
È bello per noi essere qui!
Ascolta la Parola
In quel tempo, 1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Riflessione biblica
Nella “Salve Regina” diciamo che questa terra è “una valle di lacrime”. Una visione più positiva del mondo, il progresso della scienza, il riconoscimento dei diritti ci hanno portati a scoprire la bellezza di questa valle. Tante gioie si offrono al nostro quotidiano: relazioni, conoscenze, bellezze da vedere, cose buone da gustare. Gioie vere, ma fragili, che da un momento all’altro ci lasciano a piedi. Ne stiamo facendo un’esperienza collettiva con questo virus di infima grandezza che ha saputo bloccare il nostro quotidiano e oscurare il nostro orizzonte.
La fede in Gesù non è una iena che si nutre dei nostri mali per trovare una ragion d’essere. Forse un tempo, da alcuni, è stata presentata così. Ancor oggi qualche predicatore incauto si getta sulle disgrazie di questa povera umanità per dire: “E’ una punizione, convertitevi!”.
La fede in Gesù è altro. È una salita di gioia, offerta per respirare atmosfere vere ma non ancora per noi evidenti. È alimentare la fedeltà quotidiana con attimi di anticipo di una realtà per noi ancora in boccio. È essere immersi nella profondità della vita per toccarne il nucleo vivo, vero, definitivo. Un nucleo di immensa gioia, di vita ininterrotta, di pace profonda. Ristorati da questa finestra sull’eterno, possiamo tornare riconciliati anche alla prosaica quotidianità. Tutto è più di quel che si vede.
Anche Gesù, in quanto uomo, ormai impegnato sulla strada senza ritorno per Gerusalemme, con la prospettiva di una morte violenta, ha avuto bisogno di salire quel monte. Di sentirsi dire da Mosè: coraggio, la traversata nel deserto sbocca nella terra della promessa; e da Elia: coraggio, anch’io sono salito per quaranta giorni sul monte e Dio non mi ha abbandonato. Di sentire la voce del Padre tanto amato.
I discepoli, ancora inconsapevoli nonostante l’annuncio della passione appena udito, hanno pure avuto bisogno di questa salita, per ricordarla, nei giorni della valle oscura. Dopo aver annunciato fin dall’inizio la luce al “popolo che cammina nelle tenebre”, Matteo vi insiste qui: paragona il volto di Gesù al sole e le sue vesti alla luce; anche la nube che avvolge i discepoli è piena di luce. Sulla croce le tenebre torneranno, ma solo per tre ore, perché anche Gesù vi entra e ne esce vincitore. Anche le nostre tenebre possono diventare luce se lo lasciamo entrare.
I discepoli cadono ai piedi del Signore risplendente di luce, come faranno le donne all’apparire del Risorto (Mt 28,6) e Gesù li rialza (si potrebbe dire: li risuscita) e li invita a non temere. Sì, rimettiti in piedi, popolo pellegrino, anche nel pieno delle tue tribolazioni. Cessa di spremere le creature per la tua sete di felicità. Sali al monte, lascia che il tuo cuore si acquieti e riprendi la strada.
Le nostre liturgie dovrebbero essere questi momenti di salita al monte, momenti in cui si esclama: “È bello per noi essere qui!”. Dobbiamo chiederci come sono. Se vi brilla la gioia della fede e il calore dell’accoglienza. Come escono i credenti che ancora vi partecipano.
In questo 8 marzo, non possiamo non dire che se prendessero un volto più femminile, forse farebbero meglio sentire il calore della Casa che ci attende.






