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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Pane spezzato, calice condiviso


Ascolta la Parola

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Mc 14,12-16.22-26

Riflessione biblica

Il brano evangelico che ci viene proposto narra l’episodio della cena e della sua preparazione secondo la versione di Marco. Prima che i vangeli fossero scritti già Paolo riportava le parole di Gesù nella prima lettera ai Corinzi (11,23) in riferimento alla cena della comunità. Infatti, questo legame tra il banchetto del Maestro coi Dodici e il conseguente memoriale nel primo giorno della settimana divenne immediatamente il segno della continuità di fede. Proponiamo alcune sottolineature per evidenziare la centralità di questo brano per la prima comunità cristiana e per la Chiesa credente di ogni tempo.

In primo luogo, si deve osservare la cornice pasquale, solenne e festosa, in cui si situa l’episodio. La cena pasquale aveva un doppio significato ai tempi di Gesù: il ricordo storico dell’avvenuta liberazione e la speranza/certezza nella liberazione futura. Pertanto, uno sguardo al passato ed uno al futuro per situare il presente tra il grazie e la fiducia. Il secondo aspetto si concentra sul valore umano dello ‘stare insieme’ attraverso la quotidianità del momento e la ricchezza di valori simbolici tra comunione e condivisione. Un terzo tratto è il clima di ringraziamento entro cui si colloca. La liturgia domestica della pasqua ebraica prevedeva un rigido cerimoniale tra ingerimento dei cibi e alcune preghiere di accompagnamento. Il ringraziamento era centrale per riportare a Dio i doni materiali e spirituali, in particolar modo sulla liberazione da ogni schiavitù. Una quarta striatura del testo ci inserisce in un contesto di consegna/tradimento, sebbene il testo liturgico ne abbia eliminato il richiamo.

Nel vangelo si inserisce tra questi due brani l’annuncio della consegna architettata da Giuda. Ma ciò che sembra essere un complotto inevitabile nei confronti di Gesù, viene da questi sublimato in dono volontario: Giuda crede di consegnare il Maestro ed invece è proprio quest’ultimo a consegnarsi. La morte non è subita, ma scelta; il dono non è costretto dalla bramosia dell’intervento liberatorio, ma voluto da colui che ha innestato l’amore nel cuore dell’uomo attraverso la volontà di farlo partecipare. Non manca lo stridente contrasto fra il gesto di Gesù che si dona e il tradimento degli uomini; forse questo richiama uno dei momenti più difficili per la fede: lo scandalo.

La comunità è chiamata a non scandalizzarsi di questo paradosso, ma ad accoglierlo con spirito di conversione continua. La presa di coscienza di questa tensione non serve per dire ‘poiché ci sono divisioni, lasciamo l’eucaristia’, bensì: ‘nonostante le divisioni, Cristo ci salva; nonostante il peccato, siamo la Chiesa di Dio’. La sicurezza del credente non è la “perfezione personale” (che bisogna comunque chiedere e desiderare!), ma è riposta nella fiducia che Dio ha di noi ed in noi. Come quinto tratto si devono notare le parole e i gesti di Gesù: il pane spezzato ed il calice condiviso. Appare interessante che non si parli mai di vino, ma si menzioni in tutti i vangeli il calice. Se, da una parte, il pane è il corpo, dall’altra, nel calice si contiene direttamente il sangue dell’alleanza. Si legge nella cena ebraica: “Questo è il pane dell’afflizione che i nostri padri mangiarono in Egitto. Ogni persona che ha bisogno festeggi Pesach. Quest’anno siamo qua, ma l’anno prossimo saremo in Israele. Quest’anno siamo asserviti, ma l’anno prossimo saremo liberi in terra d’Israele”.

Il richiamo esodale è evidente: la manna ed il sangue dell’agnello che distingue, segna, libera, salva. Quei segni divengono concretezza per il dono definitivo della salvezza operata da Gesù. Viene richiamata l’alleanza stipulata sul Sinai, la misteriosa profezia di Isaia del servo sofferente che si cariche le colpe di tutti, la prefigurazione della Croce come momento supremo. Il dono del pane e del sangue sarebbero stati ‘solo parole’ se non ci fosse stata la Croce e poi la risurrezione. Cristo unisce le parole ai fatti, l’annuncio alla vita. Quanto abbiamo bisogno di impararlo! La sua è una ‘esistenza per’, una ‘vita a favore di tutti’.

Quello di Gesù è un donarsi per tutti non solo per alcuni. Il testo è molto chiaro: ‘per molti’, significa ‘per le moltitudini’, cioè per tutti! Infine, è indicativo l’imperativo di ‘mangiare e bere’, poiché il dono è centrifugo rispetto al donante. Gesù non muore per essere ricordato come eroe o come martire. Non è una morte auto-celebrativa, ma finalizzata a dare la vita, a permettere la condivisione dell’amore, a sostenere il cammino di fede di ciascuno. ‘è donando che si riceve, è perdonando che si è perdonati, è amando che si trova l’amore’.

Lampada ai miei passi

Michele Corona

Sposato con Emanuela, vive in provincia di Oristano. Licenziato in Teologia Morale e Scienze bibliche. Dottore di ricerca in epigrafia semitica. Collabora con varie diocesi, parrocchie e istituzioni di vario genere nella divulgazione biblica e nella riflessione credente a partire dalla Parola di Dio. Giornalista e appassionato di comunicazione, con la propensione per la didattica.

Riflessioni Bibliche