
La festa di Cristo Re
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In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Riflessione biblica
In quest’ultima domenica dell’anno liturgico, celebriamo la festa di Cristo Re. Gesù si presenta davanti al rappresentante dell’imperatore romano, ma non ha nulla a che vedere con il titolo di re che Pilato vuole attribuirgli. Egli è re, ma non come i re di questo mondo: si è sempre mostrato come colui che è venuto per servire. Il Cristo dei vangeli ha annunciato il Regno e ha evitato di presentarsi come re per non essere confuso con i sovrani della terra. E se la Chiesa lo celebra come re, si tratta di un re unico, diverso, senza patria né corona, senza cavalli né soldati. È un re servo, un re povero. E per entrare nel Regno che egli promette, bisogna lottare affinché diventino re... i poveri, i piccoli, gli esclusi, coloro che non sono amati.
Nel vangelo di Giovanni, come nei sinottici, la Passione di Gesù è situata sotto il segno del suo regno. Ma attenzione! È un regno piuttosto paradossale: “Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato alle autorità dei Giudei. Ma il mio regno non è di qui”(Gv 18,36). Il Regno di Gesù non è simile alle organizzazioni politiche, dove tutti sono obbligati a servire uno solo, dove il potere di uno significa l’umiliazione o la sottomissione degli altri. In questo regno è il servo che regna: chi vuole essere il più grande sia colui che serve tutti! E la sua legge è quella del servizio reciproco, per la costruzione del suo Regno di giustizia e pace.
D’altra parte, poiché il titolo di re è ambiguo, il Gesù del vangelo di Giovanni prende le distanze. Alla domanda affermativa di Pilato: “Dunque, tu sei re?” (Gv 18,37), Gesù risponde: “Tu lo dici: io sono re” (Gv 18,37). Gesù non respinge il titolo, ma ne specifica il contenuto: “Io sono nato e sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). La verità, in Giovanni, non è una realtà astratta o intellettuale, ma una persona: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6). La verità biblica è sinonimo di fedeltà: fedeltà al Dio dell’Alleanza, alle sue promesse di liberazione, al suo impegno con i poveri, i piccoli, i feriti della vita, i dimenticati, gli esclusi.
Il Cristo, re dell’universo, non ha altro potere se non quello dell’amore incondizionato che lo rende Testimone della Verità. Questo regno non è ancora pienamente realizzato perché non abbiamo ancora incarnato nella nostra vita questa verità. Spesso proiettiamo i nostri desideri di onnipotenza... e ciò ritarda la venuta del Regno di Dio nel mondo. Ironia della sorte, è Pilato, simbolo supremo del potere umano, che farà affiggere sulla croce di Gesù l’iscrizione che lo designa come re dei Giudei. Tuttavia, l’unico regno di Gesù è quello di un crocifisso!






