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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Nel silenzio, l’alleluia!


Ascolta la Parola

Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.
L'angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». 

Mt 28,1-10

Riflessione biblica

Come nel Vangelo di Giovanni, in Matteo l’andare delle donne al sepolcro non è motivato da un’unzione da completare. Maria di Magdala e Maria madre di Giacomo e Giuseppe, testimoni della crocifissione (27,56), vanno, dice Matteo, per “contemplare”, guardare a lungo meditando quella tomba che conteneva il corpo del Maestro, del loro Signore crocifisso. 

È ciò che la Chiesa fa nel Triduo pasquale, dove il silenzio è altrettanto forte che la parola, eco del silenzio di Gesù che va al macello come un muto agnello. Un lungo silenzio d’adorazione ha fatto seguito alla Cena del Signore del Giovedì santo e dato inizio alla celebrazione del Venerdì, per estendersi a tutto il Sabato santo, il Grande sabato, come lo chiamano gli Orientali.

Le due donne passano un lungo tempo in questo silenzio che contrasta con l’agitazione delle folle e dei soldati del venerdì. Matteo non precisa, ma il giorno dopo il sabato inizia alla sera del sabato stesso! È a questo silenzio che siamo anche noi invitati: là, presso la tomba di Gesù, per essere condotti da qualche angelo nel mistero della sua morte e della sua vita. 

Di fronte a tale morte non ci sono spiegazioni adeguate, se non il silenzio che «contempla» il mistero inaudito di colui che ha dato la sua vita perché l’ha voluto, di colui che non ha mai misurato l’amore su quello ricevuto, ma l’ha dato abbondantemente, follemente, anche per chi lo rinnegava, lo tradiva, gli infliggeva indifferente ogni sorta di sofferenze. Ed era il Figlio di Dio, la sua immagine perfetta!

Anche noi, come le donne, abbiamo bisogno di sostare nel silenzio, in quello stacco di Gesù  da questo mondo, prima che apparisse, palese per chi crede, che Dio aveva così scritto un’altra storia, una storia nuovissima, mai vista. Perché la differenza fra quel crocifisso e mille altri è che lui ha dato sé stesso perché l’ha voluto, per una fedeltà fino alla fine che era l’espressione del suo amore.

Silenzio e solitudine, per meditare sulla sua solitudine, quella che egli sperimentò sulla croce, mentre attorno a lui il mondo nelle sue due componenti, giudei e pagani, lo rifiutava, lo fraintendeva e voleva semplicemente restare in pace nel suo sepolcro. E la più temibile solitudine, quando gli apparve lontano Colui del quale aveva sempre detto: «Io non sono solo, il Padre è con me». Veramente nessun essere umano abbandonato può pensarsi ignoto al cuore di Cristo.

Con le donne, anche noi, nel silenzio, nelle nostre notti di solitudine, stiamo davanti al mistero della vita nostra e degli altri. Di questa morte pur aborrita che sembra danzare sulle nostre vite attraverso le guerre in corso e preparate, il male voluto, augurato, cercato al nostro prossimo. Cos’è questa necrofilia se non il segno di una potenza di male che ci tiene ancora in mano? 

Prima di cantare alleluia, per poterlo cantare, stiamo anche noi una parte della notte davanti alla tomba di Gesù, acquietiamo le parole, spegniamo i social. Chissà che altre logiche non possano cominciare ad abitarci, chissà che nella nostra desolazione non si crei lo spazio perché un angelo venga a scuotere insieme alla tomba di Gesù anche la nostra, si segga sulla pietra e ci dica: «Esci, uscite con Colui che è risorto, fate nuovo il mondo, fate regnare la vita! E che non sia mai a prezzo della vita altrui, ma della vostra vita donata».

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche