
Verso un "noi" sempre più grande
Ascolta la Parola
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Riflessione biblica
Il vangelo di oggi ci invita a riflettere sulla tentazione di ignorare coloro che sono diversi da noi, coloro che non fanno parte del nostro gruppo, del nostro credo, della nostra cultura o del nostro modo di pensare. A tal fine, terremo in considerazione due elementi importanti nella nostra riflessione: lo spazio e la diversità.
Il primo è lo spazio: Gesù esce dai confini della Palestina per raggiungere la terra dei non giudei (luogo dei pagani, degli stranieri). È in questo contesto che Gesù guarisce la figlia di una donna straniera. Ricordiamo che fin dall'inizio del capitolo 15, Matteo presenta una discussione tra il puro e l'impuro (vv. 10-20). Ma con Gesù è diverso: l'impuro, quello che inquina l'uomo non è esterno, ma è ciò che esce da lui, dal suo cuore.
In secondo luogo, c'è la diversità (quanta differenza tra questa donna, Gesù e i suoi discepoli!), e si manifesta nell'atteggiamento dei discepoli che, senza capire la necessità dell'incontro, chiedono a Gesù di congedare la donna che grida, perché li mette a disagio. Ma Gesù rifiuta di congedarla, l'ascolta e dialoga con lei.
"Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me." La donna, nonostante sia straniera, riconosce che Gesù può soddisfare la sua necessità, per questo chiede con insistenza, esce da sé, supera tutte le barriere tradizionali e i pregiudizi che li separano. Perché ciò che le interessa è la guarigione di sua figlia.
Per il popolo di Israele era necessario custodire questo grande confine. Vale a dire, quello che separava gli israeliti dai pagani (considerati stranieri = impuri = cani).
Allo stesso modo in cui alcuni discepoli, alcuni cristiani giudei, credevano che Gesù fosse stato inviato solo alle pecore di Israele (10,6); tuttavia, Gesù esprime chiaramente che gli stranieri (i non giudei), coloro che sono completamente diversi, potevano anche avere fede nel Signore, proprio come questa donna.
Possiamo dire che il grido di questa donna, pieno di angoscia e speranza, fa sì che Gesù prenda "coscienza dell'universalità della sua missione": "Donna, quanto grande è la tua fede! Si compia il tuo desiderio". Questa è la risposta di Gesù alla cananea e a tutti coloro che sentono il bisogno di questo incontro con Lui e lo cercano con fede e fiducia.
Matteo riconosce che non è facile cambiare mentalità e presenta Gesù come maestro, che supera fin dalla radice i suoi pregiudizi e riconosce che i diversi, gli stranieri, hanno una grande fede, capace di generare vita.
Queste sono state le sfide dei primi cristiani, aprirsi alle persone diverse, cioè ai non ebrei. Fino a oggi, superare questa tentazione non è facile. Per alcuni, sembra più pratico evitare il contatto con gli stranieri (diversi), piuttosto che affrontare la sfida di avvicinarsi a loro e ascoltarli, accoglierli.
Per molte persone, anche nelle nostre comunità cristiane, le differenze sono un pericolo da temere e una problematica da evitare. Quindi, le frontiere, anziché essere trincee, dovrebbero essere luoghi d'incontro. Le differenze dovrebbero essere un'opportunità per riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri e che tutti meritiamo rispetto.
Chiediamo al Signore di curare le nostre ferite, quelle che ci fanno credere di essere migliori, senza renderci conto che con queste attitudini contribuiamo a sostenere le barriere e i pregiudizi che dividono puri e impuri, buoni e cattivi.
Affinché siamo capaci di costruire percorsi d'incontro per generare vicinanza con i diversi e imparare ad ascoltare la voce di tante persone che soffrono. Fino a non considerarli come "altri", ma a considerarci come un "noi".
Signore, aiutaci a promuovere il dialogo inter-religioso e l'ecumenismo che tanto sogniamo, per essere testimoni di appartenenza all'unica famiglia umana.






