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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Rimanere


Ascolta la Parola

 "Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.”

Gv 15,1-8

Riflessione biblica

Gesù questa domenica attribuisce a sé l’immagine della vigna e della vite, riprese molte volte nella Bibbia. La vigna è simbolo d’Israele, la vite è figura dei tempi messianici e il vino è la bevanda d’amore e alleanza degli amanti. In Cristo si compiono tali realtà: egli è la vite e il vino nuovo.

L’immagine della vite e dei tralci ci trasmette in modo efficace il legame vitale che viviamo nella relazione con Gesù e anche con la comunità.

Rimanere in lui e portare frutto sono tutt’uno, in una tensione reciproca e feconda che ci richiama anzitutto a quel radicamento fondamentale senza il quale si diventa sterili.

Detto questo, è doveroso anche sottolineare che non si porta frutto da soli e neanche come liberi battitori, ma sempre dentro una fraternità, che è anche meta da perseguire.

Pensiamo a S. Francesco Saverio che in missione in Oriente ha trascorso molto tempo solo. Gli dava consolazione portare sempre nella tasca interna della camicia, su di un pezzetto di lettera ritagliato, i nomi scritti dei suoi compagni, di cui custodiva nel cuore il vivo ricordo. Portare frutto non è un’opera di solitari, ma sempre dentro un contesto d’amore, un contesto che è frutto della stessa missionarietà.

Tuttavia ci sono momenti in cui, davanti al contesto internazionale, ai conflitti, all’arroganza nelle relazioni e a volte anche alle delusioni delle persone, considerate amiche, si fa esperienza della voglia di fuggire e lasciare tutto, pur sapendo che la missione non è scappare da situazioni, contesti o persone, ma prima di tutto un rimanere.

Capita pure di vivere fratture di relazioni significative, come legami d’amore o di amicizia, per la scomparsa nel nulla (ghosting) di qualcuno di caro, che preferisce prendere la scorciatoia e uscire da una situazione scomoda, evitando il confronto con le reazioni di chi è coinvolto. Tale modo di agire nasconde spesso una difficoltà a rimanere nella complessità e a comunicare su questioni emotive. È difficile gestire il giudizio altrui e fare i conti con la paura di deluderne le aspettative. Per la rabbia e la frustrazione saremmo portati a spezzare relazioni, senza accorgerci che ci spezziamo noi. Succede che, come i due discepoli di Emmaus, delusi perché le cose non sono andate secondo le attese, vorremmo fuggire.

L’invito di Gesù invece è di rimanere, senza isolarci. Di rimanere, non per ostinazione, ma con apertura alla vita che si comunica a noi. E la vita ci viene trasmessa anche attraverso potature durante il periodo “verde” della nostra esistenza, tra la germinazione e la vendemmia. Accade anche a noi come con la vite che, per portare frutto, sia necessario subire dei tagli, attraverso le pratiche di diradamento dei grappoli, la cimatura, l’eliminazione dei germogli nuovi per favorirne la crescita, la defogliazione... Tali misure servono a creare un ambiente vegetativo ideale allo sviluppo e alla maturazione dei frutti.

Gesù ci pone con onestà davanti alla realtà e alla fatica della vita, alle dolorose potature che essa ci riserva e che non mancano mai, ma che poi ci permettono di portare frutto. In una cultura che esorcizza qualsiasi sorta di taglio e rinuncia, è necessario ricordare che ogni primavera è preceduta da un inverno, che la fioritura passa per un tempo di spogliazione in cui la vite appare nuda, contorta e secca.

Affidiamoci con docilità al lavoro sapiente dell’agricoltore, anche se non sempre è chiaro il senso della sua potatura. Solo così sarà possibile tornare a sentire nell’aria la fragranza della vite in fiore!

Lampada ai miei passi

Elena Conforto

Originaria di Bovisio Masciago (Milano) è missionaria saveriana dal 1999. Ha svolto la sua missione in Brasile dal 2003 al 2014, a Morro Doce (San Paolo) e a Londrina, dove ha lavorato in parrocchie di periferia, in particolare nella pastorale giovanile, con i movimenti sociali e nell’Animazione Missionaria e Vocazionale.

Ha conseguito in Italia il Diploma di Assistente Sociale all’Università Cattolica di Milano, il Magistero in Scienze Religiose con indirizzo biblico alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, mentre a San Paolo del Brasile ha frequentato la Scuola per Formatori e inoltre ha ottenuto il Master in Pastorale Giovanile presso l’Università Salesiana. Attualmente è a Parma come Consigliera generale.

Riflessioni Bibliche