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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Salire …. scendere …


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Mt 17,1-9

Riflessione biblica

La seconda domenica di quaresima ci invita sempre a salire il monte Tabor, la montagna della luce, e contemplare.

Le comunità di Matteo in realtà parlano solo di montagna, senza darle un nome. Lungo il loro vangelo, per ben tre volte ci invitano a salire la montagna, senza specificarne il nome, come se, al solo dire “montagna”, i credenti sapessero già dove dirigersi. Noi, purtroppo, dobbiamo fermarci, leggere, pensare per comprendere, persino dare un nome alla montagna, deturpando così il loro messaggio. Le comunità di Matteo, al solo nominare “montagna”, sapevano dove dirigersi. È la montagna delle beatitudini (Mt 5,1ss), la montagna della trasfigurazione (Mt 14,1ss), la montagna dell’invio (Mt 28,16).

Gesù salì sulla montagna e cantò: «Beati... beati … beati …»Canto appassionato, che invitava a uscire dalla moltitudine e andare a Lui per divenire discepolo, discepola. Gesù salì la montagna con Pietro, Giacomo e Giovanni e sulla vetta la voce del Padre proclamò: «E’ il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo!». I discepoli ritornarono in Galilea e si diressero alla montagna che il Risorto aveva indicato loro, ed egli affidò loro la missione dicendo: «Andate e fate mie discepole le nazioni». È la Montagna della Legge data a Mosè; la Montagna dell’incontro con Il Dio, che è libero e sempre nuovo, di Elia; la Montagna dell’Alleanza; ora la nostra Montagna.

Memoria, storia, vita delle comunità di Matteo: in questa 2ª domenica di quaresima, esse ci invitano a salire con loro la montagna, a divenire Pietro, Giacomo e Giovanni per rivivere con loro l’esperienza della luce, perché monte Tabor significa luce, monte della Luce. 

Notiamo che le comunità pongo il ricordo dell’evento al centro del loro vangelo. Nel cammino di discepolato hanno testimoniato che i beati, protagonisti del canto di Gesù, erano i poveri, gli afflitti da malattie e debolezze. Gli umiliati, coloro che hanno fame e sete sono i destinatari, il centro della sua missione: egli li accoglie curando, consolando, restituendo la dignità, sfamando, ascoltando. 

Ha testimoniato che è necessario avere il cuore aperto ai miseri, essere misericordia; avere gli occhi puri e trasparenti, liberi dal desiderio di possedere, accumulare, concentrare; avere il cuore aperto per vivere l’impegno diuturno di seminare e far fiorire la pace, shalom, la vita in pienezza per tutti. 

Ora, salendo la montagna, le comunità di Matteo ricordano tutto questo, ma ricordano anche l’ostilità degli scribi e farisei, le minacce di chi è al potere, la religione alienante. Ricordano che Gesù ha detto che chi lo vuol seguire prenda la sua croce, sarà perseguitato, come lui sarà torturato e messo a morte…. Ricordano che è beato chi ha sete e fame di giustizia; la giustizia che cammina mano nella mano con la misericordia; le parole di Gesù: «Cercate il Regno dei Cieli e la sua giustizia» ...

Salire la montagna è faticoso, il respiro diventa affannoso; il cammino in salita richiede sforzo, sacrificio, concentrazione, ma quando si arriva sulla vetta e, dopo un profondo respiro, si solleva lo sguardo, che meraviglia! Gli occhi scrutano l’orizzonte e ne restano abbagliati. Pietro, Giacomo e Giovanni sono abbagliati dalla luce che riveste Gesù, non una luce che nasce da fuori ma che viene dal di dentro, che emana da Gesù. Contemplano la pienezza di vita del RISORTO.

Ma Gesù non è solo, ha due compagni: Mosè e Elia in intima conversazione. Mosè, l’esperienza del Dio che scende per liberare, per condurre attraverso il deserto, per donare una legge che colloca la vita nel centro, che stabilisce un’alleanza. Elia, il padre del profetismo, che abbandona il palazzo del re per mettersi alla scuola della natura, degli ultimi, che si apre alla novità del Dio presente nel soffio soave, nelle piccole cose, in chi permane fedele e difende la vita. Gesù: in Lui l’antico si fa nuovo, le promesse sono compiute, Dio scende e si identifica con l’umanità, assume la storia umana per condurla nella direzione della vita, nella pienezza del Regno.

Pietro, sempre primario, esclama: è bello, restiamo qui sulla vetta, faccio tre tende per voi, è così bello che noi possiamo starci a lungo. Una voce supera la sua: «È mio Figlio, l’amato. In lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!»E tutto attorno si fa silenzio.

Il volto a terra. Alla loro paura, le parole di Gesù: «Non temete!» Gesù ora è al loro fianco e invita: «Scendiamo …». È necessario ora scendere la montagna, riprendere il cammino, andare a Gerusalemme.

Quaresima è salire la montagna, lasciarci condurre da Lui, in disparte e in alto, staccandoci dalla mediocrità, dalla banalità quotidiana, da una fede tiepida, da modo d’amare meschino, dalla speranza divenuta incolore e luce che si sta spegnendo.

La quaresima è come un’impegnativa escursione in montagna, che chiede di mantenere lo sguardo fisso sul sentiero, marcare il passo, respirare profondamente. Salita ardua che può scoraggiare, al punto che possiamo desiderare di fermarci a metà salita, ritornare. Bisogna perseverare per poter arrivare sulla vetta e contemplare la luce che emana da Gesù trasfigurato, luce che rinnova l’incontro personale con il Maestro, rinnova il nostro innamoramento per Lui, per il suo progetto, per il Regno.

La gioia dell’esperienza mistica che ne deriva ci può indurre a dire con Pietro: facciamo tre tende, restiamo qui sul monte, è così bello, gratificante, mi consola. Gesù si avvicina a noi e ci sussurra: è ora di scendere, ritornare sulla strada, nel cammino verso … per incontrare, accogliere, consolare, sostenere, includere, riconoscere, ascoltare, amare.

Una voce ci indica cosa portare con noi nella discesa: «ASCOLTATELO». Ascoltare Gesù, riconoscerlo nella sua Parola, sentire la sua voce nei fratelli, nelle sorelle, nelle molteplici voci che incontriamo nel cammino, nelle voci dai toni nuovi che a volte sembrano ferire le nostre orecchie. Saperlo riconoscere per imparare ad ascoltare, rispondere, camminare insieme.

Gesù si avvicina a noi e tocca le nostre paure, tentennamenti, indecisioni e ci dice: «ALZATI, NON TEMERE!». Osa metterti in piedi, muovere i primi passi, e, se sei già in cammino, rendi il tuo passo più fermo. Nella difficoltà, nel conflitto, nel fracasso, nella caduta, nella gioia del cammino, Egli ti dice: «Non temere, sono con te!».

Divina Ruah, ti chiediamo di essere nostra compagna, di camminare con noi, per indicarci il sentiero da percorrere, rendere il nostro passo fermo nella salita, respirare con noi, e sulla vetta cura i nostri occhi, donaci di contemplare Gesù luce, rinnova il nostro innamoramento di Gesù, del Regno.

Divina Ruah scendi con noi a valle, conduci i nostri passi all’incontro, educa le nostre orecchie all’ascolto, insegna alle nostre mani ad aprirsi e tendersi per curare e consolare, abita nel nostro cuore per rivestirlo del tuo fuoco d’amore. Amen!

Lampada ai miei passi

Tea Frigerio

Tea Frigerio, Missionaria de Maria – Saveriana, vive in Brasil dal 1974. I primi anni nella diocese di Abaetetuba attualmente in Belém, capitale dello stato del Pará. Impegnata nella formazione degli operatori di pastorale laici, religiose e sacerdoti.

Due aspetti segnano la sua ricerca e riflessione biblica: la lettura ecofemminista della Bibbia con la finalità di tessere relazioni di genere e ecologiche che superino tutte le forme di violenza, con attenzione particolare ai popoli originari dell’Amazzonia. Accompanha come esperta le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), il CEBI (Centro Studi Biblici), il Consiglio Amazzonico delle Chiese Cristiane e il Comitato Inter-religioso del Pará.

Riflessioni Bibliche