtà umana era considerata profana. Il Divino era sacro, a parte, separato: per incontrarlo era necessario uscire dalla sfera dell’umano, considerato profano, e entrare in relazione attraverso mediazioni e mediatori, attraverso l’osservanza della legge. Era una relazione di servitù, di osservanza retributiva. Oggi diremmo: meritocrazia. Mentalità religiosa che creava e crea dicotomia nella vita: sacro e profano.

Chiediamoci: come questa realtà è ancora presente in noi? Come si è manifestata in questo tempo di Covid-19? L’esigenza della ‘restituzione’ della messa non entra forse in questa mentalità? Il ricorso a tanto devozionismo non ci fa forse adepti di questa visione dicotomica? Come uscirne?

Gesù annuncia una nuova presenza, un dono suo e del Padre, il Paraclito. Paraclito, Protettore, Difensore, Spirito, Divina Ruah, molti sono i nomi con cui nominare questo dono, questa Presenza che annuncia e rivela una nuova relazione con il Divino. Ogni persona, la  comunità, l’umanità è dimora del Divino. L’universo è il santuario dove il Divino abita.

Attraverso questo dono Gesù rivela che la persona umana è sacra e attraverso di lei tutta la realtà diventa sacra. È sacralità e nello stesso tempo ‘disacralizzazione’ perchè elimina ogni mediazione esteriore: il luogo dell’incontro dell’umano col Divino è la vita. Si realizza quanto Gesù rivelò alla Samaritana: “Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4,23-24). Non più nei templi, nei sacrifici, attraverso mediatori: incontriamo il Divino nell’universo, nella persona umana, nella vita.  

Gesù è la nuova legge, la legge dell’amore: “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. In Gesù il Padre/Madre non è una Divinità lontana, ma vicina, prossima, vive con l’umanità formando una comunità nell’amore. Ricercare il Divino non è cammino fuori da noi stessi, ma lasciarsi incontrare da Lui, scoprire e accogliere la sua presenza in noi. Presenza che è relazione, non più di servo-padrone, ma di Padre/Madre-figlio/figlia.

La nuova relazione col Divino esige una nuova relazione con l’universo e con l’umanità: nel dono di se stessi si realizza l’incontro con il Padre/Madre. Presenza dinamica, del dinamismo dell’amore. Il Padre/Madre amore assoluto, dono totale che si rivela in Gesù: “Avendo amato i suoi li amò fino alla fine”. È annullata la mediazione della Legge: l’unica legge è Gesù.

La comunità del discepolato dell’amore intravvede il cammino da percorrere e s’interroga: come essere fedeli senza la sua presenza? “Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perchè io vivo e voi vivrete”.  E la comunità dei discepoli e delle discepole amate, pur vivendo un sentimento di abbandono, pur muovendo i primi passi in un cammino ancora nebuloso, ricorda la promessa di Gesù e professa: Gesù vive e noi viviamo!

È il primo nucleo della comunità del discepolato dell’amore, che nasce dal fallimento e dal sentirsi orfani, ma orfani che credono e testimoniano: "Non è morto, è risorto". La proposta di Gesù di Nazareth non può morire, non deve morire: crediamo e per questo annunciamo e testimoniamo. "Quello che abbiamo udito, quello che abbiamo veduto, quello che contemplammo e le nostre mani toccarono, noi lo annunciamo...” (1Gv 1,1ss). È l’esperienza personale vissuta in profondità che fa credere, un credere che non può essere conservato nel silenzio intimistico, ma dev’essere annunciato e testimoniato.  

Il primo nucleo di questa esperienza nasce dalla piccola comunità che si riconosce come “discepoli e discepole amate”. A questo primo nucleo - Tommaso, Filippo, Giovanni, Pietro, Marta, Maria, Maria di Magdala, Andrea, Natanaele ... - altri aderiscono. Attraverso la Samaritana, i samaritani; in situazioni drammatiche come la distruzione di Gerusalemme e del tempio, nella persecuzione che obbliga la comunità migrare verso l’Asia Minore, l’adesione dei greci alla comunità provoca choc di mentalità, cultura, costumi. Comunità in cammino che a ogni nuova realtà s’interroga: come essere fedeli al cammino indicato da Gesù del discepolato dell’amore?

E ci insegnano: in ogni nuovo momento della storia rileggere Gesù di Nazareth, non per ripetere ma per incontrare i cammini, i gesti che conducano a una esperienza personale e comunitaria della legge dell’amore. Paolo aveva scritto ai Galati: quando vi battezzate, vi battezzate assumendo questo impegno, credendo a questo: non c'è giudeo né greco, non c'è uomo e donna, né schiavo né libero, ma siamo uno in Cristo (Gal 3,27-28). Credere e vivere Gesù di Nazareth impegna ad eliminare ogni discriminazione, disuguaglianza.

Nella comunità del discepolato dell’amore, la legge dell’amore è vissuta fin dall’inizio in una esperienza ecclesiale alternativa: uguaglianza nella comunità tra giudeo, samaritano, greco, perchè quando Gesù è venuto tra noi si è fatto uno di noi.  Uguaglianza fra donna e uomo, nei ruoli, servizi, ministeri, tutto circola, tutto è comune: in Gesù siamo tutti discepoli. Non sono eliminati i ruoli, a tutti e tutte sono accessibili, ma l'autorità e il potere sono vissuti come servizio nell’amore. Novità ecclesiale alternativa alle comunità apostoliche. Novità ecclesiale alternativa per la Chiesa di oggi, per la Chiesa in Amazzonia. Oseremo percorrere questo cammino?

Amare e osservare i suoi comandamenti è il cammino che la comunità deve percorrere, che dobbiamo percorrere: essere comunità che guarisce, che rende autonomi e fa andare, che accoglie gli ultimi e offre i pani della vita, che restituisce la vista degli occhi e delle coscienze, che nella burrasca offre orientamento. Che costantemente rilegge e reinventa i segni della vita.          

"Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.” L’amore è il sigillo che testimonia la fedeltà dell’identificazione con Gesù. La nostra comunità può definirsi la comunità dei discepoli e delle discepole amate? Amati non solo perché Lui ci ama ma perchè l’amore è l’orizzonte della nostra vita.

"Amatevi come io vi ho amato." La misura dell’amore è Gesù: “li amò sino alla fine”. Come amare sino alla fine? È un cammino arduo maggiormente quando il discepolo, la discepola ascolta: "E' bene che io me ne vada!". Gesù ha compiuto l’opera che il Padre gli ha confidato e ci lascia un ultimo dono: "Io vi mando il Paraclito, Egli ricorderà, insegnerà prendendo da quel che è mio” (cf Gv 16,14). La comunità non rimane orfana ha un protettore nel cammino arduo che deve percorrere.

In Gesù l’umanità ha raggiunto la pienezza di essere immagine e presenza del Divino. A Lui chiediamo: continua a inviarci il dono del Paraclito, Protettore, Difensore, Spirito, Divina Ruah perché ci aiuti a comprendere, ci insegni a rileggere e ricreare la legge, i gesti dell’amore.

“Egli vi ricorderà”: Ricordare: Ri – cor – dare = dare di nuovo il cuore.

Lampada ai miei passi

Tea Frigerio

Tea Frigerio, Missionaria de Maria – Saveriana, vive in Brasil dal 1974. I primi anni nella diocese di Abaetetuba attualmente in Belém, capitale dello stato del Pará. Impegnata nella formazione degli operatori di pastorale laici, religiose e sacerdoti.

Due aspetti segnano la sua ricerca e riflessione biblica: la lettura ecofemminista della Bibbia con la finalità di tessere relazioni di genere e ecologiche che superino tutte le forme di violenza, con attenzione particolare ai popoli originari dell’Amazzonia. Accompanha come esperta le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), il CEBI (Centro Studi Biblici), il Consiglio Amazzonico delle Chiese Cristiane e il Comitato Inter-religioso del Pará.

Riflessioni Bibliche