
Meraviglia viva
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Riflessione biblica
O Padre, fonte della luce, vinci l’incredulità dei nostri cuori
perché riconosciamo la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio,
e nella nostra debolezza sperimentiamo la potenza della sua risurrezione.
Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Colletta (Anno B)
Con queste parole, la Colletta dispone il cuore e la mente per accogliere la Parola della XIV Dom. del T.O. Continuiamo ad ascoltare il Vangelo secondo Marco e, oggi, meditiamo sulla conclusione della sua terza sezione. Mentre il quadro precedente si chiudeva con la dura reazione delle autorità, che decidono di uccidere Gesù, in questi versetti il sipario si apre sul rifiuto della gente del suo stesso paese, persino dei suoi parenti.
L’incredulità serra il cuore, rende ciechi anche i più vicini a lui. Il Mistero di Gesù sbatte e rimbalza sul cuore indurito di cui lo spirito parla a Ezechiele, come ascoltiamo nella prima lettura (Ez 2, 2-5). Diventa “scandalo” per i giudei e “follia” per i ben pensanti (1 Cor 1,22s.).
Questo episodio, oggi, ricorda a noi che non è sufficiente vedere, toccare e conoscere Gesù Cristo; bisogna vedere, toccare, e conoscere nella fede. L’Evangelista è generoso nel disegnare i personaggi e, come di consueto, ci mette in ascolto dei loro sentimenti. Ecco allora lo stupore e l’incredulità nella gente, da un lato, e la meraviglia in Gesù, dall’altro.
Più precisamente è nei versetti 2 e 3 che risuonano tante domande. Inizialmente l’evangelista scrive che “molti rimanevano stupiti”, spiegando i motivi di questo stupore davanti alle azioni e alle parole di Gesù. Di fronte a tale incredulità, però, Gesù è nella meraviglia. Se la folla passa dallo stupore all’incredulità, il cuore di Gesù è abitato dall’amaro disappunto, frutto della durezza e della cecità dei parenti nei suoi confronti.
Generalmente il vocabolario di Marco è abbastanza ristretto, vi sono però in questo caso diverse parole per esprimere la sorpresa, il timore con cui la gente e i discepoli reagiscono alle azioni ed alle parole di Gesù.
L’intento non è tanto quello di descrivere la reazione dei personaggi rispetto agli avvenimenti di cui sono testimoni, quanto piuttosto quello di esprimere la loro consapevolezza di essere testimoni di una manifestazione “altra”. Si tratta, infatti, di qualcosa di cui non sanno dare una spiegazione secondo i loro criteri e non riescono a tracciare l’origine.
È, giustamente, ciò che conoscono di Gesù a fare da ostacolo. La gente sa di chi è figlio e fratello, per questo motivo non può accettare Dio nella persona concreta di Gesù. In altre parole, la ragione dell’incredulità è nella delusione che tutta la potenza di Dio si possa manifestare in un “semplice” carpentiere.
Solo il salto di fede permette il volo, lo slancio necessario per superare l’ostacolo dello scandalo. Ricordiamo, infatti, che nei versetti precedenti (3, 35) Gesù ha presentato la sua “vera famiglia”, dichiarando che sua madre e i suoi fratelli sono “chi compie la volontà di Dio”.
La Parola di questa XIV Dom. del T.O., ci invita dunque a cercare e amare il Signore in tutto e a vivere tutto in Lui. Questa ricerca può rivelarsi come un sentiero stretto e tortuoso, soprattutto quando si snoda nella semplicità della vita quotidiana. Lì dove Dio respira di nascosto e dove, talvolta, ci è chiesto di imparare l’arte della provvisorietà.
Non è un caso che Gesù non venga ri-conosciuto a Nazareth, dove la sua vita è stra-ordinariamente semplice. Proprio lì, dove nessuno guarderebbe, è nascosto il messaggio: lo spazio del quotidiano, l’esistenza anonima, la filigrana delle piccole cose sono decisive per accettare o rifiutare la presenza di Gesù.
Recentemente parlavo con un’amica di come lo Spirito Santo venga sempre per condurci verso l’ordinario. È curioso, considerato che non c’è nulla di più straordinario del respiro di Dio. Eppure così vuole la Sapienza della Chiesa, che i due tempi forti dell’anno liturgico si concludano sempre con la discesa dello Spirito: il Natale con il Battesimo e la Pasqua con la Pentecoste.
La vita del “discepolomissionario” è tutta un atto di fede, per lasciarsi illuminare e portare dallo Spirito dove Egli desidera. Perché Egli sa bene ciò di cui c’è bisogno, in ogni epoca e in ogni momento (EG 280).
Bernardetta Boggian lo scrive con parole quanto mai limpide, in questa sua lettera del 1980:
Credo che il primo atteggiamento interiore di noi missionari dovrebbe essere quello di una fede viva, quasi sensibile, nel Dio presente nella storia di questo popolo. Solo allora saremo forse capaci di intuire e di indicare i segni del “Dio-con-noi” presente nella loro vita e trovare anche un linguaggio comprensibile perché la Buona Novella sia ascoltata e accolta. È certo che l’incarnazione e l’inculturazione del messaggio esigono una quotidiana contemplazione di Dio, affinché questo messaggio diventi, anzitutto per noi, una “lieta notizia”, motivo di speranza e di gioia.






