
Condotti dallo spirito nel deserto
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Riflessione biblica
«Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto.» Con queste parole la comunità di Matteo dà continuità nel presentarci Gesù: lo stesso Spirito che, nel battesimo, apre i cieli e dichiara che Gesù è il Figlio amato, ora lo conduce al deserto senza nascondere la finalità: per essere tentato.
Il battesimo è stata la chiamata e l’invio in missione, ma ora, prima di mettersi in cammino, egli deve testimoniare che è davvero il Figlio amato.
«Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame, e il tentatore gli si avvicinò ...».Quaranta ... numero che risveglia nella nostra mente memorie feconde: l’acqua del diluvio che rinnova la terra e l’umanità; l’andare nel deserto per dimenticare l’Egitto e imparare nuove relazioni economiche, politiche, sociali e religiose; il cammino di Elia verso l’Oreb, dove nel silenzio riscopre il volto di Yahvé, volto presente nelle piccole cose e negli ultimi, voce che lo invita a riconoscere che non è l’unico fedele al Dio della vita.
Quaresima, quarantina, quarantena, quaranta giorni: tempo opportuno, tempo di kairós, tempo che chiede di metterci in cammino, e camminando osservare dove posano i nostri piedi, collocarci pienamente nella realtà che ci sfida a contemplare con uno sguardo nuovo vita e morte, fragilità ed eroismo, impotenza e creatività, individualità e collettività, egoismo e solidarietà, casa e universalità, locale e globale, disperazione e speranza, insicurezza e fiducia, ....
Lascio a voi di continuare a enumerare le contraddizioni che viviamo in questi tempi: nella Repubblica Democratica del Congo, nel Sud-Sudan, in Turchia e Siria, nella terra degli Yanomami ...
La Parola ci illumini e ci conduca, ci faccia capaci di ascoltare, vedere, conoscere, ci disinstalli, ci collochi in uscita, in cammino per incontrare.
Quaresima è cammino, è processo, è tempo di trasformazione. Dal deserto sempre nasce il nuovo. Qual è il nostro deserto? Qual è il digiuno che ci prepara alla tentazione?
La comunità di Matteo, fedele alle sue origini, ci invita a contemplare Gesù.
“Se sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Quaranta giorni senza mangiare: digiuno, fame, realtà o fantasia, distorsione della realtà ... Fame, denutrizione: in Brasile, durante la quaresima, la Campagna della Fraternità di quest’anno ci sfida a riflettere sulla fame. Poco tempo fa abbiamo visto le immagini scandalose della fame del popolo Yanomami, ma quante altre situazioni simili: basta fare un volo rapido sul mondo.
Papa Francesco ci ricorda: “Produciamo cibo sufficiente per tutte le persone, però molti sono senza il pane quotidiano. Questo è un vero scandalo, un delitto che viola i diritti umani elementari. Pertanto, è un dovere di tutti estirpare quest’ingiustizia attraverso azioni concrete e pratiche buone, attraverso politiche locali e internazionali coraggiose” (Francesco 2021, traduzione libera).
Alla tentazione del potere economico di concentrare per sé i beni della terra, Gesù risponde: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Qual è la parola di Dio? Lo comprendiamo quando insegnerà ai suoi discepoli e discepole la condivisione del pane dicendo: «Date loro voi stessi da mangiare» (Mt 14,16) e insegnerà a pregare: «Padre nostro … Pane nostro».
Il demonio ha perso il primo colpo, ma non si scoraggia: «Se sei Figlio di Dio, buttati giù». Lo attira attraverso la tentazione del potere religioso. Mai come in questi tempi la religione è usata per legittimare il potere, la brama di dominare. Qui in Brasile è stato ripetuto a iosa: «Dio al di sopra di tutti e il Brasile al di sopra di tutto». Dei politici si presentano con il rosario in mano proferendo discorsi che negando la cittadinanza, la possibilità di futuro a tante e tanti. Non mi dilungo a elencare altri esempi e lascio a voi di rivedere queste scene; ricordo solo quanto il conservatorismo grida a gran voce per la difesa del nascituro e nega il diritto alla vita piena a intere popolazioni. Il potere religioso che manipola, aliena allo scopo di dominare. A questa tentazione Gesù risponde: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
«E di nuovo il diavolo lo portò su un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: tutte queste cose ti darò se, se gettandoti ai miei piedi, mi adorerai.» Il tutto per tutto! L’ultima carta: il potere totale: economico – politico – ideologico – sociale e religioso, se mi adorerai, se ti arrenderai al mio progetto! Il progetto del controllo sui beni, sulla casa comune, sui popoli, sulle persone. Non ammettere la diversità. Non ammettere l’autonomia. Non ammettere la libertà di pensiero, di amare. Non ammettere...
Chiedo ora un momento di silenzio e lascio a ognuno di noi di dare volto e nome a tante situazioni e realtà che rispecchiano le tre tentazioni vissute da Gesù. Ma non solo: guardiamo nel nostro intimo e cogliamo in noi il seme di queste tentazioni … Che cammino ci indica Gesù per estirparle?
E Gesù rispose: «Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto». In Gesù non c’era spazio per il progetto del diavolo: tutto il suo essere era pieno del progetto del Padre. Tutta la sua vita è stata un adorare, rendere culto al Signore Dio.
Adorarlo, riconoscerlo nello zoppo, nel paralitico, nel cieco, nella donna con flusso di sangue, nella figlia di Giairo, nella folla dispersa senza pastore e affamata.
Rendergli culto curando, liberando dalle ideologie, consolando e accogliendo, annunciando «Beati voi», identificandosi: «Quello che avete fatto a uno di questi piccoli, lo avete fatto a me!».
Ora riprendo un pensiero espresso all’inizio: Quaresima è cammino, è processo, è tempo di trasformazione. Dal deserto sempre nasce il nuovo. Qual è il nostro deserto? Qual è il digiuno che ci prepara alla tentazione? Come essere così pieni del progetto di Gesù da non avere spazio per il progetto del diavolo?
Quaresima è tempo di verifica, di interrogarci a rispetto della nostra fedeltà nel cammino del discepolato nei confronti di Gesù. Cammino è sequela, è seguire le orme del Maestro, è con Lui vedere – ascoltare – riconoscere – accogliere – essere il volto dell’amore del Padre. Buona Quaresima a noi tutti e tutte.






