
Oasi di bellezza
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
Riflessione biblica
Le tre letture di oggi invitano tutte a levare lo sguardo, a guardare in alto: Abramo per vedere riflesso nel numero delle stelle l’immensità del popolo che nascerà da lui, i cittadini di Filippi per cogliersi come cittadini del cielo e sganciarsi da uno sguardo rivolto sempre rasoterra a cibo e piaceri. Anche Gesù invita i suoi a salire, a staccarsi dal susseguirsi quotidiano degli incontri e delle fatiche per levare lo sguardo.
Ed ecco il Maestro, trasfigurato di luce. Ecco i due rappresentanti dei Patriarchi e dei Profeti che conversano con lui. Uno spettacolo di bellezza che Pietro, Giacomo e Giovanni possono solo desiderare che duri per sempre, magari predisponendo tre tende.
Anche Gesù doveva aver avuto bisogno di quel momento. La gente si era fatta di più rara dietro a lui, i discepoli l’amavano senza capire e ancora s’attendevano a spazi di potere una volta giunti a Gerusalemme, e lui, per parte sua, con un appuntamento temuto e atteso, quello della sua passione. Il condannato a morte muore mille volte prima di morire davvero.
Anche Gesù ha bisogno di un momento di ristoro. Ed è infatti con lui che parlano due personaggi che hanno esperimentato lunghi, provati cammini: Mosè, quarant’anni nel deserto prima di giungere alla terra della promessa; Elia, quaranta giorni di salita prima di arrivare all’incontro con Dio sull’Horeb. Parlano con Gesù come a dirgli: coraggio! resisti, va’ fino in fondo al tuo viaggio… Non per niente, per Luca sono ancora due uomini in abito splendente – Mosè ed Elia? – che testimonieranno alle donne della risurrezione di Gesù (24,4).
Abbiamo bisogno di un Tabor, di isole di bellezza dove l’anima si distende, si pacifica, gusta in anticipo qualcosa di ciò verso cui tende faticosamente. Quanto più la vita si carica di sfide - l’interminabile pandemia, guerre, ingiustizie, tribolazioni di ogni genere… - tanto più abbiamo necessità di uno stacco, di una presa di ossigeno, di gustare come in anticipo ciò verso cui aneliamo.
Per questo abbiamo bisogno di pregare. Non di moltiplicare parole ma di trovarci ogni giorno il nostro Tabor, fosse pure per brevi minuti, in cui acquietare il cuore, in cui vedere anticipato il trionfo della bellezza che è verità e amore insieme. In cui incrociare lo sguardo del Padre e sentire la sua voce che ci dice: coraggio, continua il viaggio, ascoltando lui, il mio amato Figlio!
Quelle brevi soste danno anima a tutto ciò che facciamo. Uniscono i singoli e molteplici atti in un’unica risposta d’amore al Padre nel suo Figlio amato. Allora la vita non ci disperde, perché siamo noi a raccoglierla in un unico desiderio. Allora troviamo quella riserva di distacco dalle cose che sola rende il nostro passo leggero e spedito.






