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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Sostare al pozzo!


Ascolta la Parola

Gesù e la Samaritana

4Gesù doveva perciò attraversare la Samaria. 5Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. 8I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. 11Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?”. 13Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. 15 “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. 16Le disse: “Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. 17 Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”; 18infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. 19Gli replicò la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta. 20I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. 21Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. 25Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. 26Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo”. 27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: “Che desideri?”, o: “Perché parli con lei?”. 28La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”. 30Uscirono allora dalla città e andavano da lui. 31Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32Ma egli rispose: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?”. 34Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”. 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

 

 

Gv 4,4-42

Riflessione biblica

Solitamente, le donne vanno all’alba ad attingere l’acqua. Ci tengono a giungervi per tempo, per poi occuparsi dei mille altri lavori della giornata. Intanto, in fila, si raccontano le ultime notizie. La donna senza nome di Samaria va al pozzo in solitudine, sotto il sole di mezzogiorno, forse per evitare il mormorio delle altre donne.

Gesù la precede al pozzo: è straniero, solo, stanco, impossibilitato ad attingere l’acqua di cui ha sete. Tra le tante differenze: di ceppo, di modo di rapportarsi con Dio, di “genere”, sceglie un aspetto comune di umanità: la sete. Di fronte alla donna, Gesù è povero.

Con stupore forse misto a sfida, ella elenca le differenze: sei un giudeo, sei un uomo: perché mi parli? Sei un nemico, perché mi domandi un aiuto? E mentre la donna s’incaglia sull’umano, Gesù la invita a riconoscere che c’è un dono per lei da parte di Dio e che l’uomo assetato che le sta innanzi è colui che glielo porge. “Se tu sapessi!”. Un dono che risolve in maniera radicale e definitiva la sua sete: un’acqua viva.

Gesù vola e la donna cerca di tenergli dietro con la sua logica tutta umana: “Signore, non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva?”.  Non chiude però il discorso con un “Impossibile!”. “Da dove?”, chiede. Da quale segreto pozzo puoi trarre quest’acqua straordinaria? E chi sei? giunge a chiedersi. Lo compara ai suoi antenati che lasciarono non solo terra, ma anche acqua ai loro discendenti.

Gesù continua a condurla verso il dono che ha da darle, solo che ella glielo chieda, e fa il confronto fra le acque: l’acqua dei padri disseta per un po’, l’acqua che egli dà, disseta per sempre. Di più: quest’acqua diventerà in chi ne beve come uno zampillo che conduce fino ad una vita eterna. Pur senza capire, la donna chiede il dono: “Signore, dammi di quest’acqua!”. Vorrebbe dire, pensa, evitare la fatica di tornare al pozzo.

Gesù non nega la sua identità alla donna, e chiama a verità anche lei. Ella che tutti conoscevano, si sente per la prima volta davvero conosciuta. Il dono di Dio chiede la verità di sé stessi e che conduciamo a lui tutta la vita: “Va’ a chiamare tuo marito”.  La donna accoglie la verità su sé stessa. Non è preoccupata della sua immagine da difendere, ma guarda stupita la persona che le sta innanzi. È senza dubbio un profeta!

Gli pone allora la grande domanda sul luogo dove adorare. Gesù le annuncia che viene un’”ora” in cui la domanda sarà superata: il Padre si potrà incontrare non qui o là, ma “in spirito e verità”. La donna non comprende, ma il suo interesse è sul Messia atteso dal suo popolo, che annuncerà ogni cosa. In quell’”Io sono, che ti parlo”, lo svelamento è realizzato.

I discepoli sono ancora fermi al muro uomo-donna, anche se si trattengono dal rimproverare il Maestro. Come la donna credeva di dovergli dare acqua, mentre era Gesù ad offrire un’acqua viva, che essa non conosce; così i discepoli credono di dovergli dare cibo, mentre è Gesù che ha un cibo, che essi non conoscono. Lo sguardo chiuso in spazi ristretti, non sanno levare lo sguardo e vedere l’opera di Dio che si sta realizzando.

La donna abbandona la brocca, abbandona la sua precedente ricerca d’acqua. L’amore nuovo che Gesù le ha acceso in cuore la lancia verso la sua città, a chiamare i suoi concittadini. Non a sé, come un tempo, ma a lui. Essi l’ascoltano, non foss’altro che per curiosità. Ma ben presto anch’essi riconoscono in lui il Messia, “il salvatore del mondo” e le dicono che non c’è più bisogno di lei. Mai la sua gioia fu più pura di quel giorno, quando rimase sola e guardò la sua gente volgersi al Cristo.

Questo tempo inatteso e duro, che restringe i nostri spazi e rallenta il nostro va e vieni dal pozzo, può diventare occasione per fermarci ad ascoltare Colui che ci invita a conversazione, tempo per riannodare un dialogo troppe volte interrotto e lasciarci condurre a spazi e compimenti inattesi e grandi.

 

Il canto della sete

Hanno sete le lucertole
e gemono in silenzio sulla pietra;
hanno sete i lombrichi nel solco;
ha sete il neonato e piange,
e il morente
dalle labbra rotte di sete;
hanno sete le stesse pietre
del torrente asciutto…
Hanno sete di luce e di acque
i pini verticali come spade sul monte,
o colonne di un tempio
cui è cupola il cielo.
Hanno sete le radici diramate
In direzione di fonti remote.
Hanno sete le stesse fonti
A sgorgar dalle rocce,
sospirose di mai inaridirsi,
orgogliose di aprirsi in fiumi maestosi…
Come la cerca sospira alla fonte
e fiuta nell’aria e nel sole
frescure lontane,
così il fedele esiliato dal tempio…
Hanno sete gl’infiniti cercatori di perle
In veglie estenuanti;
i cercatori di gioie e piaceri, e ragioni!
Hanno sete gl’inquieti sapienti
In cammino dietro la stella che appare e dispare,
come hanno sete cammelli e dromedari
nel cuore dell’infinito deserto…
E le rondini in volo sopra l’oceano
Ancora molto, molto lontane
Dal loro nido di fango, in attesa
Sotto l’arco della mia piccola chiesa
All’estremo nord del paese…
E l’asfalto della città nell’infuocato agosto;
e la terra, la terra intera
pur navigante nel cuore dei mari:
questa terra spaccata non appena
il cielo si chiude
nel suo impassibile azzurro…
Ha sete questa tua creta vivente, o Dio;
un creata riarsa dalla tua implacabile fiamma.
Hanno sete tutte le Samaritane
che attendi alla sorgente
stanco di camminare…
E chi ha sete avrà ancor più sete
perché molte, sono molte
le cisterne screpolate…
Anche tu hai gridato dall’Albero:
“Ho sete”….

(D. M. Turoldo, G. Ravasi, I Salmi, traduzione poetica e commento, Mondadori)

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche